Di sicuro ne avrete sentito parlare o magari vi sarà sfuggito nel negozio di cd, perchè errori così non vi devono capitare più.
'Obsolete' è un cd da comprare a scatola chiusa, una rarità del genere o meglio un misto di stili spettacolare. Aprendo l'artwork si scorge qualcosa di particolare a parte i testi, quello che state vedendo è una storia scritta dal macchinoso produttore di growl Burton C.Bell. Egli ci narra di come nel 2076 verremo sconfitti da ciò che era stata in principio una nostra creazione: i cyborg; e le canzoni seguono la trama inserendosi nel contesto dell'album.
Ascoltandolo ci ritrovo vari elementi di coesione con i cd precedenti dai riff catatonici del primo alle parti di batteria sempre più complesse del secondo. Col bassista che si occupa di più delle musiche anche il sound del basso è più ricercato, senti "Edgecrusher". Un brutale assalto apre il primo pezzo "Shock" dove ci sono per i primi 32 sec velocità e precisione sulla batteria, insomma la miglior batteria della storia dei Fear Factory. Si procede con la sopracitata arrivando alla terza "Smasher/Devourer" dove i cambi di batteria tra strofe e ritornelli sono più marcati fusi col resto della band. L' androide "Securitron [police state 2000]" è una canzone che narra di come l'invasore sconfigge lo stato di polizia che non sa come opporsi, e in "Descent", la più bella, è l'uomo a chiedersi come uscira da questo abisso "Life did not offer me more than false destiny".
Con "Hi-Tech Hate" sono le armi di distruzione di massa, del cyborg, ad essere distruttive anticipando "Freedom or Fire" che sono le canzoni più thrash e le più potenti del cd. La title track non è molto allegra dato che rende obsoleto tutto ciò che abbiamo credendo in una "Resurrection", troviamo la dark e melodica "Timelessness" finendo con un mondo in rovina e un cyborg del cazzo che ci schiavizza.
Messo a paragone con "Demanufacture" lo trovo mixato meglio con sonorità meno dure, ma paragonando "Descent" a "Dog Day Sunrise" trovo questo cd meno dispersivo e più concreto. Non si abbandona la vena metal per un sound cross-over semplicemente non fanno un "Demanufacture" part 2 affermandosi dei mostri sacri del genere industrial.
La carica di potenza che viene sprigionata a tratti dall’album, ricorda molto quella dei Machine Head.
Quando ci illustra la sua voce “pulita” sono dolori: abominevole, lenta e per nulla intensa.