Dio benedica la Paura.

Il Sabba non c'è più, ha perso l’istinto primordiale, è scivolato su una buccia di downgrade ai margini della riflessione più circolare e sostenibile; dulcis in fundo gira e rigira ma non va da nessuna parte.

Il traffico circolare, la malinconia perduta di un manège transalpino, è spassoso nella sua inconcludenza.

Limitando anche la velocità oraria a 30 km/h, dagli Alti Piani l’ironia incombe, sul destino farsesco di questi omarelli inutili ed ingolfati.

E’ il 1982, Bezos è solo un nerd con problemi con l’acne ed il suo impero ancora un sogno nebuloso chiamato Cadabra.com, un portale balbuziente con la massima ambizione di vendere enciclopedie su internette. Dall’altra parte della barricata la Troma sforna capolavori velenosi come se non ci fosse un domani, qualche anno dopo è la volta del simbolo cinematografico della Casa; l’Estetica dei Fiori del Male si è riversata come un vomito appiccicoso sulla Grande Mela.

The Toxic Avenger è l’anti Tony Stark per intenderci, l’anti eroe armato di spazzolone, sentimenti confusi e maleodoranti; quella sana scoria radioattiva di un’ epoca ancora non candeggiata dalla smania fertilizzante ed inclusiva. Scorie tossiche di un Eden infernale denominato Tromaville.

Venghino signori venghino si mettano pure a terra l’inconfessabile, le pulsioni grottesche e arcane, i pensieri lascivi e perversi, facciamoli danzare “Dance all days – take your baby by the hand” ! - danzare davanti agli occhi di quelli che ben pensano...

E’ il 1982 e siamo anni luce dalla compostezza moderata dei nostri tempi e in questa tavola ricca si ficca un giovanotto chiamato Lee Ving, passato raffinato di studente di sociologia e chitarra jazz che coglie l’essenza di quell’apocalisse in germinazione e si lascia trasportare da quella colata lavica del noise rock più lurido dei Butthole Surfers e dei Laughing Hyenas ed in quella dolce declinazione gore dei Carcass. Faccia d’angelo si cala nel personaggio ermetico del Villain, in un Joker di periferia sudicio e catramoso, fondando la Paura.

E come in una foresta oscura imperversata dai versi di Lautréamont l’esasperazione e quel Sabba diventano ancora di salvezza nel mezzo del degrado più assoluto.

E come nella saggia Narrazione di Ezechiele, Alessandro Magno, Frankie Goes To Hollywood e Ben Grimm, benvenuti nell’Apparato Sanguinante della Distruzione.

Dappertutto nell’album gronda sangue tra i peggiori liquami metropolitani, in quella smania di tabula rasa e nessuna volontà di ricostruzione.

La Paura, sospesa in un intermezzo temporale tra la decrescita felice dei Devo ed il lirismo decadente degli X ma con l’ambizione di tramutare la Città degli Angeli in un girone sì circolare ma Infernale. Sarà l’apparizione di quella cometa infuocata, che non brillerà mai più. Quelle selvagge sonorità di questi delinquenti come una pompa di benza di teppaglia scadente e spavalda, tanto maleodorante e quanto sgradevole quanto venerabile per quella criminale innocenza.

E dopo tante sostanzialmente inutili parole è tempo di Distruzione, di lasciarsi trasportare nel vomito avvolgente di I Don’t Care About You, di scaricare a terra al massimo volume e per il benessere psichico spirituale del tuo vicinato, di battere e percuotere contro le pareti pentole padelle e stoviglie rare, di armarsi di cerbottane e frantumare questo Ego in dissoluzione e perderlo per sempre tra quei liquami in discarica!

( Prendiamo la vita con gioia, purché non se ne parli )

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