Oggi parliamo di un disco a cui sono molto affezionato; non sono - lo confesso - un grande conoscitore della carriera degli Ensiferum, tuttavia di tanto in tanto ripesco questo disco, quello precedente e qualche altro brano sparso qua e là nella loro carriera. E devo dire che, anche se ci ho messo un po' a digerirlo, questo disco è uno dei migliori dischi che il nuovo millennio ci abbia riservato in ambito metal.
La band, proveniente da Helsinki, era mossa da un grande amore per le proprie radici folk, affiancato però da una passione viscerale per il death melodico, per le spruzzate power metal e per il thrash classico. Il risultato non era un folk maligno di quelli vicini al black, bensì un muscolarissimo speed metal misto di tastiere e vocioni potenti, che sapeva però anche ritagliarsi un po' di melodia. Proprio la melodia apre la celestiale - e pacchiana, ma ci piace così - "Ferrum Aeterno", lunga intro che spazia fino a territori quasi morriconiani e si sposa perfettamente con l'atmosfera fantasy della copertina. La title track poi colpisce come un pugno: il riff tastieroso potrebbe far storcere il naso ai puristi del viking ma non temete, la band conosce bene la materia e tira fuori un brano di tutto rispetto, una prima traccia che avercene così! Su certi cori con accelerate ci sento anche i Rhapsody stile "Dawn of Victory", ma forse è una suggestione mia. "Sword Chant" non si discosta troppo dalla title track quanto a grinta e espressività, risultando un secondo centro. La band si prende una piccola pausa con l'intermezzo "Mourning Heart" e poi torna alla carica con la rocciosa "Tale of Revenge". Ed è dopo questo pezzo che si giunge a un brano sul quale non riuscirò a non dilungarmi più del dovuto. Specifico: tutto questo disco è suonato benissimo, prodotto eccellentemente e con grandi idee musicali dietro. Ma il pezzo che più porto nel cuore e che forse anche se è il meno folk (e quindi, in un certo senso, forse il meno personale) considero il più bello, quello che al primo ascolto più adorai (forse proprio perché meno folk e più accessibile) e che a lungo, nella mia adolescenza da giovanotto rancoroso e tristemente incazzato, considerai essere uno dei brani che meglio potevano accompagnare i miei momenti più malinconici, beh, è la superba, monumentale "Lost in Despair". L'alternanza tra fasi di una pesantezza inaudita e delicatissime sezioni acustiche mi dà la pelle d'oca, il modo in cui si passa da un feroce vocione alla Amon Amarth a una voce che sfiora le languidità alternative rock anni '90 è sublime. E il testo, che dire: "Take me away/bury me in the sand:/'cause after all these years/I am still the same/sad and bitter man.../Crush my hope/grow my hate/there's no home for me/Nothing to give/nothing to say/so tell me it's a dream...". Su, ditemi ancora che gli Ensiferum sono solo buoni a scrivere pacchianate vichinghe. La sezione melodica, poi di livelli di epicità da far invidia a Manowar o Candlemass.
"Slayer of Light" però, non perdona: vi siete lasciati ammansuetire da "Lost in Despair"? Un brano di pura veemenza è pronto a farvela pagare! La doppietta "Into Battle"/"LaiLai Hei" torna a giocarsela sull'epicità e sul furor nordico, per poi lasciare spazio a "Tears" e a una cover di "Battery" dei Metallica, molto bella anche se non particolarmente personale, che dimostra come la band affondasse le sue radici nel metal in generale e non fosse troppo settaria.
Penso anche che sia un disco storicamente importante: la band si colloca in una fase molto sfortunata del metal, soprattutto quello di matrice classica; erano gli anni duemila, il nu stava esaurendo la sua spinta ma il pubblico non sembrava pronto a decidere quale dovesse essere la nuova via del metal, sembrando prediligere sonorità alla Nightwish che certo non rispecchiavano le vie degli Ensiferum. Eppure, anche se in tanti oggi ricordano quegli anni come mesi di piattume nel mondo metallico, la band riuscì a confezionare un vero colpo da maestri. Forse alcune sezioni power sono un po' troppo pacchiane, o alcuni brani troppo muscolari risultando un po' inutilmente pachidermici, ma assicuro che bastano un paio di ascolti per superare questi ostacoli.
Un disco, dunque, abbastanza accessibile anche se molto pesante e massiccio, che dona sonorità orecchiabili ma anche una grande ferocia, un caposaldo del metal moderno e un'ancora per le vostre emozioni e atmosfere più forti. Se siete in cerca di tre quarti d'ora di musica come si deve non titubate: gli Ensiferum non deludono. "'Cause the Iron is stronger than death!". Voto: 89/100.
Questo "Iron" evidenzia la parte più melodica e celtica degli Ensiferum, e anche per questo si differenzia dal loro debutto.
Questo cd lascia un pò di amaro in bocca, in confronto al debut-album, "Iron" è più complesso e richiede più ascolti per essere apprezzato in pieno.