Copertina di Dock Boggs His Folkways Years (1963-1968)
NicholasRodneyDrake

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Per appassionati di musica folk, country e blues, amanti della musica tradizionale americana e del folk revival, studiosi di cultura musicale e storica
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LA RECENSIONE

Forse, anzi diciamo quasi sicuramente, il nome di Dock Boggs a molti di voi non dirà nulla, tuttavia il signore in questione è tra i capostipiti del country-blues-hillbilly bianco degli Appalachi, un mito del prewar folk.

Siamo negli anni '20 e l'America non è propriamente il paese che conosciamo oggi, bensì un paese in crisi e in forte depressione economica, specie il Sud, una zona ancora tendenzialmente rurale, dai forti contrasti razziali e dalle numerose miniere di carbone.

Non solo contrasti tra i bianchi e gli afroamericani, ma molti anche i punti di contatto e le similitudini nella vita, come nella musica, dove molti bianchi del Sud si trovarono a vivere nelle stesse condizioni di vita dei neri afroamericani e a riprendere il blues acustico del Mississippi per rivisitarlo in chiave country.

Dock Boggs era uno di questi. Misconosciuto cantante e banjoista, originario del Virginia, dove nacque nel 1898, ebbe una vita a dir poco travagliata che lo vide dapprima minatore all'età di dodici anni, poi contrabbandiere di whisky, musicista fallito e poi ancora minatore sindacalista.

La sua carriera è convenzionalmente divisibile in due tronconi: quello degli anni '20, in cui tentò in tutti i modi di sbarcare il lunario con la musica, incidendo per varie etichette, ma senza grandissimo successo e quello degli anni '60, dove grazie l'interesse di Mike Seeger, fratello di Pete, fu oggetto di una vera e propria riscoperta con tanto di incisioni per la Smithsonian/Folkaways, storica etichetta di musica tradizionale americana.

Dicevamo della prima fase della sua vita che lo vide più che altro impegnato a sopravvivere tra sparatorie varie, ubriacature moleste e soggiorni nelle patrie galere. La passione per il banjo era la sua unica valvola di sfogo, la via per raccontare  le storie di violenza, alcool e povertà con cui si scontrava quotidianamente. Ovviamente il banjo, che peraltro suonava con grande maestria e con una tecnica originalissima, toccando una corda dietro l'altra, creando melodie perfette,  non dava però da mangiare. Quindi dopo qualche registrazione nei tardi anni '20, smise di incidere "preferendo" le miniere e le lotte sindacali.

Poi, fino al 1963 il silenzio. Il nulla.

Solo dopo l'interesse di Pete Seeger (e grazie all'ondata di folk-revival che colpì gli States nei '60) che lo volle proprio in quell'anno all'American Folk Festival di Asheville, il nostro buon Dock riprende il banjo in mano e ritorna a tracciare melodie rurali, secche e scheletriche, ossessivamente dissonanti.

La sua voce claudicante è resa più afona e cruda dagli anni e dalle sofferenze che la vita gli ha riservato, tuttavia il suono del suo banjo arriva alle orecchie e al cuore in maniera più diretta e pulita, grazie anche alla qualità migliore delle registrazioni.

Il prezioso doppio della Smithsonian/Folkways, comprende appunto le registrazioni degli anni '60, per la precisione, quelle contenute in "Legendary Singer & Banjo Player" (1963), "Vol. 2" (1965), e "Vol. 3" (1970).

Quello che stupisce di questa interessantissima raccolta è la purezza e la spontaneità della musica e la genuina abilità di Dock Boggs, anche a distanza di anni dal suo debutto musicale, di mantenere intatte le capacità compositive e narrative, con frequenti usi di brillanti ed intelligenti allegorie e metafore, difficilmente supponibili per uno cresciuto tra miniere e whisky.

Altamente consigliato a quanti amano il country, il folk, blues e l'hillbilly.

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Riassunto del Bot

La raccolta "His Folkways Years (1963-1968)" di Dock Boggs offre una preziosa testimonianza del folk tradizionale americano degli Appalachi. La musica, eseguita con la tecnica unica del banjo e una voce segnata dalla vita, racconta storie di povertà, lotte e resilienza. Riscoperto durante il folk revival degli anni '60 grazie a Pete Seeger, Boggs dimostra come la sua arte conservi freschezza e profondità nonostante il tempo trascorso.

Tracce video

01   Down South Blues (02:11)

02   Country Blues (03:52)

03   Pretty Polly (02:55)

04   Coal Creek March (01:56)

05   My Old Horse Died (01:47)

06   Wild Bill Jones (02:11)

07   Rowan County Crew (06:10)

08   New Prisoner's Song (02:55)

09   Oh, Death (03:20)

10   Prodigal Son (03:54)

11   Mother's Advice (03:42)

12   Drunkard's Lone Child (04:08)

13   Bright Sunny South (03:39)

14   Mistreated Mama Blues (01:53)

15   Harvey Logan (03:28)

16   Mixed Blues (03:53)

17   Old Joe's Barroom (02:50)

18   Danville Girl (02:37)

19   Cole Younger (01:52)

20   Schottische Time (01:15)

21   Papa, Build Me a Boat (02:44)

22   Little Black Train (02:55)

23   No Disappointment in Heaven (02:31)

24   Glory Land (04:01)

Dock Boggs

Cantante e banjoista americano originario della Virginia, nato nel 1898. Incise negli anni '20 e fu riscoperto durante il folk revival degli anni '60, registrando per Smithsonian/Folkways. Le sue canzoni raccontano vita di miniera, povertà e alcol; era noto per una tecnica banjo personale e per uno stile vocale crudo.
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