Dominano sequencer e Synth, molta della ruvida energia iniziale si è persa (ma le due Synchronicity hanno ancora un tiro pazzesco) e Sting spadroneggia lasciando agli altri le briciole (la gelida Miss Gradenko di Copeland e la crimsoniana Mother di Summers) ma l’album è un congedo coi fiocchi con il mitico dittico junghiano, l’animista King of Pain, la retrò Every Breath..., la sottile perversione di Wrapped Around…, il raffinatissimo esotismo di Tea in the Sahara.
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