I miei omaggi a tutta la DeCommunity.. il mio ritorno qui en travesti (con un nuovo nick che omaggia Joni Mitchell) è tutto dedicato all?analisi di Plans, quarto full lenght della band capitanata da Ben Gibbard. Primo album pubblicato sotto l?egida di una major, episodio discografico da molti considerato "di transizione", ma che per me rappresenta un giusto surrogato dell?attitudine musicale dei quattro americani in questione.
La mia conoscenza dei Death Cab comincia con il più classico dei "eccchiccazzosonoquesti??" pronunciato un giorno di non molto tempo fa quando per caso saltò fuori il nome di questa band in una conversazione sul last.fm (che ci facessi io su last.fm è un mistero grande assai). Il primo pezzo di Plans che ho ascoltato, e quello a cui devo ammettere di essere tremendamente legata, è il singolo "Soul Meets Body" che mette in primissimo piano le liriche del buon Gibbard e una stranissima atmosfera quasi estiva. Un brano che è sinonimo di puntualità melodica, prontamente interrotta dagli accordi di "Summer Skin", incalzati dal particolare drumming e dai primi versi "allitterati" del pezzo: "squeaky swings and tall grass/the longest shadows ever cast". Promesse evidentemente infrante, andate a farsi fottere, e promesse perlomeno grottesche che si leggono in "I Will Follow You Into the Dark", che segna anche il ritorno della chitarra acustica a far da metronomo per la voce del frontman, sulla quale ancora non ho maturato una completa valutazione. Gli arpeggi del coro di "Someday You Will Be Loved" lasciano nel finale spazio al brevissimo - fin troppo breve! - accenno di effetto distorsivo della chitarra. Si sente ancora il gioco di charleston e rullante che spesso si fa fatica a distinguere ma che in "Brothers on a Hotel Bed" si impone come unica via d'accesso al pezzo, come percorso da seguire per capire che in fondo questa canzone non ti porterà da nessuna parte, ma è il viaggio - consentitemi il cliché - quello che conta. Di pezzi insignificanti ce ne sono pochi in questo disco, "Crooked Teeth" ad esempio, che una qualsiasi teenage band americana avrebbe potuto scrivere.
Un album che è bello da ascoltare, con le chitarre che viaggiano sferraglianti su un originale binario di palese insoddisfazione e voglia matta di scrivere, di raccontare cos'è che ogni volta ci fa venire voglia di cantare.
È un incontro contemporanemante pacifico e tormentato tra anima e corpo.
Una promessa di amore che va oltre la morte, tanto dolce quanto commovente.
Come si fa a non innamorarsi dei Death Cab For Cutie?
'Plans' è un disco bellissimo, completo, emozionante.