Copertina di Jethro Tull Minstrel In The Gallery
STIPE

• Voto:

Per appassionati di rock progressivo, fan dei jethro tull, critici musicali, ascoltatori di musica anni '70
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Sarò breve: i Jethro Tull sono una band storica, che ha pubblicato album stupendi, come "Stand Up" e "Aqualung". Grazie al suo carismatico leader ha scritto pagine della storia del rock. Hanno sempre avuto un suono originalissimo e suonato con gran classe e tecnica.

Ma tutti gli artisti hanno dei momenti nella loro carriera dove sono poco ispirati, è più che normale. Uno di questi momenti per la band è arrivato quando nel 1975 hanno pubblicato "Minstrel in The Gallery". Un album a dir poco scadente. Un disco che non ti aspetti dai Jethro Tull.

Nel disco vi è l'inserimento di archi in ogni brano. Si ispira apertamente alle opere del Medioevo, alle corti, ai menestrelli. Niente da fare, tutti i brani sembrano uguali fra loro, un monologo senza fine, senza un minimo di ispirazione! L'unico brano che è ascoltabile è "Cold Wind To Valhalla", ma per il resto il vuoto più totale, musica inconcludente e senza significato.

Questo disco a mio avviso è stato il punto più basso della carriera dei Tull. Qui il suono scorre forzatamente, trascinato con forza, manca la bellezza tipica del gruppo. Un album orrendo, da evitare e mai ascoltare!!

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Minstrel In The Gallery del 1975 è considerato il punto più basso nella carriera dei Jethro Tull. L'album presenta un uso forzato degli archi e tracce che si somigliano tutte, risultando poco ispirate e inconcludenti. L'unico pezzo apprezzabile è 'Cold Wind To Valhalla'. Nonostante la fama e classe della band, questo disco delude e viene sconsigliato.

Tracce testi video

01   Minstrel in the Gallery (08:13)

Leggi il testo

02   Cold Wind to Valhalla (04:20)

03   Black Satin Dancer (06:53)

05   One White Duck / 0¹⁰ = Nothing at All (04:38)

Jethro Tull

I Jethro Tull sono una band britannica fondamentale per il progressive e folk rock, contraddistinta dall’uso magistrale del flauto di Ian Anderson, album epocali come Aqualung e Thick as a Brick, e un'ironia che ha attraversato stili e decenni.
84 Recensioni

Altre recensioni

Di  Egli

 La title track è uno dei due capolavori principali dell'album, con un'atmosfera iniziale molto medioevale, decisamente da brividi.

 Nooo, è già finito?!


Di  v8interceptor

 I Jethro Tull almeno quelli dell’epoca Progressive non sono mai stati una band di e per Ian Anderson.

 Minstrel descrive come la band ormai era dedita a lavorare... molti infatti i pezzi di bravura con e senza di lui.


Di  ReTarkus

 Essere Progressive è sostanzialmente un modo di vivere e, diciamolo, queste cose ci mancano nel 2019 !

 Nella tessitura di queste chitarre, si cela la grande maestria di questo indimenticabile gruppo Rock progressive.