E le provocazioni proseguono...
Premessa:
I Duran Duran? Mi rispondono alcuni: "Solo un gruppo per ragazzine", oppure "L'equivalente dei Take That, Backstreet Boys negli anni '80".
Ed è da qui che il mio senso volgare si scaglia contro queste assurdità, ma giustificate. Si, giustificate perchè i signori avevano un'immagine talmente forte, che le riviste adolescenziali dell'epoca riempivano le copertine di loro, e le teenagers arrivarono addirittura a scrivere libri come "Sposerò Simon Le Bon", diventato poi film (da ridere), da gustare nei pomeriggi estivi su Italia1. Per non parlare poi dei paninari, delle timberland...
I Duran Duran oltre ad essere "boni", sono degli ottimi musicisti, con un senso della melodia e della composizione superiore a tanti altri decantati artisti. Ma purtroppo sono stati contemporaneamente svantaggiati e avvantaggiati dalla propria immagine. E quello che capita a Leonardo Di Caprio, ottimo attore (basta guardare "Buon compleanno Mr. Grape"), ma limitato a volte dall'opinione pubblica per la sua bellezza. È quello che capita anche a me (ahaha magari).
Cmq bando alle ciancie, ed eccovi la recensione. Ci troviamo a Birmingham (Inghilterra), nella fine degli anni '70. Simon Le Bon (voce), la famiglia Taylor: Andy (chitarre), John (basso), Roger (batteria) e Nick Rhodes (tastiere & synth), ovvero i Duran Duran (wild boys! wild boys!), nome ispirato da un personaggio del film anni sessanta "Barbarella". Nel 1981 danno vita al loro esordio omonimo. Un disco freschissimo, cupo in certe sue parti, e capostipite di tutto il movimento new-romantic. Da chi prendono spunto i Duran? Beh dalla disco anni' 70, dai Roxy Music, dal Bowie della trilogia berlinese, dal funky, ma come dicevo poc'anzi, con in più, un gusto per la melodia eccezionale.
Si parte con due singoloni "Girls on film", chitarra funky, giro di basso accattivante e tastiere di sottofondo, da cui è stato tratto un videoclip scandalo per l'epoca, con delle modelle che compaiono non propriamente vestite e
"Planet earth", disco/new wave che non lascia spazio all'immobilismo, di cui il videoclip in questione è stato citato nella recente "The You Were the Last High" dei Dandy Warhols. Si prosegue senza fiato con "Anyone out there", basso slappato in duetto ritmico con una chitarra di sole tre note ripetute a loop. Synth in primo piano e aggressività ritmica sono le basi di "Careless Memories". Un altro singolone più melodico come "Is there something I should know?", precede il rimando darkwave dell'album, l'atmosferica "Night boat" (rifatta dai Deftones), che si sviluppa pian piano da un intro di synth e tastiere alla Pink Floyd (in forma sintetica), e dall'ingresso di un basso oscuro. L'album si conclude con "Sound of thunder", "Friends of mine" e la strumentale e bowiana "Tel Aviv".
Non un capolavoro (l'anno successivo arriverà "Rio"), ma un ottimo avvio che porrà le basi per il loro successo interplanetario. Da qui inizierà la sfide con gli Spandau Ballet, la pazzia delle fans, le interviste di Red Ronnie, un ciclone che si abbatterà su tutta la scena internazionale. Sicuramente una band con più classe e originalità, rispetto a mio avviso, al tamarro "hair metal", con Europe e compagnia bella, che si abbatterrà in maniera inquietante, anni dopo nelle orecchie di tanti. Consigliato ai prevenuti e ai diffidenti.
"Il Wedding Album è un vero capolavoro della musica pop mondiale, premiato disco di platino negli USA."
"'Ordinary World' è un pezzo carico di emozioni, impossibile non rimanerne coinvolti."
"New Romantics ... fu puro opportunismo in verità. Facemmo nostra quell’etichetta e la mettemmo anche nei versi di ‘Planet Earth’."
"Nove brani per un album discreto che si rivolge principalmente a chi vuole conoscere la nascita di un sound tra glam, disco, elettronica e punk."
Gli errori gravi non li hanno commessi dopo la loro reunion del 2004 bensì nella genesi della loro carriera.
Di questo album mi piacciono le imperfezioni, la spontaneità, l’originalità e la bassa qualità costruttiva degli strumenti.
I Duran Duran hanno insita una sottile vena masochista che li porta, con sorprendente regolarità, a lasciarsi morire in calce a svariate resurrezioni.
‘Love Voodoo’ è qualcosa di mai sentito e, purtroppo, mai replicato in ambito Duran.