Il festival dell'isola di Wight tenutosi a fine agosto del 1970 fu la risposta inglese a quello di Woodstock, proponendo sia alcuni reduci del raduno americano come Hendrix, The Who, Ten Years After, Joan Baez, sia succulente "novità" come Joni Mitchell, Leonard Cohen, i Doors e addirittura il re del jazz rock Miles Davis, fresco dal successo dell'album elettrico "Bitches Brew".
Quando il pomeriggio del sabato Joni salì sul palco, la vista della folla la fece trasalire, sembrava assistere allo schieramento delle comparse di film colossal come Ben Hur. I fischi assordanti delle migliaia di puntini gialli, blu e rossi assiepati perfino sulle colline circostanti la fecero innervosire e per difesa aveva soltanto una chitarra e la sua voce conturbante. La sera stessa si esibirono i Doors e purtroppo Jim Morrison era ormai un barbone ingrassato e stanco, un animale cupamente rinchiuso in se stesso. Un altro musicista oramai al capolinea della propria vita doveva esibirsi nell'ultimo dei tre giorni, era domenica e a sera inoltrata ci fu una gara tra i roadie di Hendrix e quelli degli Jethro Tull per montare la strumentazione in modo da suonare per primi. E i Jethro vinsero la battaglia ma non la guerra. Infatti nella presentazione a questo disco, Ian Anderson afferma che quello di Wight non fu il miglior concerto della loro vita e io sinceramente resto interdetto perché sia come qualità sonora sia come performance siamo su livelli assoluti.
In quel momento i Jethro Tull erano al massimo della popolarità in Inghilterra e il loro secondo album " Stand Up" era salito in cima alle classifiche riuscendo a coniugare il folk con il rock blues, ma i fermenti dell'esplosione del progressive stavano spandendo i loro melliflui aromi estromettendo le chitarre dalla leadership dei vari gruppi e consegnando lo scettro alle tastiere. Ma nel caso degli Jethro, la supremazia andava ad uno strumento inconsueto per il rock: il flauto traverso di Ian che con lucido cinismo si era sbarazzato del rivale Mick Abrahams, sostituendolo alla chitarra con il fidato Martin Barre.
Al festival dell'isola di Wight il gruppo proveniva dal terzo album "Benefit" che aveva mostrato una certa fase di transizione e di assestamento e infatti su quel palco i Jethro Tull abbandonano il pregnante folk dei lavori in studio per sfoderare una prestazione di grande intensità elettrica. Basta ascoltare l'opening "My Sunday Feeling" per rendersi conto dell'energia rock blues messa sul palco dal gruppo, quasi che la tensione accumulata nei preparativi all'esibizione avesse bisogno di essere scaricata con una bella sfuriata. Quando Ian presenta un nuovo brano introducendo "My God" un brivido corre lungo la schiena all'ascolto di quegli accordi malati di chitarra e la voce blasfema che schernisce quel "Dio di niente": i Jethro riescono a creare dal vivo un pathos difficilmente raggiungibile da chiunque altro. Non mancano una "Bourée" ancora più jazzata con un magico intermezzo dell'assolo di basso distorto da parte di Glen Cornick e la bella opener di "Benefit": una lunga "With You There To Help Me" condotta dalle improvvisazioni al pianoforte del recuperato John Evan e dagli assalti a colpi di flauto di Anderson. La stessa rendition del loro cavallo di battaglia "Dharma for One" è carica di tensione elettrica per condurre all'esplosivo assolo di batteria di Clive Bunker mentre "Nothing to easy" riprende il folk blues sostenuto dal bel lavoro ritmico di basso e batteria fino alla conclusiva danza strumentale condotta ad un ritmo travolgente. Il medley conclusivo composto da "We Used To Know/For a Thousand Mothers" mette sugli scudi Martin Barre e ad un certo punto sembra sentire suonare gli Who nel pieno marasma delle famose schitarrate rotanti di Townshed.
Dopo un concerto del genere gli spettatori potevano anche tornarsene a casa e campare di "rendita musicale" per qualche anno, ma nel pieno della notte, nell'umidità che consigliava di rifugiarsi nei sacchi a pelo, c'era ancora Jimi da ascoltare! E sebbene non fosse proprio un amico, provate ad indovinate il fenicottero Anderson a chi ha dedicato questo disco.