Mettete il CD nel vostro stereo, premete play e lasciate che il cupo canto dei monaci gregoriani penetri in profondo nella vostra anima. Dopo un ipnotico arpeggio esplode in tutta la sua potenza ed epicità "Sign Of The Cross", la miglior canzone degli Iron Maiden insieme a "Phantom of The Opera" e "Dance Of Death" e "Brighter Than a Thousand Suns": undici minuti di bridge, riff e assoli semplicemente perfetti che spazza via come neve al sole le paurose cadute di stile che avevano rovinato il precedente "Fear Of The Dark".
"Lord Of The Flies" e "Man On The Edge" sono autentici metal anthems davvero incendiari ulteriormente nobilitati dalla prestazione perfetta di Blaze, che (ci tengo a ribadirlo) è un fuoriclasse tanto quanto Bruce Dickinson. Con "Fortunes Of War", canzone lenta, ipnotica, profonda e per niente easy-listening si entra nel cuore nero dell'album, fatto di testi stupendi e introspettivi, intro lente e meditate ed esplosioni pazzesche coronate da riffs granitici che dimostrano la ritovata vena di Dave Murray e Janick Gers. "Look For The Truth" parte lenta e soffertissima, per poi sfociare nel coretto di Blaze che conferisce gradissima forza a questa track. Più cadenzata e solenne "The Aftermath", che ci riporta ai dubbi e alle sofferenze di un soldato che combatte nel fango e si chiede se ne valga davvero la pena. Quando meno te l'aspetti però le nuvole si diradano ed eslode "Judgement Of Heaven", bella, profonda ed illuminate come un raggio di sole in una stanza buia. Quasi un illusione perchè si ripiomba nel buio della guerra e della violenza con "Blood On The World's Hands", altra track perfetta rovinata solo in parte rovinata dall'inutile solo di basso iniziale di Steve Harris. La guerra del Vietnam aveva già ispirato una canzone da brividi come "Rooster" degli immortali Alice In Chains, ed è anche il tema alla base di "The Edge Of Darkness": solita (e mai inutile) intro lenta ed esplosione di Blaze che descrive perfettamente l'angoscia di un soldato intrappolato nel buio della giungla e sottoposto a ordini che non vuole esguire.
"2 A.M." è un piccolo gradino sotto le tracks precedenti. Comunque molto bello il testo e la prestazione come al solito commossa e intensa di Blaze. "The Unbeliever" sarebbe un pezzo originale e abbastanza arrabbiato, putroppo però è rovinato da una parte strumentale troppo lunga e non azzeccatissima.
Conclusione: chiunque vede in TNOTB la massima espessione artistica della Vergine di Ferro ha tante possibilità di apprezzare questo CAPOLAVORO ASSOLUTO tante quante ne hanno i Nanowar di firmare un contratto con la Magic Circle, per gli altri ascoltatelo senza pregiudizi e ne apprezzerete in piano la bellezza e la profondità. UP THE BLAZE
La cosa che salta subito all’orecchio è il drammatico cambio di ritmo impresso al sound dalla band inglese.
Bruce Dickinson, secondo lo scrivente il migliore e il più completo cantante della scena Metal, viene rimpiazzato dal mediocre Blaze Bailey, dalla voce piatta e monotona.
Il mio album preferito dei Maiden.
Gli Iron Maiden hanno infine trovato il Fattore X? Senza alcun dubbio.
Finalmente ho trovato un album dei Maiden che non mi piace!
Anche i miti a volte fanno cazzate!
Blaze Bayley è un ottimo cantante, e che dividerei il mio voto in due parti, alle prime 3 canzoni più "Blood On The World's Hands" darei 8, al resto 6,5!
"Sign Of The Cross" apre il cd ed è introdotta da un coro gregoriano, è la traccia più lunga con i suoi oltre 11 minuti.