It's a dirty job but someone's gotta do it...
Immaturo ma significativo, così si può riassumere "We Care A Lot", pubblicato nel 1985, primo disco dei Faith No More, la formazione californiana nata tre anni prima con il nome di Faith No Man e destinata negli anni successivi a riscuotere un notevolissimo successo nell’ambito del panorama cosiddetto “crossover” grazie alla commistione fra rock, funky, sprazzi di metal ed accenni hip-hop.
L’album in questione è sicuramente il meno considerato dell’intera discografia da pubblico e critica: insieme al successivo Introduce Yourself fa inoltre parte del periodo di militanza nel gruppo di Chuck Mosley alla voce, poi sostituito dal geniale Mike Patton. La prima traccia dell’album è l’omonima We Care A Lot, che verrà poi ripresa migliorata nell’album seguente: chi si avvicina all’ascolto di "We Care A Lot" dopo aver ascoltato "Introduce Yourself" (che infatti si mantiene sulla falsariga di "We Care", seppure molto migliore qualitativamente) può già avere un idea su cosa consista l’album in questione: siamo difatti davanti all’album più immaturo dei Faith No More (guardacaso è il primo). La voce di Chuck Mosley è destinata a migliorare, Mike Bordin alla batteria è ancora un po’acerbo, ma sono già delineate molte delle caratteristiche tipiche del sound del gruppo. Nell’album sono presenti principalmente canzoni rapide ed immediate, con il basso pulsante e le tastiere in evidenza, come “The Jungle”, “Why Do You Bother”, “As The Worm Turns”, la strumentale ed aggressiva “Pills For Breakfast” ed “Arabian Disco”, accompagnate a pezzi più atipici come la breve strumentale “Jim” e canzoni come “New Beginnins” e “Mark Bowen”, probabilmente le meno significative dell’album ma antenate delle varie “Edge Of The World”, “Evidence” e “Stripsearch”, le classiche ballad in stile Faith No More.
Un album come "We Care A Lot" non è quindi la scelta migliore per chi vuole tentare un primo approccio con questo gruppo, più indicati sono gli album della fastosa era Patton od il buonissimo (a mio avviso) Introduce Yourself. In conclusione un buon disco, che per essere apprezzato appieno, in tutti i suoi limiti, necessita forse di una già acquisita conoscenza del genere di musica che si andrà ad ascoltare, ma comunque una scelta azzeccata per gli appassionati del genere e per chi vuole scoprire il passato più remoto dei Faith No More.