Copertina di Herbie Hancock Sound System
Yosif

• Voto:

Per appassionati di jazz, musica elettronica, amanti della sperimentazione musicale e fan di herbie hancock
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LA RECENSIONE

Se si escludono gli spunti jazz-afro-tribali della variegata e sperimentaleggiante "Karabali" (notevole anche il duetto piano-sax con Wayne Shorter) poco o nulla si salva di questo "Sound System", album di Herbie Hancock edito nel 1984 e dai più ricordato soltanto come il fratello sfigato del fortunato e più ispirato predecessore "Future Shock"

"Hardrock" ha buoni spunti rock che contribuiscono a variare un attimo il concept electro/robot/futuristico intrapreso in questi dischi pubblicati tra il 1983 e 1988 con il supporto di Bill Laswell; ma l'esperimento riesce soltanto a metà: scratching e ritmiche sono sempre le stesse (non a caso si tratta di un semi-clone del classico "Rockit"), ma è ben accolta la presenza della chitarra elettrica con tanto di -semplicissimo- assolo che ne richiama il curioso titolo. "People Are Changing" riprende le idee disco/funk/soul che animavano i dischi del precedente periodo artistico (Sunlight & co); il vocal di Bernard Fowler è senz'altro migliore e più "professionale" rispetto a quello vocoderizzato che lo stesso Herbie piazzava in quei, comunque validi, dischi; purtroppo la traccia non decolla mai. Aiyb Dieng è senz'altro l'ospite più in forma, il percussionista senegalese, già a lavoro con altri mostri del calibro di Brian Eno e Jon Hassell, svolge un egregio operato sull'ottima "Junku", solare episodio esotico dalle tinte hawaiiane che vede l'utilizzo della kora (a cura di Foday Musa Suso), strumento africano che apparirà più volte, riuscendo a salvare dallo zero assoluto anche la mediocre "Metal Beat". Assolutamente insignificante la title-track: non basta il discreto lavoro di synth da parte di Hancock; le ritmiche in particolare sono davvero troppo ripetitive visto e considerato il riciclo regolare per 3 album di seguito.

Un disco che come tanti lavori del pianista richiama a world music ed elettronica, qualche buon momento lo si trova, soprattutto nei momenti più "afro", ma a differenza di altre perle (lo sperimentalissimo e pazzesco "Sextant" su tutti) non sembra avere alcuna precisa direzione. Sconclusionato.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Sound System' di Herbie Hancock, un album del 1984 che tenta un mix di electro, world music ed elementi afro, ma senza raggiungere l'ispirazione né la coesione del precedente 'Future Shock'. Alcuni momenti afro con la partecipazione di ospiti come Aiyb Dieng si salvano, mentre l'album risulta complessivamente confuso e ripetitivo. Pur contenendo spunti interessanti, manca di una direzione chiara e di un impatto memorabile.

Tracce video

01   Hardrock (06:09)

02   Metal Beat (04:56)

03   Karabali (05:19)

04   Junku (05:31)

05   People Are Changing (06:05)

06   Sound-System (05:53)

Herbie Hancock

Herbie Hancock è un pianista, tastierista e compositore statunitense, tra i protagonisti dell’evoluzione del jazz dagli anni ‘60 in poi, noto per i suoi lavori tra hard bop, fusion e musica elettronica e per hit come 'Watermelon Man' e 'Chameleon'. Collaboratore di Miles Davis, ha pubblicato album influenti come 'Head Hunters', 'Maiden Voyage' e 'Sextant'.
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