Copertina di Helium The Dirt of Luck
Bartleboom

• Voto:

Per appassionati di musica indie,amanti del noise rock,fan di voce femminile e sonorità alternative,ascoltatori di musica sperimentale,collezionisti di album anni '90
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LA RECENSIONE

"The Dirt Of Luck" ('95), primo full lenght per la band di Boston dopo l'EP d'esordio "Pirate Prude" dell'anno precedente: manciata di cantilene inquiete, messe a sedere su un pavimento di ritmiche lente, ma dure e appuntite come sassi. Dodici gemme fatte di pacatezze indie pop, melodie easy listening, asperità ed abrasioni di chitarre e basso al limiti del noise.

Dell'esordio discografico vengono abbandonate la pazzia, la schizofrenia in fase di registrazione, la destrutturazione della forma canzone. Rimangono il gusto per l'accostamento "azzardato" di suoni e strumenti, le sovraincisioni, le ritmiche e le distorsioni rumorose, aspre e dure.

Capita così di imbattersi in melodie infantili e motivetti di tastiere, poco più delle nenie di un carillon, sostenute da linee di chitarre semplici, inciampate sul pedale della distorsione ("Silver Angel"), in filastrocche che fanno da preludio ad aperture e crepitii improvvisi di chitarre a là Breeders ("Pat's Trick"). Esplosioni di feedback e risuonare tribale di timpani che stupiscono e sorprendono nel loro evocare i migliori My Bloody Valentine, prima di contorcersi e avvolgersi su una chitarra-sirena per diventare ipnotiche, allucinanti, quasi psichedeliche ("Baby's Going Underground"). E, ancora, melodie sbilenche, soffocate sul nascere da quello che sembra essere l'incidere inesorabile di una sveglia, il ticchettio irritante di un orologio ("Comet #9"), un intermezzo di pianoforte da film dell'orrore ("Skeleton") e un synth pop-orientaleggiante, uscito fuori da un qualche girotondo nel bel mezzo di una sagra grunge-popolare ("Superball").

Quando ormai credi di averci fatto l'abitudine a tutti quegli spigoli, a quell'attorcigliarsi armonioso di suoni e rumori, a quella sensazione quasi fisica di "attrito" che promana dal basso di Ash Bowie ("Medusa"), ecco che ti ritrovi fra le orecchie una gemma dimenticata nel doppio fondo di un qualche scrigno dei migliori Pavement, fatta di arpeggi semplici e delicate slide guitar che si accontentano di rimanere in disparte ("Honeycomb").

Ovunque, adagiata sul rumore, a danzare sui jingles, a suo agio fra i frastuoni, c'è una voce (Mary Timony) che sembra voler cullare le distorsioni: dolce ed inquieta, spesso poco più di una nenia, mai veramente aggressiva, come se Kim Deal, Kim Gordon e J. Mascis (? ) si ritrovassero a doversi dividere le stesse corde vocali, la stessa malinconia.

Il risultato finale assomiglia un po' ad un pastrocchio di generi, suoni e colori: indie, pop, noise, filastrocche e baccano. Un continuo sovrapporsi di linee melodiche e non,   ma con la capacità e la forza di creare, pur nella sua eterogeneità, un esempio strano di armonia, un'atmosfera sognante e dai contorni sfumati, come una ballerina che danzi in punta di piedi su cocci di vetro, in una sorta di  equilibrio malfermo di sperimentalismo e orecchiabilità pop, asperità e dolcezze sonore.

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Riassunto del Bot

The Dirt of Luck è il primo album completo degli Helium, capace di fondere indie pop e noise in un equilibrio originale. Le melodie sono dolci ma impreziosite da chitarre abrasive e ritmiche decise. La voce di Mary Timony guida l'ascoltatore in atmosfere sognanti e mai aggressive. L'album si distingue per un mix raffinato di sperimentalismo e orecchiabilità pop. Un lavoro che sorprende per l'intelligenza compositiva e la capacità evocativa.

Tracce testi video

01   Pat's Trick (03:20)

02   Trixie's Star (02:44)

03   Silver Angel (02:54)

04   Baby's Going Underground (06:24)

06   Comet #9 (02:09)

07   Skeleton (04:11)

09   All the X's Have Wings (03:13)

10   Oh the Wind and Rain (05:29)

11   Honeycomb (04:22)

12   Flower of the Apocalypse (03:46)

Helium

Helium è una band indie rock statunitense formatasi a Boston nei primi anni '90, guidata da Mary Timony. Ha pubblicato l'EP Pirate Prude (1994) e gli album The Dirt of Luck (1995) e The Magic City (1997) per l'etichetta Matador Records; il gruppo è stato attivo principalmente tra il 1992 e il 1998.
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