Registrato nel 1977 a Berlino, fa parte dell cosiddetta "trilogia berlinese" insieme a Low e Lodger.
Heroes è un grandissimo album, metà cantato e metà strumentale, in parte fortemente influenzato dalla corrente elettronica/tedesca di quel periodo (Kraftwerk). Coaudivato da Brian Eno nella scrittura dei pezzi ed ai sinth, e Robert Fripp alle chitarre, il Bowie di Heroes è romantico e decadente, sfoga nelle sue liriche la drammaticità del periodo arricchendo il tutto con atmosfere oscure e pesanti.
Almeno 6 pezzi su 10 sono da consegnare al miglior repertorio del Duca, uno di questi (la title-track) va direttamente tra i colossi della musica di sempre: una canzone che col suo crescendo ha fatto scuola ed è ancor oggi tra le più famose di Bowie (per tanti è la più famosa). "Song Of The Silent Age" e "The Secret Life Of Arabian" pezzi dove il Nostro presenta una forma vocale unica, "Blackout" "V-2 Schneider" invece vertono su elettrovenature acide e grevi.
Ma è tutto il senso di oppressione ed oscurità che pesa sull'album, a quasi trent'anni di distanza non ha perso benché il minimo dello smalto dell'epoca. Un capitolo fondamentale della carriera del Duca Bianco, fonte di ispirazioni per le generazioni future che da lì a poco nasceranno.
‘Heroes’ è una rosa cresciuta tra le spine…
Il Duca Bianco esce dal tunnel, più forte che mai, in piedi contro il vento.
"Ci baciammo come se niente potesse succedere e la vergogna era dall’altro lato."
"Quando la voce di Bowie salta di qualche ottava più in alto si crea un effetto unico nella storia del rock."
"Heroes di Bowie appartiene a quella schiera di dischi che a furor di popolo e critica sono considerati la crême de la crême della musica."
"Gli Eroi sono altri, ma lui si beccò la Fama."