Copertina di Jethro Tull Minstrel in The Gallery
Egli

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Per appassionati di progressive rock, fan dei jethro tull, amanti della musica anni '70 e delle atmosfere medioevali in musica
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LA RECENSIONE

Ai Jethro mi ci sono avvicinato più tardi che ad altri gruppi prog, forse perché avevo ascoltato soltanto Aqualung, capolavoro, sì, ma non molto prog, e, dato che fino ad un po' di tempo fa ascoltavo soltanto il suddetto genere...

Poi mi è capitato fra le mani questo Minstrel in The Gallery. Poco convinto, lo inizio ad ascoltare... La title track è uno dei due capolavori principali dell'album, con un'atmosfera iniziale molto medioevale, decisamente da brividi (soprattutto per il sottoscritto, che ama il medioevale) con due successivi cambi di tempo, il primo che porta allo strumentale a chitarra elettrica, con Barre che si diverte moltissimo, ed un secondo, che ci riporta al cantato con un pezzo simil hard rock. "WOW! Questa mi piace!" "Cold Wind To Valhalla" è una canzone praticamente epica, con una vena di malinconia di sottofondo, assieme a delle belle comparse di violino, con un riff orecchiablie anche se non scontato. Bello il cambio fra chitarra acustica ed elettrica. "Beeeeeeellooo..." Un inizio a flauto ci introduce alla successiva "Black Satin Dancer", a mio parere il secondo capolavoro fra i capolavori dell'album, una canzone sospesa fra il triste e lo spensierato. I violini qui si fanno sentire moltissimo, aumentando il pathos già dato dal cantato e dal pianoforte, mentre Barre, nello strumentale, crea un assolo a dir poco perfetto. Attaverso vari passaggi torniamo poi alla parte iniziale. "HHHH!""Requiem" e "One White Duck/0 (alla decima) = Nothing at All" sono due stupende ballate acustiche, la prima più triste, in opposizione alla semi spensieratezza della seconda. Inutile commentarle, sono semplicemente stupende. "(orgasmo (o orgasma? non lo so... ))"

"Baker St.Muse" è una suite, secondo me la peggiore canzone dell'album, ma un peggiore assolutamente relativo (che è un po' come dire bassamente alto), rimane sempre un capolavoro (magari tutti gli album avessero una canzone peggiore dello stampo della suddetta!). Attraverso quattro diverse parti passiamo fra pezzi abbastanza inquietanti ed altri che calmano molto (come l'inizio), fra schitarrate e "flautate" gigantesche (con violini et similia quasi onnipresenti nelle parti più calme", per creare, alla fine, una canzone decisamente bella. "Mi piace un po' meno ma è stupenda". "Grace" è decisamente la canzone più corta dell'album, con uno stile sulla scia di "Requiem", ma abbastanza originale, una piccola perla che chiude degnamente un album meraviglioso. "Nooo, è già finito?!"

"Minstrel In The Gallery" non sarà il capolavoro assoluto del gruppo (che è probabilmente "A Passion Play", la cui recensione arriverà a breve: -)), ma, aibò, è meraviglioso. Poi vado su scaruffi. it e vedo soltanto un 6 (che per lo scaruffi è come dire 1)... E lì decido di diventare hacker!

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Riassunto del Bot

La recensione esprime un entusiasmo crescente per l'album Minstrel in The Gallery dei Jethro Tull, evidenziando brani chiave come la title track e Black Satin Dancer. L'autore apprezza le atmosfere medioevali e le combinazioni acustiche ed elettriche, definendo l'album una meraviglia anche se non il capolavoro assoluto del gruppo. L'analisi è piena di suggestioni emotive e un forte coinvolgimento personale.

Tracce testi video

01   Minstrel in the Gallery (08:13)

Leggi il testo

02   Cold Wind to Valhalla (04:20)

03   Black Satin Dancer (06:53)

05   One White Duck / 0¹⁰ = Nothing at All (04:38)

Jethro Tull

I Jethro Tull sono una band britannica fondamentale per il progressive e folk rock, contraddistinta dall’uso magistrale del flauto di Ian Anderson, album epocali come Aqualung e Thick as a Brick, e un'ironia che ha attraversato stili e decenni.
84 Recensioni

Altre recensioni

Di  STIPE

 Un album orrendo, da evitare e mai ascoltare!!

 Tutti i brani sembrano uguali fra loro, un monologo senza fine, senza un minimo di ispirazione!


Di  v8interceptor

 I Jethro Tull almeno quelli dell’epoca Progressive non sono mai stati una band di e per Ian Anderson.

 Minstrel descrive come la band ormai era dedita a lavorare... molti infatti i pezzi di bravura con e senza di lui.


Di  ReTarkus

 Essere Progressive è sostanzialmente un modo di vivere e, diciamolo, queste cose ci mancano nel 2019 !

 Nella tessitura di queste chitarre, si cela la grande maestria di questo indimenticabile gruppo Rock progressive.