Poteva essere un altro 5-stars, ma stavolta, con coraggio, Oldfield lo "tira troppo per le lunghe". Quattro brani da 30 min circa ciascuno finiscono a rigor di logica per annoiare, complimenti comunque per la musica e il coraggio. Album per pochi. di più
Difficilmente ci si sarebbe aspettato, dopo i vari lavori pop, un gran disco come questo da Mike. Dopo Tubular Bells, che è di un altro pianeta, il miglior disco con Ommadawn, un'opera sublime con cui Oldfield rialza prepotentemente la testa dopo i lavoracci come Heaven's Open e TB 2. di più
Il peggiore assieme a Earth Moving e Tubular Bells II, la voce di Oldfield non è brutta ma spesso inadatta al contesto pop (o forse sarebbe meglio dire viceversa). di più
Altro disco di alti e bassi, ottima The Wind Chimes, belle Flying Start e la title-track, orrenda Magic Touch, anticamera della musicaccia di Earth Moving. Tanto fumo e poco arrosto. di più
Indissolubile pietra miliare dell'elettronica, bellissimo nel suo complesso, innovativo per il tempo e lo stile, rispetto a ciò che era l'elettronica anni '70 in via di sviluppo. La Part IV è una hit che resta in mente ancora oggi. di più
Altro album marchiato Gore, che però rappresenta un'innovazione in quanto vi è qualcosa di diverso dai precedenti. Dopo anni di attività il gruppo sa ancora innovarsi. Classificabile tra Violator e SOFAD. di più
Colonna sonora probabilmente composta con scarso impegno (in pratica ogni brano è rivisitazione di un unico tema), al tempo Jarre era già intento a comporre quello che sarebbe diventato un capolavoro. di più
Cambio di rotta totale per Jarre, riuscitissimo ed originale. Da composizioni senza voci nè titoli (solo divise in parti), qui le voci campionate sono protagoniste e per la prima volta appaiono anche titoli dei brani. Il lavoro più sperimentale ed originale di JMJ. di più
Composto quasi esclusivamente in onore dell'evento omonimo (concerto a Houston), ne esce però un gran bel disco, dai toni blandi e molto tristi (Part IV, altra hit, a parte) e dunque diverso dai precedenti. Per la prima volta ingresso della musica acustica in una composizione di JMJ. di più
L'album più "politicamente impegnato" di Jarre, caratterizzato da un mix di suoni arabeggianti e pop, non brutto, ma in confronto agli altri leggermente inferiore, anche a causa di brani (la title track e September) quasi senza senso. di più
Dopo anni riecco un disco degno dell'attributo di capolavoro. Jarre si adatta ai tempi, e tira fuori un "Oxygène moderno" degno dei primi due lavori. Bellissima ed emozionante l'overture (Part I), mentre la IV (casualità, il numero è sempre quello) diviene di nuovo una hit. di più
Reprise di Oxygène, ben fatto nel complesso ma bello solo a tratti. Oxygène 9 è un'evidente reprise della Part I dell'originale; difficile cogliere differenze tra i brani Oxygène 7 e 12. Ox. 8 è forse l'ultima hit jarrettiana. di più
Poche le informazioni su questo disco, frutto di varie Sessions con altri musicisti. Si sente molto la poca ricerca negli arrangiamenti, ma alcuni brani non sono affatto male. di più
Progetto Chillout sottovalutato dai critici e sconosciuto ai più, che mostra come Jarre sappia adattarsi a vari contesti mantenendo un livello altissimo. Belle la title-track, Electric Flesh e Velvet Road (già eseguita in precedenza in un concerto ad Okinawa). di più
Jarre torna sulle scene dopo quattro anni con un album dance. Il tentativo di ottenere un nuovo successo commerciale fallisce con la poca originalità del comunque divertente ed orecchiabile progetto, che non è però degno dei migliori lavori. In attesa di qualcosa di meglio... di più
Secondo album che vede protagonista la voce, stavolta non campionata, ma frutto di numerosi cantanti ospiti e dello stesso Jarre (che canta però sempre con voce filtrata dal vocoder). Molto belli i primi due brani, bellino il resto e l'album nel complesso, ma nulla più. di più
Una sorta di ritorno al passato, con risultati buoni a metà. Al primo ascolto appare noioso e sullo stile di BMM, poi ti accorgi che c'è molto da scoprire. Ma roba tipo Ashtray Hearth o For What It's Worth fa perdere al disco l'eleganza che li ha sempre contraddistinti. Bella Kitty Litter. di più
Nuovo stile in quest'album, che abbandona del tutto la chillout e il pop per dare spazio ad un elettronica incentrata sul ritmo. Bjork si sa innovare sempre, e questa è la sua ultima, bellissima metamorfosi. di più
Pop qui finalmente di alta classe, la migliore produzione di Collins (che però la dice tutta sul resto). Molti i brani belli e ben fatti. Ma un disco prog da Collins non lo si avrà mai. di più
Voto 5 all'Exogenesis, che è il loro componimento migliore, lontano anni luce da qualsiasi altra musica abbiano composto. Ma pare che i tre si siano focalizzati su quello nei tre anni di realizzazione, perchè del resto (voto 2,5) si salvano solo Uprising (una nuova Time is Running Out) e Unnatural Selection. Per il resto, troppi accenni ad altri artisti e troppo pop. I Pink Floyd con Atom Heart Mother fecero lo stesso: bella la suite, meno il resto. di più