Sbeffeggiato all'epoca per la produzione barocca di Phil Spector, rimane per me uno dei dischi migliori del Lugubrious Len. Prima di tutto, perché nella versione folk/depressa (vedi "The Famous Blue Raincoat") non mi piaceva tanto e poi perché' secondo me the wall of sound di Spector aggiunge una dimensione surreale ai testi depressi e deprimenti di Leonard. Anche i disastri amorosi più squallidi e desolati sembrano meno gravi visti da questa prospettiva. di più
Per me questo inizia la trilogia berlinese, anche se so benissimo che fu composto e registrato negli US, con Bowie in paranoia per l'abuso di cocaina. Ma quelli sono fatti suoi. A me interessano i sei pezzi magnifici che compongono quest'opera sublime. I più famosi sono "TVC 15" e "Golden Years", sublimi ovviamente. Ma che dire del treno di "Station to Station"? E "Stay" e' una magnifica canzone d'amore, da un autore che non e' mai stato particolarmente romantico. Chiude in magnificenza una straordinaria versione di "Wild is the Wind". Bowie the crooner. di più
Difficile amare un vinile più' di questo. Conosco a memoria ogni traccia:
Lato A
"Beauty and the Beast" che ci trascina all'interno dell'esperienza musicale senza fronzoli e preamboli; "Joe the Lion", la mia seconda canzone preferita, con stridenti chitarre punk; "Heroes" su cui si sono gia' versati fiumi di inchiostro, bits and bytes; "Sons of the Silent Age", colonna sonora per un film di fantascienza; "Blackout", sulla perdita di coscienza per l'uso di droghe e alcohol.
Lato B
"V-2 Schneider", "Sense of Doubt", "Moss Garden" e "Neukoln" si susseguono con armonia, per terminare con l'assurda "The Secret Life of Arabia", suono premonitore del "Lodger" a venire. Ma non sarebbe un disco perfetto senza questa imperfezione. di più
All'epoca fece scalpore per il "Plastic soul" sound. Ma all'epoca non seguivo Bowie. Ad ascoltarlo in retrospettiva, e' un disco soul di tutto rispetto, ma non clamoroso, con una versione di "Across the Universe" che suona tanto come un riempitivo. Anche il resto dei pezzi suona come il prodotto di un musicista che non sapeva in che direzione andare. Dopo aver abbandonato Ziggy e Alladin, Bowie viaggiava senza una meta precisa. Gia' prodotto da Visconti, ma ancora alla ricerca della direzione giusta che arriverà infine con la svolta SF di "The Man Who Fell to Earth" e grazie all'influenza della rivoluzione punk. Pezzi migliori: "Young Americans", ma afflitta da un testo densissimo - di cui Bowie si sbarazzerà in "Low" e "Fame", per cui dobbiamo ringraziare anche Lennon di più
La copertina e' più iconica della musica. La storia della sessione fotografica e' riportata in diversi siti e libri, quindi potete leggervela senza che stia a raccontarla un'altra volta. Il fotografo e' Brian Duffy, famoso per le foto della Swinging London, insieme ai colleghi David Bailey e Terence Donovan (il trio più in Vogue degli anni '60).
I pezzi del disco invece sono bizzarri e di qualità discontinua. "Aladdin Sane" ci racconta dei timori di Bowie sulla guerra e la follia, "Panic in Detroit", "Cracked Actor" e "Drive-in Saturday" sono descrizioni di vita di "Ziggy in the States" come scrisse qualcuno. In trasferta nel nuovo mondo Ziggy e' frastornato da tutte le novità e diventa cinico e spocchioso. Il disco contiene anche una cover dei Rolling Stones. di più
Grandioso. Pezzi che iniziano e finiscono senza alcuna introduzione, isteria, sperimentazione. C'e' tutto. di più
Ironia della sorte...ascoltarlo in cuffia durante la sgambata, tornare a casa e sapere che Dolores è morta. Brutta storia. R.I.P. di più
Su debaser il disco più sopravvalutato in assoluto.
Credo che se Nick Drake non fosse morto tragicamente e prematuramente, il disco non avrebbe avuto lo stesso "successo".
Per me è un buon disco di ballad depresse e niente più. di più
Non ce la faccio....troppi ricordi! (cit. Giovanni Storti) di più
Un trio anglo-scandinavo che suona il Jazz bene assai di più
Il il il .......cosa????? di più
se ne va Hodgson ma i Supertramp non scossano! di più
Anche un disco di Pastorius può risultare piacevole (dopo una bottiglia di Vecchia Romagna) di più
e che vuoi definire, l'hanno già definita, a ragione, Queen of the blues....basta? di più
Suono buono, ordinato, ma poco spontaneo. di più
DA AVERE!!....stupefacente il suono di questo disco, nessuno che non lo conosce direbbe che è del 1969. di più
Musicista e cantautore di grande finezza ed eleganza. Alcune canzoni bellissime e tanta classe. di più
Questo disco e' lungo e noioso, ma amo quando lo canti per me! di più
Che palle con sto punk, come se una parola cambiasse la qualità. Comunque l' era Butch Vig è la mia preferita: formula 'alternative' piano-forte-piano, batteria che pesta, voce che emerge e molti meno accordi per canzone. Prima tanto brodo amorfo e dopo qualche bel tentativo di garage in mezzo a fin troppa nostalgia del passato. di più