Il vento inizia a soffiare più forte dagli alberi, i rumori che percepisci sono solo quelli di qualche automobile in lontananza. Niente può rompere questo silenzio. Niente può minimamente sfiorare la tua anima. Inizia a piovere. Avresti dovuto capirlo, sarebbe bastato affacciarti alla finestra e scrutare per qualche secondo il cielo: numerose nuvole dalle più svariate forme si erano condensate in poco tempo per poi far cadere pesantemente le loro lacrime al suolo. C'era una cosa che accomunava gli elementi di questo triste paesaggio, per meglio dire un colore: il grigio. Le grandi nuovle in alto erano grigie, le strade asfaltate erano girgie, le case in lontananza erano grigie. Era grigio persino quella parte di cielo che l' undicesimo dito aveva provato a raccontare nel suo terzo album in studio, proprio undici anni fa. Quello che hanno tentato di fare quei 5 ragazzi, però, non era descrivere un qualsiasi cielo oscurato dalle nuvole, bensì la parte più grigia del cielo. Come poterci riuscire? Che suono adottare? Loro hanno scelto quello più duro e l' hanno fatto unendo (e allo stesso tempo anticipando), ciò che era stato già creato e ciò che sarà poi composto.
La formula più corretta per riuscire a descrivere meglio l'album in questione credo sia questa: si prendano i cambi di ritmo e d'intensità tipici dei primi System Of A Down, si uniscano ad un pò dei vecchi Korn e Slipknot, (solo un pizzico), e si anticipi quell'incrocio di Rock-Metal su cui si basa la maggior parte della discografia dei 12 stones. Dopodichè, si anticipi anche il modo di cantare del loro lead vocal Paul McCoy unito anch'esso ad una piccola dose della voce di Jonathan Davis; ora si mischi bene il tutto aggiungendo man mano che la cosa si condensa, un pò degli elementi tipici del post-grunge. Cosa è ucito fuori? Uno schifo? Un disgusto? No, nulla di tutto questo.
Quello che è uscito fuori da questa unione è quel cielo che tanto faticosamente hanno provato a descrivere gli Eleven Finger, quello che ti rapirà subito con "Fist Time" e ti lascierà sospeso per qualche secondo per poi schiantarti violentemente a terra con la più dura "Drag You Down" e con "My Carousel". Entrerà nella tua mente e muoverà a suo piacere i tuoi pensieri con "Sick Of It All" e "For The Ocean", ti abbandonerà per qualche minuto con "Broken Words" per poi toglierti il respiro con "Suffocate" e riprenderà nuovamente il controllo dei tuoi pensieri lanciandoti addoso alla canzone con il ritornello più orecchiabile e melodico di tutte: "Bones And Joints". Il cielo inizierà a schiarire con la cover dei Depeche Mode "Walking In My Shoes" per poi sparire e lasciarti con "Say and Drown". La tua mente è vuota, le ultime pesanti, distorte note si alternano ancora un' ultima volta alle strofe dove il basso fa da padrone; e quando tutti gli struementi si fermeranno, guarderai fuori dalla finestra: il sole è di nuovo lì, nel cielo azzurro senza nuvole, e i tuoi timori e i tuoi pensieri si sono calmati, ormai stanchi di vorticare frenteticamente come un uragano dentro la tua testa.
Il cantante Scott Anderson ha dichiarato che è stato l'album più difficile da comporre.
Molte canzoni non sono presenti nel web (come "Famous") o sono presenti solo sottoforma di live, come "For The Ocean" o "My Carousel".
Se ti piacciono i 12 stones probabilmente amerai questo disco. Se ti piace il Nu-Metal dei Soad o dei Korn potrai trovarlo interessante.
Personalmente, mi chiedo come sia possibile non poterlo ascoltare completamente.