Nonostante i premi che ha (incredibilmente) avuto, questo film è una delusione assoluta: non emoziona, non coinvolge, non interessa. Non irrita nemmeno. È il nulla assoluto. Un'opera pretenziosa e insulsa, che cita alla rinfusa Il Sorpasso, Amici miei, il Nanni Moretti di Ecce bombo (lì aspettavano l’alba sul mare e arrivava dai monti, qui vanno a prendere l’ amico che torna dall' Argentina all' aeroporto di Treviso e invece arriva all’aeroporto di Venezia) e i road movie americani degli anni 70 del secolo scorso. Il film racconta la storia, priva di grazia e di leggerezza, di due mezzi alcolizzati che girano di locale in locale della zona del Veneto che va da Venezia a Treviso, sempre alla ricerca dell'ultimo bicchiere, che ultimo poi non è mai. L’incontro con un candido studente di architettura di origine meridionale farà nascere una breve e intensa quanto inattesa amicizia.
Che bella idea, sembrerebbe. E invece no, è un film che gira a vuoto, tanto pretenzioso quanto inconsistente, dalla tematica sostanzialmente qualunquista, con lo stereotipo del veneto beone, dello studente meridionale intellettuale, del vitellone sottoproletario che non si capisce come campi, con una spruzzata di campanilismo d’accatto (“Rovigo? Non esiste…”).
Per essere aggiornati e non dare troppo l'idea del film anni ‘60 non poteva mancare la parentesi omosessuale e la pippata di coca nei bagni. E poi, via con le strizzate d’occhio intellettuali (la tomba dell' architetto Scarpa, il concetto di utilità marginale), le metafore scadenti: il gelato col retrogusto di amaro, che finisce spiaccicato sulla strada oppure il povero (Eu)Genio che, dopo essere stato il filo conduttore del film, viene poi abbandonato al suo destino, nel sottofinale.
E che dire dello stile? Grandi movimenti di macchina inutilmente sinuosi e avvolgenti, riprese vertiginose dall’auto che affronta tornanti su tornanti, dettagli più che primi piani sui due (bravissimi, su questo niente da dire) protagonisti.
Alla fine, annichiliti e semi addormentati più che esasperati, non si può fare a meno di abbracciare, simbolicamente, il padre di uno dei protagonisti quando dice, ai due eroi del bicchiere: ma voi non crescete mai?
E questo filmetto, di cui non si sentiva assolutamente il bisogno, che gira a vuoto, non emoziona, irrita e infine annoia, avrebbe vinto 8 David di Donatello? Incredibile…Sintomo della condizione tragica del nostro cinema.
P.s. Come hanno osato paragonare questo regista al grande e compianto Mazzacurati?
!?
Il film è molto debole, ha una trama esile e l'apice solo nel tasso alcolico molto, ma molto alto.
Ma queste piccole perle annegano (anche nel vero senso della parola) tra i fumi dell’alcol e una parte centrale del film che gira un po’ a vuoto.
Se non sei capace di tenere l'alcool tra amici e allora...
L'alcool è la rivolta degli Ultimi che verranno sconfitti. Ma che combatteranno fino alla fine con bicchiere de vin in man!