Fleetwood Mac
Live in Boston

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Gli anziani devono dare l'esempio ed evitare che si perda la memoria di Gruppi e capolavori che hanno fatto la storia della Musica (moderna)! Ecco qui siamo di fronte alla messa in pratica di tale affermazione e per chi ha fretta e vuole rendersene conto "basta" saltare le prime quattro tracce ed andare a metà della strepitosa "Rattlesnake Shake", affrontare l'iponitico assolo di un certo (lo scrivo per i più giovani è ovvio!) Peter Green e rendersi così conto che "Dio c'è!" ed ha dato al nostro eroe l'ispirazione per cotanto contributo a quel mitico concerto in Boston del febbraio 1970. Non riusciremmo a spiegarci la cosa diversamente,

Sì, a questo punto scendendo sulla terra musicale segnalo che i primi Fleetwood Mac, furono fondati proprio da quel Signor Musicista, classe '46, attorno al '67 ovvero poco più che ventenne ed avevano ben poco a che fare con quelli più celebri (ma non celebrati) di "Tango in the Night", "Tusk", "Rumors" ecc. e dovevano il loro fortunato nome proprio a Peter che generosamente compattò i cognomi dei suoi due compagni d'avventura il bassista John McVie e il batterista Mick Fleetwood. Un Gruppo che nel giro di due anni sforna due buoni lavori: l'omonimo album d'esordio e "Mr. Wonderful" nel '68 oltre al capolavoro assoluto (nel senso che non è tale solo di questo gruppo, ma della Storia della Musica") "Then Play on" l'anno successivo. Da cotanta produzione discende quest'album o meglio un trittico irrinunciabile di CD tratti dai concerti registrati il 5,6 e 7 di febbraio 1970 al Tea Party della capitale del Massachusset, un teatrino costruito nel 1872, ma reso alla musica rock solo nel '67, che a molti di voi non dirà nulla, ma che all'epoca era ritrovo di tutti, ma proprio tutti i Grandi gruppi e dove quindi i nostri eroi si sentirono proprio in dovere di dare il massimo, cosa che puntualmente fecero!

Qui mi soffermo brevemente per non disturbarne l'ascolto sul primo di cotanti album riportati alla luce (è il caso di dirlo e pure ringraziare!) nel 1998 dalla Snapper Music e per confermare l'inciso di cui sopra vi rimando all'ultimo brano della lista: "The Green Manalishi", si potrebbe discutere per ore su cosa si possa ottenere con una chitarrina ed un tamburello come nel finale, naturalmente a saperli usare così e lasciar "suonare" anche le pause ed i riverberi. Ma cos'è il verde Manalishi oltre ad un singolo dei FW Mac pubblicato in Inghilterra con ottimo riscontro di vendite e critica? A cosa si riferiva Green quando scriveva "Manalishi", probabilmente ad un'erbetta che produceva una discreta soddisfazione durante l'assunzione e meno alla conclusione dell'effetto che produceva, insomma una parente prossima e più efficace della marjuana, salvo che all'epoca queste cose erano seriamente PROIBITE, specialmente nei bigotti States di fine anni sessanta e convinsero il compositore, lo stesso Green, a divulgare un'altra storiella più accettabile legata al colore dei soldi, anche quelli verdi come lui, icona del diavolo sulla terra.

A questo punto non resta che andare per ordine e tornare da capo, ma l'album è talmente RICCO che si potrebbe aprire già un dibattito su "Black Magic Woman" sempre di Green e discutere perché ad un certo punto Carlos Santana ne faccia uno dei suoi cavalli di battaglia inserendolo nel celeberrimo album "Abraxas" del settembre '70, la cosa è abbastanza controversa, ma dipende fondamentalmente dalla consueta bonanimità di Green, già vista sopra a proposito del nome dato al "suo" gruppo. Ovvio discutere su quale versione sia migliore, ma a tal proposito e dispetto della celebrità io, in qualità di recensore, spezzo una lancia in favore della versione originale della Nera Donna Magica, brevemente Strega, decisamente più sobria ed asciutta inizialmente salvo poi dar spazio al trascinate r&b finale che fa risaltare le doti dell'autore e di Kirwan, ben al di la di quelle del chitarrista messicano. Si lascia poi il passo alla meditativa e dolce "Jumping at Shadows" il cui titolo è adatto a descrivere il delicato fraseggio di Peter Green che "salta fra le ombre" in profondità rispetto all'ascoltatore raccontandoci che: "è la foto sbiadita di ciò che avrebbe voluto essere", ma chi avrebbe voluto essere? Alla sua tenerissima età era uno dei chitarristi e compositori migliori sulla piazza (mondiale).

Dal lieve blues si passa poi al movimentato rhythm "Like It this Way" dove prosegue il fantastico duetto alle chitarre, in cui Kirwan rivaleggia alla grande con Green, che avrà senz'altro convinto i fortunati convenuti al Boston Tea Party di essere partecipi di un evento di grandissimo valore, più volte in seguito definito come il canto del cigno di questo storico gruppo. Il crescendo prosegue con la classica "Only You" confezionata da Kirwan giusta giusta per questo concerto.

A proposito di cigni e canti, perché Green lascia orfani i Fleetwood Mac poco dopo questo epico concerto? Purtroppo la causa discende da quel "Green Manalishi" di cui si parlava prima ed il cui effetto sarà schizofrenia, paranoia ed allucinazioni che costringeranno di li a qualche tempo il povero Peter al ricovero in un ospedale psichiatrico inglese, problemi mentali da cui si riprese pienamente solo molto tempo dopo quando ormai la scena musicale era totalmente diversa da quella lasciata nel 1970.

Ma ritorno al Concertone per segnalare due affascinanti bleus composti da Elmor James, papa di molti chitarristi degli anni '70 e morto qualche anno prima, resi in maniera magistrale dai Fleetwood Mac col sempre determinante contributo di Green, sono nell'ordine "I Can't Hold out" e "Get to Move" purtroppo un po' compressi fra i due monumentali pezzi di Green di cui sopra, ma che lasciano spazio anche alle qualità di Spencer alla chitarra e Fleetwood alle percussioni, sempre supportati dall'egregio Mc Vie al basso. Per la cronaca nei concerti bostoniani ebbe una particina anche l'apprendista Clapton, ma non in questo album.

Per completezza segnalo anche l'ottimo recupero tecnico e la resa sonora del concerto, tenendo conto dei mezzi dell'epoca ed anche la copertina indimenticabile che riprende quella della prima pubblicazione in CD dell'85 in cui non comparivano i 2 brani più lunghi, guarda caso proprio i summenzionati "monumentali", dedicata agli indiani Massachusset ovvero i nativi sloggiati con le cattive dai pellegrini inglesi sbarcati sulle coste di Boston a partire dal 1620, ma questa è davvero un'altra storia.

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Commenti (Sette)

Pinhead
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RinaldiACHTUNG
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Nonostante di loro AMI il periodo Buckingham, questo live è strepitoso e ovviamente anche la loro fase Green, quel folle. Grande a portarlo in home

hjhhjij
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Triplo live clamoroso,i primi due dischi mettono tutta Boston a fuoco e fiamme.

amarolukano
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Nice one, anche se non li ho mai digeriti dopo Green

Lao Tze
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preferisco decisamente la versione originale di... a quella di Santana.
Quanto a 'Mr. Wonderful', di fatto lo trovo un album-tributo a Elmore James. Essendo anche il disco meno originale dei Mac, a mio avviso.


Falloppio
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Peter Green è Dio.

silvietto: Non esageriamo, ma gli auguro comunque che la sua Musica resti a lungo!
Falloppio: ....ho ripetuto quello che scrivevano di Clapton. ... :)
silvietto: Due personaggi molto diversi, Clapton deve molto a Green.
lector
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Mi sa che Peter Green non si è perso solo per colpa del "green manalishi".

silvietto: E per cos'altro?
lector: I suoi demoni venivano da lontano ed avevano radici più profonde, il manalishi ha solo contribuito a svegliarli.
silvietto: Può essere, ma mi sa che sia uno di quegli argomenti del genere "è nato prima l'uovo o la gallina?" Resta il fatto che a differenza per esempio di Barrett, ha ripreso pienamente possesso delle sue normali facoltà ricominciando a produrre musica di qualità, cosa che fa più propendere per la tesi che sia stato l'abuso di LSD a ridurlo in cotanto stato.

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