..IL NIENTE. di più
Non è un pomeriggio piovoso, neanche una notte stellata e neppure una giornata triste. E' un giorno come tanti altri. Non sono ne malinconico, ne allegro. Sono come spesso si sente una persona che ama la musica, il calcio, il cinema, il buon cibo e le belle ragazze (when i was young). Ho iniziato ad ascoltare musica a 14 anni, era l'anno 1964, C'erano i Rolling, i Kinks, i Them, c'era soprattutto Bob Dylan e a seguire Neil Young. Dopo sono arrivati tanti altri. I miei ricordi sono sui Nirvana, Alice in Chains, Satcell e tanti altri. In tempi recenti ascolto tanta musica al femminile, considerato che le band di adesso hanno come cantante una donna. Spesso però ritorno su band quali Sparklehorse, Califone, Dirty Three, Duster e Silver Jews. Si i Silver Jews di David Berman, il quale nell'agosto del 2019 si è fatto fuori. L'album che preferisco è Starlite Walker. Non so il motivo. Forse perché quando l'ascolto, cosa strana, vedo che la luce del cielo si indebolisce. Sarà un caso? Boh!! di più
Dopo un esordio fulminante un secondo disco che è conferma e maturazione (poi giunta a compimento con "If I Should Fall...") allo stesso tempo, mantenendo le stesse meravigliose coordinate in verde ma aggiungendo quel pizzico di varietà in più e risultando, almeno a me, anche un poco più "corposo" rispetto alle Rose Rosse (Per Me). C'è un forte filo conduttore qui (ma in generale con certe irish ballads), anche soltanto nella musica e negli arrangiamenti, tra alcune favolose ballate (che siano scritte da Shane o siano tradizionali o comunque classici altrui-Bogle e MacColl-) irlandesi e certe ballad americane di stampo simile, altrettanto ubriache, altrettanto malinconiche e struggenti. E tanto per conferma, nella ristampa cd c'è un poemetto scritto appositamente per loro da tale Tom Waits, che guarda tu ha questo disco tra i suoi preferiti. Poi ogni tanto il riferimento al territorio "di sbarco" diventa proprio voluto ("Jesse James" per dire). La qualità media dei pezzi ? Enorme. La produzione è della vecchia volpe Elvis (quello che nel 1985 non stava sull'isola deserta intendo). Tra le chicche "I'm a Man You Don't Meet Every Day" cantata però dalla voce femminile di Cait-futura signora Elvis-O'Riordan, perché anche i Pogues alla fine un pezzo folk-irish con voce femminile dovevano farlo, non è mistero che calzi sempre a pennello. di più
Ennesima perla dello zibaldone Battistiano dove, fin dal titolo (il contrabbasso, la batteria), si tende a sottolineare l’aspetto “ritmico” preponderante del disco. A parte che è uno dei dischi meglio suonati della sua discografia, con tre musicisti con quattro coglioni ciascuno come session-men (Ivan Graziani-Hugh Bullen-Walter Calloni), ulteriori scoperte di Lucio, e non è un caso che suoneranno, tutti o parte di essi, nei migliori album del periodo (oltre a “Ballata per 4 Stagioni” di Graziani, li ritroviamo in “Ullalla” di Venditti, in “Maledetti” degli Area ed in “Sugo” e “Diesel” di Finardi ad esempio). Un album ritmo-tribal-dance con alcune reminiscenze psichedeliche, meno Pop rispetto ai tre successivi sicuramente (fatta eccezione per il singolone “Ancora tu”, super ispirato nonostante tutto), ma dove i pezzoni abbondano, su tutti “Il Veliero”, un brano che farà scuola, e su cui secondo me gruppi come RHCP hanno basato una carriera (“Can’t Stop” è uguale, siamo ai limiti del plagio). di più
Il disco Pop-Soul per eccellenza di Battisti. Suonato ed arrangiato in maniera magistrale, senza una sola sbavatura. Per me costituisce l’apice della seconda fase Mogoliana (1976–1980), quella più Dance/Pop Internazionale (3/4 di questi album furono incisi all’estero). L’intro di “Prendila Così” è, ad ogni ascolto, sempre qualcosa di sublime. di più
Avendolo trovato ieri a Firenze, gli ho ridato un ascolto dopo un anno. E...wow, è davvero un grande disco. Molti lo reputano minore nella carriera di Jannacci, io non sono mai stato d'accordo. Magari è molto disomogeneo, alcuni pezzi non sono totalmente a fuoco e gli arrangiamenti non sempre rendono giustizia ai certi testi (tanto per intenderci, Pensare che testualmente è bella tosta, ma l'arrangiamento calmo la rende praticamente fine a se stessa). Ma poi, c'è tutto il resto: nonostante Jannacci non abbia composto la maggior parte dei pezzi, molti di questi sono estremamente ispirati, a partire dai ritratti umanissimi di 70 persone e Gli zingari a manifesti poetici come Il Duomo di Milano e La mia gente fino ad arrivare alla demenzialità più totale in El Carrete e Il piantatore di pellame. E poi c'è Messico e nuvole, che voglia di piangere ho! di più
Irritante come un campo di ortiche negli occhi di più
La peggiore di sempre !!
Con quel vocione da esorcista, misto tra una gallina strozzata e un lavandino otturato riesce a entrare nel profondo del mio sistema nervoso, devo assolutamente cambiare radio o mettere musica che la copra, quando ho la sventura di sentirla. Peggio di una pigna gigante nel culo di più
Siamo tornati ai tempi di Harvest, soltanto un po' più cupi di più
Personaggio scomodo dice quello che pensa non allineato al pensiero unico. Grazie Vittorio. di più
Discone, per me chiude il primo trittico d’oro di Battisti-Mogol (dopo gli altrettanto belli “Emozioni” e “Amore non amore”). Qui Lucio comincia a diventare “più maturo” e meno ancorato al Beat degli esordi, ed i capolavori non mancano: “I giardini di marzo”, in primis, raffinatissima ballad (sicuramente tra i brani italiani più belli di sempre), “E penso a te” da lacrime, “Comunque bella” tenera apologia adolescenziale, Title-track fantastico bozzetto acustico fischiettato, ed “Il fuoco”, acidissimo episodio di pura avanguardia, per il quale Giulio Rapetti si rifiutò di scrivere il testo perché ritenuto “un pezzo poco convincente”. Insomma qui Battisti inizia a spiegare le ali, e ciò lo porterà a volare sempre più in alto, anno dopo anno. 8,5. di più
Il Bianco che ascolto di meno, ma nonostante tutto resta un bellissimo disco Pop, sicuramente il più accessibile della pentalogia. “I ritorni” svetta su tutte, tra le prime 5 canzoni del binomio Battisti-Panella. di più
A mio parere il migliore dei Bianchi (oddio la lotta con “Don Giovanni” è accesa, ma attualmente preferisco questo), pietra miliare della musica italiana tutta: 8 pezzi giganti e mai così diversi tra loro, ma una menzione particolare alla favolosa title-track, con quel grandioso giro di basso elettronico che mi ricorda tanto i King Crimson di “Discipline” (a tratti anche i Talking Heads di “Remain in The light”, ma c’è di tutto qui dentro, tutto). Per me il capolavoro New-Wave italiano, sempre se così si possa definire. Un geniale calderone elettro-dance-synth-pop-wave (un genere che non esiste, per l’appunto). di più
Insopportabile e inascoltabile un po' come il suo amico Saviano. di più
Il più dilatato ed estatico dei dischi bianchi, secondo e ultimo con arrangiamenti più classici. E poi contiene la title-track, per me la più bella canzone della collaborazione con Panella. Fenomenale, da ascoltare e riascoltare. di più
Un'ottimo scrittore, niente da ridire di più
il cantante degli Slipknot di più
Ecco, se mi chiedete il film d'animazione che più odio in assoluto, dico questo. E non dico nient'altro sennò attacco mezz'ora a bestemmiare come un veneto che perde un carico. di più
Primo caposaldo della magica pentalogia dadaista con Pannella, forse il mio preferito del periodo bianco insieme a CSAR. Qui siamo ancora all’inizio della “de-costruzione” del formato canzone, con bellissimi arrangiamenti piano-chitarre e spruzzate di New Wave-Elettropop. De Gregori disse che con questo album iniziava una nuova fase della storia della musica italiana, come dargli torto. 10. di più