Copertina di John Zorn Six Litanies For Heliogabalus
RobyMichieletto

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Per appassionati di musica sperimentale, fan di john zorn, cultori di avant-garde, amanti del metal e del free jazz, ascoltatori curiosi di sonorità estreme
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LA RECENSIONE

Che John Zorn avesse deliberatamente scelto di non prendere parte (nelle vesti di strumentista) alla trilogia iniziata con "Moonchild" e proseguita con "Astronome" e adesso chiusa con "Six Litanies For Heliogabalus", "limitandosi" quindi al ruolo di creatore e direttore e senza mai "sporcarsi le mani", era effettivamente strano. Anche perché, già lo si era dedotto dall'ascolto dei due precedenti capitoli, e ora risulta definitivamente chiaro, si tratta di una tra le opere migliori - in assoluto - partorite dal genio newyorchese.

Non sorprende quindi che il sax di Zorn si inserisca con prepotenza all'interno delle nuove tracce, anche in considerazione del fatto che la line up si è ampliata e alla triade fenomenale composta da Mike Patton, Trevor Dunn e Joey Baron si sono aggiunti Ikue Mori alle apparecchiature elettroniche, Jamie Saft all'organo e un coro femminile. Ne sono scaturite sei composizioni, che si differenziano in maniera marcata le une dalle altre, andando a mettere insieme una sezione ritmica paurosa, sia nelle parti di devastazione accelerata, che quando lavorano di "fioretto", un organo che pilota gran parte dei brani e inserimenti perfettamente coordinati da parte della rimanente strumentazione (voce compresa, visto che si parla di Patton). E a proposito di Patton, sebbene il suo ruolo sia nel complesso minore rispetto ai due album precedenti, c'è da dire che ha modo di rifarsi e pure con gli interessi, dal momento che "Litany, Pt. 4" è a suo esclusivo utilizzo, quindi preparatevi a urla, deliri, sputi e lucida follia applicata alle corde vocali.

Tra speed metal, noise/avant rock, sinfonie dinamiche, ambientazioni terrificanti e free jazz fuori controllo. Rimango ancora una volta stupefatto. A questo punto si chiude una delle trilogie più affascinanti, intense e ricche di contenuti (non solo sonori) che sia mai stata messa al mondo!

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Six Litanies For Heliogabalus come una delle migliori opere di John Zorn, chiusura ideale della trilogia iniziata con Moonchild e Astronome. L'album si distingue per la ricchezza di strumenti e voci, con la partecipazione di Mike Patton e un coro femminile. Le composizioni si muovono tra metal, noise, free jazz e atmosfere inquietanti, dimostrando una coesione impressionante nonostante l’eterogeneità sonora. L’intervento diretto dello stesso Zorn come strumentista segna un ritorno significativo in questa fase.

Tracce

01   Litany I (07:53)

02   Litany II (07:06)

03   Litany III (10:36)

04   Litany IV (08:13)

05   Litany V (04:30)

06   Litany VI (06:16)

John Zorn

John Zorn è un compositore, polistrumentista, produttore e curatore discografico statunitense, protagonista della scena avantgarde newyorkese. Famoso per l'approccio camaleontico, ha esplorato jazz, musica ebraica, classica contemporanea, improvvisazione radicale e colonne sonore, fondando l'etichetta Tzadik.
40 Recensioni

Altre recensioni

Di  hugoniot

 Potrebbe essere una domanda esistenziale ma voglio sbilanciarmi e dare una risposta: credo nessuno possa capirlo.

 Un album di paure, di sogni, di pura violenza malata, di riflessione e quiete.. Solito Zorn (in genialità intendo).. solito capolavoro.


Di  paloz

 John Zorn sa esattamente cosa suscita il suo ultimo disco, e sarà entusiasta nel sapere che poca gente lo ascolterà.

 "Six Litanies For Heliogabalus" è arte moderna: indefinita, poco comprensibile, ma geniale.