Copertina di Herbie Hancock Head Hunters
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Per appassionati di jazz, funk, musica strumentale, amanti della musica anni '70, cultori di innovazione musicale e sonorità africane
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LA RECENSIONE

Il mwandishi Herbert Jeffrey Hancock —l’uomo-cocomero & il gran ballerino di dita dell'âge d'or della Blue Note— ha raccattato una banda di cacciatori di teste armati a dovere di strumenti percussivi della madre Africa e di quant’altro poteva servire a cacciar fuori il ragno dal buco (e quel ragno siamo noi, pigriziofili da strapazzo); s'è messo comodo di fronte a foreste pluviali di tastiere clavinet sintetizzatori, ha indossato una maschera tribale (o una caldaia con le corna? entrambe: una pentola a pressione piena di afrofunk in iperagitazione) ed ha avviato la stagione della caccia.

Una caccia breve ed indolore, quaranta minuti e spiccioli di frenesia: quattro battute di caccia registrate su solchi al PVC per la testa e le orecchie di Padri Ubu avvezzi a mondi sonori be-bop, fraseggi ariosi e passaggi briosi e raffinati. Ha preso per la collottola questi bei gagà incravattati e li ha benbene centrifugati, obbligandoli, col ritmo irrefrenabile d’un basso elettrico, a disfarsi di ogni rigidità, a stracciarsi le vesti. Questi sono gli anni Settanta; questa l’Africa, arcaica e sci-fi, di Herbie:

- un camaleonte ammaliante e concitato, basso ostinato e braccaggio a perdifiato da far ribollire il sangue;

- un uomo-cocomero nuovo di zecca, cortocircuitato tra tribalismo Ba-Benzélé e futuribilità funkeggianti;

- un tale Sly (e chi vuol intendere intenda), vortice elettrizzato, ipnotico ed arroventato;

- e per finire uno scioglitore di vene, mellifluo notturno di Chicago con inserti sintetici da capogiro.

Sfuma in nero, lasciando in bocca un sapore di mattana, una lieva vertigine da centrifugatura che ti spettina la vita e te la risistema a testall'ingiù.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Head Hunters' di Herbie Hancock come una composizione vibrante che fonde afrofunk e jazz fusion. L'album, breve ma intensamente dinamico, ripropone influenze africane con l'uso innovativo di sintetizzatori e percussioni. Hancock viene descritto come un artista camaleontico che riesce a scuotere ascoltatori e musicisti, dando vita a un suono futuristico e tribale. Il disco si distingue come un punto di svolta nella musica degli anni '70, capace di travolgere e affascinare.

Tracce video

01   Chameleon (15:44)

02   Watermelon Man (06:31)

04   Vein Melter (09:09)

Herbie Hancock

Herbie Hancock è un pianista, tastierista e compositore statunitense, tra i protagonisti dell’evoluzione del jazz dagli anni ‘60 in poi, noto per i suoi lavori tra hard bop, fusion e musica elettronica e per hit come 'Watermelon Man' e 'Chameleon'. Collaboratore di Miles Davis, ha pubblicato album influenti come 'Head Hunters', 'Maiden Voyage' e 'Sextant'.
31 Recensioni