“Brown Book" rimane ancora oggi una perla nera di inestimabile valore ed è probabilmente il capolavoro del neo-folk. Douglas P. dimostra qui tutto il suo talento di "chansonnier" in nero: i suoi testi sono intrisi di una poesia decadente ricca di riferimenti mitici e storici. La “visione” di Douglas P. abbraccia il passato evocando la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e la fine dell’Europa. I simboli usati dai Death In June sono ambigui e pieni di significati che ci riportano a un tenebroso passato. Di “Brown Book” è stata pubblicata nel 2007 una versione lussuosa in marmo che celebrava il ventennale del disco: il simbolo del Totenkopf 6 (Testa di Morto), usato dalle SS, è ben evidenziato e incavato sulla facciata superiore. Questa versione – limitata a 1000 copie – è ormai esaurita e ha raggiunto una quotazione molto alta (150-200 Euro) fra i collezionisti. Comprende 2 cd di cui il primo è la versione rimasterizzata del “Brown Book” originale mentre il secondo contiene 7 versioni alternative di tracce già apparse in realtà in singoli e compilation. All’interno del box ci sono anche 4 toppe di stoffa con i simboli del gruppo, un booklet con fotografie e una traduzione in inglese del monologo iniziale. I 2 cd sono ricoperti da velluto marrone.
I Death In June sono stati accusati dai detrattori di essere dei nazisti ma, in ogni caso, il valore della loro musica rimane alto. Senza dover per forza abbracciare ideologie ambigue io credo che sia impossibile non notare la decadenza del mondo moderno. Da questo punto di vista la Morte in Giugno simboleggia una sorta di Grande Berthe contro la volgarità, la decadenza e la disonestà da cui siamo avvolti. Douglas P. oggi ha ormai esaurito la sua vena creativa ma in passato ha creato molti capolavori. La sua figura può essere avvicinata a scrittori come Jean Genet e Yukio Mishima, Céline o Dante Virgili.
La prima parte di “Brown Book” è quanto di meglio si possa ascoltare in ambito neo-folk. L’album inizia con la filastrocca macabra di "Helige Tod" ( Santa Morte ) poi è la volta di "Runes and Men", uno dei momenti più evocativi di tutta la produzione Death In June: inizia con una fanfara militare e con il campionamento della voce di un gerarca nazista e diventaa poi una ballata incisiva e irresistibile che riporta alla memoria oscuri tempi dimenticati e antichi simboli ancestrali dell'Europa in cui le rune guidavano ancora le coscienze e lo spirito. Sia "Hail! The White Grain" che "To Drown A Rose" sono "standard" epocali del genere. In quest'utima è grande protagonista la voce dell'ospite Rose McDowell. In questo brano viene evocata l'ossessione per il simbolo della "rosa", molto ricorrente nell’immaginario e nell’iconografia dei Death In June. Poi entra in scena la figura dell'allora collaboratore David Tibet che dona il suo contributo fondamentale ad oscure litanie come "Red Dog - Black Dog", "We are the Lust" e "Punishment Initiation" che avvicinano le sonorità del disco ad alcune tipiche atmosfere dei Current93 più occulti del periodo "Imperium".
La title-track “Brown Book" è una rilettura dell'"Horst Wessel Lied", l'inno delle SA, e ci immerge in un'epoca che ha segnato indelebilmente e in modo tragico la nostra storia. Molti saranno scossi dalla ripresa di un inno così controverso ma la visione di Douglas P. non conosce compromessi, una posizione questa che ha sempre ostacolato la sua carriera anche per il rifiuto ostinato a dare spiegazioni chiare circa le sue effettive convinzioni. Chiude questo disco epocale "Burn Again", un pezzo in cui riluce una chitarra acustica che evoca scenari desolati accompagnata dalla voce spiritata e maligna di David Tibet.
Pierce ha raggiunto, almeno con questo disco, vette davvero elevate.
Questo disco resta, assieme a Children Of God degli Swans, un autentico capolavoro del genere, una pietra miliare troppo spesso omessa.