Copertina di Eva Cassidy Songbird
madamedubarry

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Per amanti della musica soul, blues e jazz, appassionati di voci uniche e d’autore, nostalgici dei negozi di dischi e scoperte musicali autentiche.
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LA RECENSIONE

Passavo da un negozio di dischi vicino a casa, quando ancora esistevano, in cerca di consigli saggi. Era uno di quei negozi che non si usano più, quelli abitati da strane creature, non tanto commessi quanto appassionati smodati di musiche varie. Mi si dice che in mondi altri, come il jazz e la classica, ancora allignino in tane polverose queste rare creature piene di passione. Nel mondo che superficialmente definirò “rock” tale specie è stata sostituita per selezione naturale da una meno specializzata, meno gentile e assolutamente indifferente al tipo di materiale che smercia, che sia musica o cotechini.

Ero abituata a chiacchierare con i commessi e a chiedergli “oggi che mi consigli?”, un po’ come si chiede a un bravo barman “fammi un cocktail a tuo piacere”. Un modo come un altro per dire: “sorprendimi!”. Erano posti dove entravi come un naufrago, in cerca di un riparo qualunque dai fortunali quotidiani, e spesso lo trovavi pure. Se c’è una cosa che mi manca del nuovo mondo musicale, diviso tra l’on-line e il centro commerciale, è questa percezione fisica e affettuosa dello scambio. Nostalgica? Solo un po’, solo a volte. Oggi sì.

“Songbird” di Eva Cassidy è legato proprio agli ultimi anni di vita di quel piccolo negozio: è stato uno degli ultimi consigli ricevuti dall’attempato commesso e dalla sua giovane collega che a turno se ne andavano a Londra in cerca di novità succose da presentare ai clienti. Mi presentarono questo disco con un gran sorriso. Dentro, una serie di brani, più o meno noti, da “Fields of gold” di Sting alla celeberrima “Over the rainbow”, passando per brani di Pete Seeger e Curtis Mayfield e “traditional” americani come “Wayfaring stranger”. Tutta gente che mi diceva (e tuttora mi dice) poco… La copertina poi era tremenda, sembrava uno di quegli scarti che trovi in fondo alle ceste degli autogrill, e l’idea di un disco di cover non mi ha mai entusiasmato più di tanto. Insomma, ero un po’scettica. Ma quando ho sentito la voce di Eva, fin dal primo brano, è passato ogni dubbio.

Io che amo le voci sgraziate, la raucedine ispirata, i rantoli da alcolista e i circhi infestati, sono finita in balìa di un angelo.

Americana di Washington, Eva Cassidy morì di melanoma senza mai raggiungere il successo nel 1996 a soli 33 anni. Il mercato musicale se ne accorse quasi per caso nel 2001 grazie a un fitto passaparola tra gli ascoltatori, portandola troppo tardi in vetta alle classifiche (numero 1 in Usa e Inghilterra) con questa raccolta di brani tratti dai suoi vecchi lavori.

Con un immaginario diviso a metà tra il soul e il blues, una voce duttile e cristallina in grado di muoversi liberamente dal jazz al pop al rythm&blues, Eva Cassidy in “Songbird” viene affiancata da musicisti piuttosto ordinari, dal suono nitido ma poco personale. In pratica, fa tutto lei. Ma non importa, c’è qualcosa di unico, in quella voce. Una personalità in grado di rendere proprie anche melodie già sentite mille volte. Un timbro limpido, acqua di sorgente con una lontana sporcatura… un vago retrogusto di terra amara, ma proprio un’ombra lontana, come un antico trauma infantile. Nulla a che fare con la disperata malattia di Janis Joplin o con la soffice sensualità di Sade, al limite un po’ più simile alla Joni Mitchell di “Blue”. Ma qui non ci sono virtuosismi, niente eccessi, niente di niente. Eppure la povera cantante americana mi ha preso con sé, lontano da tutti, e mentre canta con il gospel tradizionale “Wade in the water” mi fa sentire come portata via dalla corrente di un grande fiume. Fa bene e fa male, contemporaneamente.

Mi immagino con lei, a quindici anni, novelle Tom Sawyer e Huck Finn in gonnella, in una campagna limpida mai corrotta dal male di vivere, con un futuro davanti dove, come diceva Guccini, “è ancora tutto da fare e ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare”.

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Riassunto del Bot

La recensione racconta la scoperta di Eva Cassidy e del suo album Songbird, un disco di cover interpretate con una voce limpida ed emozionante. Nata da una passione per la musica autentica, l’autrice descrive il fascino senza tempo della cantante americana, sottolineando un successo arrivato purtroppo dopo la sua prematura scomparsa. L’album evoca emozioni profonde grazie a un’interpretazione intensa, che supera la semplicità degli arrangiamenti musicali.

Tracce testi

02   Wade in the Water (04:04)

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04   Wayfaring Stranger (04:28)

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06   Time Is a Healer (04:18)

07   I Know You by Heart (04:01)

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08   People Get Ready (03:18)

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09   Oh, Had I a Golden Thread (04:51)

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10   Over the Rainbow (04:59)

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Eva Cassidy

Eva Cassidy (1963–1996) è stata una cantante statunitense capace di attraversare folk, jazz, blues, soul e gospel con una voce duttile e intensa. Scomparsa per melanoma a 33 anni, ha raggiunto fama internazionale postuma a inizio anni 2000 grazie a raccolte e performance dal vivo.
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