Copertina di Depeche Mode Playing The Angel
slyde81

• Voto:

Per fan di musica elettronica, appassionati di synth-pop e rock alternativo degli anni '80 e 2000, amanti di depeche mode
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Dopo una lunga attesa sono tornati a far parlare di sé nel bene e nel male.
Passati quattro lunghi anni dall'incompiuto "Exciter", i DM si presentano con "Playing The Angel", iniziando a giocare con i doppi sensi (come dice Gahan il doppio senso tra giocare a fare l'angelo e recitare il ruolo dell'angelo...) prima di giocare con il loro giocattolo preferito, l'elettronica.

Una sorta di sirena accompagnata da campioni saturi introduce A Pain That I'm Used To,quello che sarà il secondo singolo estratto dell'album. La strofa è elegante, cupa e si gioca sui semitoni per poi esplodere in un ritornello che rimanda molto ai Nine Inch Nails per l'utilizzo di synth distrorti e il beat corposo della sezione ritmica.
Senza troppo stupore si passa alla seguente e più convincente John The Revelator, dove magicamente si torna indietro nel tempo, ai periodi di Violator o addirittura Music For The Masses, beat classico anni '80 e soprattutto voce piena di reverbero come nel migliore stile Eighties, il tutto contornato da cori gospel che danno profondita al ritornello. Brano che ha pompa.
Arriva così la prima delle tre firme di Dave Gahan, spesso considerato grande frontman ma poco incisivo in fase di arrangiamento, mette a segno un buon brano. Suffer Well ha un tempo aggressivo e futurista in cui la chitarra ha un ruolo fondamentale creando instabilità con l'uso di power chords semi distorti; il brano scivola via con piacere anche se ci si aspetta un ritornello più incisivo.
The Sinner In Me, pezzo che rimanda molto alla migliore Barrel Of A Gun, in perfetto stile Depeche Mode presenta la voce di Gore sovrapposta un'ottava più alta a quella di Gahan, esperimento fatto già in passato ma sempre efficace, capace di creare un mix di inquietudine e dolcezza. Il finale è un crescendo di synth distorti e ipnotici.
Si arriva così al singolo Precious mandato in onda miliardi di volte su Mtv e All music... è sicuramente un gran bel singolo, curatissimo negli arrangiamenti ma pecca in un paio di cose: rimanda troppo alla pluriosannata Enjoy The Silence e ascoltando tutto il cd la canzone sembra un po' fuori dal contesto. Bellissima... ma un singolo a sè.
Gore si ricorda che sa anche cantare e quando lo fa è avvolgente... questo accade ascoltando Macro, uno dei due pezzi cantati dal leader-compositore-genio del gruppo. La linea vocale è più alta rispetto alle canzoni cantate da Gahan nel resto dell'album... sembra una sorta di preghiera cantata con enfasi con la speranza di essere ascoltati da chi si trova lontano. L'intreccio finale delle chitarre sembra dare rassegnazione a questa richiesta. E' uno degli episodi più belli dell'album.
Quelli successivi firmati da Gahan, I Want It All e Nothing's Possible non convincono come la predecente Suffer Well, soprattutto la seconda in questione rimane troppo statica mentre in I Want It All è interessante il cambio da tonalità minori a maggiori nella strofa anche se il ritornello è poco incisivo.
Dopo Introspectre... una di quelle parentesi strumentali che come in "Ultra" fanno riprendere il fiato prima del finale, compare di nuovo Gore alla voce in Damaged People, brano più intimo del precedente ma non per questo sopra le righe. Emozionante.
Prima della conclusione di questo capitolo ci si rimmerge in sonorità anni '80 con Lilian, uno dei brani più facili da ascoltare ma non per questo scontato, che riporta l'energia dopo l'intima riflessione di Gore.
The Darkest Star è la conclusione cupa di un album dalle tonalità grigie, qui tutto si tinge definitivamente di nero, anche la voce di Gahan, quasi robotica... I cori danno ancora piu la sensazioni di instabilità.

In conclusionequesto ritorno non si potrà mai paragonare a gemme come "Violator" o "Songs Of Faith And Devotion", forse è anche un pelo sotto a "Ultra", ma rispetto al recente passato i tre sopravvissuti alle intemperie della vita da star hanno ancora qualcosa da dire e ne hanno la stoffa per farlo, riuscendo anche a spiazzare con l'inatteso ritorno a sonorità dense di dark.

P.S: avrei voluto mettere mezzo punto in più ma non si può... per me vale 3.5/5

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Playing The Angel segna il ritorno di Depeche Mode dopo quattro anni, con un mix di elettronica cupa e sonorità anni '80. L'album presenta momenti di grande intensità, come 'John The Revelator' e 'Macro', e alcune tracce meno efficaci, ma mostra la stoffa della band. Pur non raggiungendo i capolavori del passato, si tratta di un disco solido e interessante.

Tracce testi video

01   A Pain That I'm Used To (04:11)

Leggi il testo

02   John the Revelator (03:42)

Leggi il testo

04   The Sinner in Me (04:56)

Leggi il testo

07   I Want It All (06:09)

08   Nothing's Impossible (04:21)

10   Damaged People (03:29)

12   The Darkest Star (06:55)

Leggi il testo

Depeche Mode

Depeche Mode sono una delle band più importanti e longeve nate in Gran Bretagna all’inizio degli anni ’80, pionieri del synth-pop, trasfiguratori di elettronica, interpreti di epoche oscure e paladini di esistenze notturne dai club al rock da stadio. La formazione storica include Dave Gahan, Martin Gore, Andrew Fletcher e in gran parte degli anni ’80 e ’90 Alan Wilder.
110 Recensioni

Altre recensioni

Di  AR (Anonima Recensori)

 Le prime note del nuovo lavoro annunciano un ritorno alle origini, un pezzo equilibrato ed al tempo stesso semplice e geniale.

 onorarе il misterioso fascino che a distanza di 25 anni ancora avvolge questa band immortale e i suoi devoti.


Di  ma3x

 "I Depeche Mode mi hanno sempre fatto 'cagare'... ma questo album è un buon disco."

 "È ruvido, sporco al punto giusto... le cover hard dei vari Manson e soci gli hanno messo un po' di pepe al culo."


Di  Torre Ste

 La prima traccia deve catturare l’attenzione dell’ascoltatore, e questa canzone ci riesce in pieno.

 ‘Precious’ è un po' la nuova ‘Enjoy The Silence’, stesso mordente, stessa malinconia, stesso minimalismo, ma nello stesso tempo luminosa come non poche.


Di  Boris

 Playing the Angel sembra una sintesi di due periodi ben distinti dei DM: quelli dell'inizio anni '80 e quelli del periodo a cavallo tra gli '80 e i '90.

 Alla fine dei conti i DM hanno concepito un album degno dei loro migliori lavori, capace di sintetizzare 25 anni di musica come solo poche band sanno fare.


Di  Giordyboy

 "PAIN AND SUFFERING IN VARIOUS TEMPOS" sintetizza perfettamente l'essenza dell'album.

 "Playing The Angel è un 'Violator' moderno, più complicato e più scuro."


Playing the Angel ha 8 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.