LA RECENSIONE

Che bella voce Hanne, che vocina dolce, suadente e celestiale Hanne. Che ugola da usignolo Hanne, che corde vocali fatte vibrare in maniera magica ed elegante.

Una Billie Holiday dei giorni nostri, sospesa tra Emiliana Torrini e la Bjork più intimista e intoversa. “Little Things” è l’album d’esordio di Hanne Hukkelberg, giovane cantautrice norvegese, tredici tracce apparentemente, sottolineo apparentemente, facili e leggere che spaziano tra il jazz, l’elettronica, il pop e persino il blues, ma che la voce di Hanne rende speciali ed uniche.

Nella sua prima avventura discografica viene assistita anche da alcuni membri dei conterranei Jaga Jazzist e chiaramente la struttura musicale ne risente e non poco: atmosfere elettro-jazz e a tratti post-rock esaltano al meglio le potenzialità canore della Hukkelberg. Una miriade di suoni e glitch incastonati in maniera sapiente e sensibile, che disegnano atmosfere intimamente fiabesche come nel caso di “Searching”, “Little Words” e la struggente “Words & a Piece of Paper”. Non mancano momenti squisitamente acustici come, “Do Not As I Do”, ma anche arie che sembrano appartenere ad altri tempi come la cabarettistica, “Displaced” o vagamente transalpine come “Boble”, con una fisarmonica di “ameliesca memoria”.

Insomma davvero un bel disco d’esordio, ben suonato, ben cantato e che lascia ben sperare per il futuro… e se è vero che il buon giorno si vede dal mattino, sarà di sicuro un buon giorno.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione esalta la voce dolce e magica di Hanne Hukkelberg nel suo album d’esordio Little Things. Il disco mescola jazz, elettronica, pop e blues con atmosfere intime e fiabesche. Il contributo dei membri di Jaga Jazzist arricchisce il suono, creando un lavoro ben suonato e promettente per il futuro dell'artista.

Hanne Hukkelberg

Cantautrice norvegese con base a Oslo, nota per l’unione di jazz, pop ed elettronica e per l’uso creativo di oggetti come strumenti. Debutta con Little Things (2004/2005) e prosegue con Rykestraße 68 (2006).
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  Lello

 Mi ha letteralmente incantato fin dal primo ascolto, cosa che ormai non accade più così spesso.

 La voce della Hukkelberg è suadente e carezzevole, gli arrangiamenti ricordano a volte i carillon delle Cocorosie, ma di presa più diretta.


Di  The_dull_flame

 Questo disco è talmente bello da essera fatale. Maneggiare con cura.

 I paesaggi norvegesi ti appaiono davanti agli occhi: cittadine fantasma, foreste scandinave in cui aleggiano fantasmi trasparenti che urlano il proprio dolore.