Copertina di Elton & Betty White Hard Deep Sex Explosion
lector

• Voto:

Per appassionati di outsider music, cultori di storie vere insolite, amanti di biografie non convenzionali, chi cerca musica fuori dagli schemi, lettori di narrativa musicale e chi vuole conoscere fenomeni underground.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

"Oh, sono stata in giro un po’ ovunque/e tutti quanti li ho provati,/cazzi grandi e cazzi piccoli/e tutti quanti li ho amati./Ma c’è qualcosa nella natura del mio corpo/che mi fa preferire quelli piccoli,/perché posso saltare e agitarmi/senza restare bloccata a letto." (Little Dicks Fit Me Best)

Lungo la I-40 che taglia l’Arkansas da Est a Ovest, c’è un’auto che corre apparentemente senza meta; su quella vecchia carretta c’è ciò che resta della vita di Betty Crandall: i suoi 36 anni di matrimonio col sergente White, le foto di suo figlio Sammy pilota di caccia militari, un mucchio di vestiti sgargianti e colorati buttati in un paio di valige e una diagnosi di schizofrenia.

Schizofrenia un cazzo, quella era solo la definizione più facile. Era che qualcosa si era rotto dentro, dopo 36 anni di noia, grigiore e sesso scadente col sergente White. Poi anche Sammy se ne era andato via in cerca di una guerra da combattere e Betty, una mattina dell’anno domini 1982, aveva – finalmente! - deciso di mollare tutto. Basta con le pillole, basta con una suocera stronza e rompipalle, basta col perbenismo bigotto e puzzolente di Mabelvale. Così, in cambio di un divorzio benedetto da entrambi i coniugi, si era fatta dare la macchina e diecimila dollari ma si era tenuta quel cognome: White. Lei sarebbe rimasta comunque sempre Betty White.

Perché Betty era fatta così: lei era una che non guardava mai indietro.

Alla fine la macchina esalò ‘ultimo sbuffo di gasolio a Little Rock – non che ci fossero molti altri posti dove andare, lì in Arkansas – e anche i diecimila dollari finirono presto. Betty si trovò un lavoro in un parcheggio ma la buttarono fuori perché si ostinava a indossare spandex rosa acceso e copricapi di perline.

Perché Betty era fatta così: doveva portare un po’ di colore dovunque andasse, soprattutto in mezzo a quel grigiore di merda.

Così Betty finì a dormire in un furgone vicino alla caserma, poi in diverse case abbandonate. Consegnava giornali. Ma non le importava. I suoi cinquantacinque anni di "buone maniere" se ne erano andati a farsi fottere e lei era libera, finalmente, anche se la libertà puzzava di polvere e di solitudine.

“Mi sono tolta la veste;/come indossarla di nuovo?/Mi sono lavata i piedi;/come sporcarli di nuovo?». L’amato mio ha introdotto la mano nella fessura/e le mie viscere fremettero per lui./Mi sono alzata per aprire al mio amato/e le mie mani stillavano mirra;/fluiva mirra dalle mie dita/sulla maniglia del chiavistello” (Cantico dei Cantici, V, 3-5)

Betty era già la moglie inappuntabile ed annoiata del sergente White da più di dodici anni quando Elton venne al mondo, nel ’58, a Dumas, Arkansas, tre miglia quadrate di campi di cotone e piccole attività nel Delta del Mississippi.

Elton White era un predestinato: era nato per giocare a basket. Aveva quella destrezza che ti fa sentire un dio tra i comuni mortali, una velocità che tagliava l’aria dritto verso il nulla. Nel '76 era il re, l’MVP, era stato il miglior giocatore della Dumas High School, così forte da guadagnarsi un posto all'All-Star Game delle scuole superiori. Era ancora solo un ragazzino che ammirava i Julius Erving e i Bob McAdoo, i David Thompson e i Kareem Abdul-Jabbar ma, guardandolo tenere la palla, era chiaro a tutti che Elton sarebbe diventato uno di loro. Poi venne l'università, i record — 335 rimbalzi, 181 tiri liberi — numeri che si ripeteva come un rosario mentre andava ad Atlanta per il provino con gli Atlanta Hawks. Era lì, a un passo dal paradiso, vicino così che gli sembrava di toccarlo, il cielo del professionismo.

Ma il Fato è un dio stronzo che si diverte a giocare a dadi. Così, all’improvviso e apparentemente senza un maledetto motivo, qualcosa si ruppe. Nel suo caso fu il un ginocchio.

Elton non sarebbe stato un Julius Erving o un David Thompson, ma solo uno di quei tanti – troppi – “che non ce l’hanno fatta”.

Tornò in Arkansas, a Little Rock e, piano piano, cominciò a perdersi. Una notte, raccontava spesso, qualcuno "mise qualcosa nel suo drink" e Elton smarrì – definitivamente – la via del ritorno. Iniziò a lavorare come operaio giornaliero e, dopo un po’, finì a vivere nella sua auto.

Ma anche con quel ginocchio che urlava, non riusciva a stare lontano dal canestro. Si inventò un trucco da strada: riusciva a sollevare il corpo sopra la rete, toccando il tabellone con i piedi. Stava lì a riprovare ogni singolo giorno e alla fine perfezionò la manovra, aprendo gambe e braccia nel momento giusto, così da poter atterrare in piedi senza cadere. Centinaia di ore di pratica per un momento di pura, inutile perfezione.

“Dopo ci piace fare la doccia/io l’acqua la voglio più calda/di quanto la voglia lei/e la sua faccia è mite e serena/Prima mi lava lei/mi insapona le palle/solleva le palle/le spreme/poi lava l’uccello/“Ehi, è ancora duro!”/poi insapona i peli/il ventre, la schiena/il collo, le gambe,/io sorrido, sorrido, sorrido/e poi sono io a lavare lei/ancora un bacio/ed è lei la prima ad uscire/si asciuga/a volte canta/mentre rimango dentro/apro l’acqua calda/e mi godo il miracolo dell’amore/Linda, sei tu che me l’hai regalato./Quando me lo porterai via,/fallo lentamente,/con destrezza/come se stessi morendo nel sonno/e non da sveglio./E così sia. (Charles Bukowsky, La Doccia)

E poi, una sera— una sera in cui "eravamo entrambi così soli che potevamo morire"— i due si incontrarono mentre aspettavano un pasto alla Union Rescue Mission , lì tra vassoi di plastica e il mormorio dei vinti, Elton le disse: "Ti accompagno a casa".

Camminarono e parlarono. Tutta la notte.

Di rifugi, di lavori che non portano da nessuna parte e di quel nome che avevano in comune, un piccolo scherzo del destino in un mondo che aveva smesso di ridere. Parlarono di come l'anima si esilia dal mondo, un passo dopo l'altro, finché non diventi un fantasma che cammina, finché non ti ricordi nemmeno più com’è fatto il desiderio, il calore che sale nel ventre, finché qualcuno non te lo ricorda e allora il cuore trema.

La notte dopo, lui era di nuovo lì. E quella dopo avevano già una stanza insieme.

Perché Betty era fatta così: nonostante la sua vita spezzata, la sua mente spezzata e i suoi capelli a volte rossi, a volte verdi, a volte viola, il suo corpo sapeva ancora essere un caldo rifugio. Solo dentro di lei Elton potè dimenticarsi di quel ginocchio infranto come i suoi sogni. E quei trent’anni di differenza non contavano niente.

“Oh che situazione ridicola, Catone, e divertente tanto/che merita tu l’ascolti e ne possa ridere fragorosamente./Ridine per il bene che mi porti:/è una cosa comica e veramente bizzarra./Ho incontrato un ragazzetto nel mentre ch’era intento a fottersi/una fanciulla: e io, a Venere piacendo,/col mio dardo ritto, è stato un attimo, l’ho inculato. (Catullo, Carme 56)

Ora tu dirai: ma tutta ‘sta storia non dovrebbe portare ad una recensione?

Sì, in effetti, perché adesso arriva la musica e, per me, che sono una testa bacata, è sembrato subito evidente che, per due così, suonare in pubblico fosse un approdo naturale.

Perché questa storia ha due cose che la rendono così necessaria da esser raccontata: la musica e il sesso (ora tu dirai: e l’amore? Ma l’amore, qui, è solo un ingrediente secondario. Senza la musica e il sesso questa sarebbe solo una storia come tante, patetica il giusto, ricordata – forse – solo da qualche barbone di Little Rock). La Musica e il Sesso sono gli elementi di una redenzione, di una rinascita.

Facevano sul serio, quei due. Pulivano case, consegnavano giornali e facevano l'amore tre volte al giorno, ogni benedetto giorno e, tutti i giorni, andavano a suonare per strada. Lei con bikini succinti, perline colorate ed enormi sombreri, lui con costumi stretti ed il pacco sempre bene in vista. Chiunque vivesse a Little Rock all'epoca se li ricorda bene mentre suonavano vicino al fiume, con i loro ukulele gemelli appesi sulla schiena. Certo erano “strani” ma per un piccolo, ma appassionato, cerchio di fan erano qualcosa di più: i creatori della musica più innocente e volgare mai ascoltata.

“Oh, sono così felice di non poter rimanere incinta/quando ne prendo uno dentro./Quando tutti gli abbracci e i baci sono finiti,/non c'è niente che rovini il divertimento./ Ma preferisco davvero non avere sesso orale/Mi soffoca/Mi spaventa/Mi fa venire voglia di vomitare." (Menopause Mama)

Poi, un tal Jerry Colburn, DJ alla KABF, li vede, li sente, e capisce che quella è la Next Big Thing del sottobosco locale. Li porta in studio. E quando partono le note di "The Best Love-Maker in the World", Jerry capisce che quella roba può fare il botto e decide di produrla, prima “The Best of Elton and Betty”, seguito da “Sex Beyond the Door” e il definitivo, esplosivo “Hard Deep Sex Explosion” (che poi sarebbe l’oggetto di questa “recensione” solo perché è l’unico che sono riuscito – miracolosamente – a procurarmi).

Bill Egerton, che di dischi ne masticava e vendeva giù a Little Rock, non riusciva a crederci: "Non riesco a tenerli in magazzino. Vendono dieci a uno rispetto a qualunque altro artista dell'Arkansas". Li invitavano ad aprire concerti e alle feste “che contano”. Quei due cantavano l’uno per l’altra, con un’ingenuità disarmante. Qualcuno rideva di loro? Forse. Ma a Elton e Betty non importava. Loro andavano avanti. E se c’è stata una scena punk o indie o come cacchio vuoi chiamarla, laggiù in Arkansas, gente come Econochrist, Rwake, American Princes - loro stessi te lo diranno - è stato anche per merito di Elton e Betty.

“ (…)Non ci avrebbe visti nessuno./Ma eravamo tanto eccitati già/da abbandonare ogni cautela./Si schiusero i vestiti – che non erano molti,/essendo un luglio splendido e cocente./Godimento carnale/tra gli abiti dischiusi;/rapido denudarsi della carne – la cui visione/ventisei anni ha traversato, e viene/a rimanere in questi versi.” (Kostantinos Kavafis – Poesie erotiche)

Si presentarono anche alle elezioni – per ben due volte! – il loro programma politico era, pressappoco, “vogliamo che la gente impari ad essere più felice”. Per promuovere la loro causa si limitarono a cantare in un centro commerciale, tenere una conferenza stampa in cui Elton ha presentò la sua canzone "Thank You Media (for Coming to Our Press Conference)" e agitarono cartelli da un attraversamento pedonale sopra l'autostrada. Presero qualche centinaio di voti con una campagna costata circa trentasei dollari.

Ma li presero togliendoli ad un certo Bill Clinton.

Betty quel tizio se lo ricordava bene: nella sua vita precedente aveva lavorato da segretaria presso Wright, Lindsey & Jennings, lo studio legale che impiegava Bill Clinton. Quel giovane sfaccendato passava tutto il tempo a sbirciare sotto le gonne delle segretarie e, lei – Betty – lo lasciava sbirciare.

Perche Betty era fatta così: era sempre generosa.

“Piccola, quando cammini/e il tuo culo va su e giù,/il mio naso danza e si agita./Piccola, quando cammini/e il culo ti trema come gelatina,/la mia testa va in rovina./E mi fai diventare pazzo (I’m in Love With Your Behind)

Poi nei primi anni ’90 partirono con la loro Chrysler Imperial del 1970 per Los Angeles, qualcuno gli disse che c’era chi aveva visto un paio di video su di loro e che c’era chi era pronto a scommetterci su. Quando arrivarono, però, nessuno dello show rispose alle loro chiamate. Bruciarono rapidamente la maggior parte dei loro soldi e ripresero a esibirsi per strada a Venice Beach tra predicatori di strada, veggenti e mangiatori di spade. Dormivano in macchina. Poi trovarono un piccolo appartamento da cui si vedeva il mare.

“Oh, siamo i dolci palloni da basket di Dio./A volte sentiamo di essere alti tre metri./Il mondo ci spinge giù,/ma noi non cadiamo./Noi arriviamo sbalzando, risaltando come palloni da basket./Dio è con noi in tutto ciò che facciamo e/ proprio quando pensiamo di essere finito, ci solleva e non cadiamo./Noi arriviamo sbalzando, risaltando come palloni da basket.” (God’s Basketballs)

Ma non li stendi mai due così. Negli anni successivi, la loro celebrità iniziò a di nuovo a diffondersi. Arrivarono a condurre un programma in TV, “Husband and Wife Time”. Il LA Weekly li ha definiti “la coppia più sexy di Los Angeles”. Il loro spettacolo ha ricevuto recensioni sul New York Times, il Philadelphia Inquirer e Variety, persino l'Agence de presse photographe francese ha pubblicato un servizio sulla coppia, sottolineando i loro "occhiali da sole che farebbero sembrare Karl Lagerfeld uno ordinario" e lo "Speedo apocalitticamente gonfio" di Elton. Sono apparsi in diversi talk show televisivi: Maury Pavich, Sally Jesse Raphael e The Dairy Show. Elton voleva fare un programma per bambini perché era convinto che la sua musica fosse perfetta per i bambini.Si sarebbe detto che stavano quasi per sfondare, ma era ovvio che la fama era semplicemente un gioco. Bastava guardarli per sapere che “tutto ciò che contava era l'uno all'altra, e basta”.

Perché Elton e Betty erano fatti così: erano davvero belli, indissolubilmente uniti e sempre arrapati.

“ (…)Candy è arrivata da Long Island/nella stanza sul retro era carina con tutti/Ma non ha mai abbassato la testa/neanche quando faceva pompini/e ha detto, ehi tesoro/fatti un giro sul lato selvaggio/ha detto, ehi tesoro/fatti un giro sul lato selvaggio/e le ragazze di colore fanno/Doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo/doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo” (Lou Reed, Walk on the Wild Side)

E, poi, il 20 agosto 2003, all'età di settantasei anni, Betty morì dopo una breve malattia.

Elton è rimasto in quella casa da dove si vede il mare. Non si è più esibito sul lungomare da quando Betty è morta e, se possiede un telefono, non risponde.

E ci sarebbero altre cose da raccontare ma mi sono già – davvero! – dilungato troppo (credo questa sia la cosa più lunga che ho scritto qui, sul DeB). Ma Elton e Betty se lo meritavano, credimi.

E quanto mi sarebbe piaciuto incontrarla Betty, lei che è caduta tante volte e altrettante si è rialzata. Io che piango tutti i giorni per le mie ginocchia sbucciate… “Siamo i palloni da basket di Dio” mi avrebbe detto “il mondo ci spinge giù, ma noi rimbalziamo”.

Perché Betty era fatta così: era così colorata, era così matta, era così solare, era così porca.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione narra la vera storia di Elton & Betty White, coppia stravagante che dagli anni ’80, tra avventure ai margini della società, trasforma il dolore e la solitudine in musica, sesso e libertà. Il loro album Hard Deep Sex Explosion è il simbolo di una redenzione attraverso un’arte ingenua, volgare e insieme innocente, diventando fenomeno di culto underground tra strada, poesia e vita vissuta senza regole.

Elton & Betty White

Duo musicale formatosi a Little Rock, Arkansas; si esibivano per strada con ukulele, abiti sgargianti e testi espliciti. Hanno pubblicato dischi tra cui Hard Deep Sex Explosion. Betty (Betty Crandall nel racconto) è morta il 20 agosto 2003; Elton, nato nel 1958 a Dumas (AR), è rimasto in disparte dopo la sua morte.
01 Recensioni