Nel 1987 viene pubblicato l’ottavo disco solista di Joe Walsh che si rivela essere l’ennesima piacevole, divertente e ficcante raccolta di canzoni di varia natura ed atmosfera.
I roccaccioni più o meno melodici, più o meno grintosi a questo giro esordiscono con la nostalgica “The Radio Song” e proseguono con la bipolare “Fun” che si alterna fra strofe rabbiose e riffacee e ritornelli iper melodiosi. La rotolante e ballereccia “In My Car” fa strada al rock blues strascicato e atmosferico “Malibu”, dopodiché “Half of Our Time” offre la rituale esibizione di chitarra effettata con il Talk Box. La potente “Up to Me” con grandi chitarre in armonia, poi in assolo, indi in contrappunto è strumentalmente il pezzo forte dell’album.
La pacifista "No Peace in the Jungle” è un eccellente episodio di blues oscuro e tenebroso, con un basso ossessivo ed una deliziosa, continua oscillazione fra la tonalità maggiore e la stessa medesima in minore: bell’esempio del saper comporre… Inoltre c’è da annotare che i testi di Joe non sono quasi mai banali, anche se descrivono problematiche semplici e prevedibili nella vita di ognuno di noi. Lo fanno sempre con pochi schizzi efficaci e pregnanti, comunque per chi non è interessato alle liriche basta e avanza la chitarra solista del titolare, solenne ed affilata come non mai.
Un esempio su tutti riguardo ai testi: in “The Radio Song” viene celebrato l’ascolto delle proprie musiche preferite tramite la radio, quando tutto intorno nella casa vi è silenzio dimodoché i suoni, ed i silenzi inframezzati ad essi, fanno viaggiare la mente. Oggi lo stesso effetto lo si ottiene isolandosi con cuffie bluetooth ma il messaggio è sempre quello: la musica va ascoltata attentamente, senza altri rumori ad inquinarla, e non facendo altro (al massimo guidare, e da soli). E’ il giusto modo di praticare la passione per essa.
Di ballate pianistiche ve n’è solo una, peraltro liricissima. S’appella “Memory Lane” e coglie le voglie rievocative di Walsh per antiche strade di città ormai lontane dalla sua vita, in una sentitissima forma. Sarebbe stata bene in un album degli Eagles, peraltro a quel tempo ancora in pausa sabbatica. La canzone finale “Time” invece se la poteva risparmiare: pop rock funkettoso a’la Fleetwood Mac, ma è l’unico anello debole dei dieci.
Walsh non ha mai fatto dischi scadenti, questo è l’ennesimo quattro stelle.