Copertina di Judas Priest Jugulator
Starblazer

• Voto:

Per amanti del metal classico e pesante, fan di judas priest, appassionati di voci metal potenti e temi forti
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Acciaio. Metallo pesante allo stato puro forgiato nella fornace dell'inferno da Mastro Glenn Tipton: questo è Jugulator, primo album dei Preti di Giuda insieme a quel mostro dalle corde vocali sovrumane conosciuto come Tim "Ripper" Owens. Il risultato finale è un disco incredibilmente duro e incazzato, dalla potenza sonora trascendentale in grado di spazzare via in meno di nanosecondo tutti i vari gruppetti raw black o brutal death.

 Il masterpiece si apre con l'omonima titletrack, l'inno all'infernale creatura in copertina, mezzo demone e mezza macchina, che dopo il groove metallico dell'intro esplode in una sfuriata devastante, condita da riffs al cardiopalma e falsetti schizoidi da far rizzare i capelli; e si chiude con "Cathedral Spires", un capolavoro dentro un capolavoro, con il suo arpeggio malinconico e i suoi voli melodici, che puntualmente vengono riassorbiti dalle sabbie mobili del riffing, evocativa di uno scenario industriale post-apocalittico, in cui un'umanità ormai sconfitta e rassegnata all'estinzione si vede costretta a rifugiarsi nelle guglie e nei meandri di una fantomatica cattedrale.

 Tra questi due estremi ci stanno 37 splendidi minuti di riffs, non velocissimi ma granitici, una batteria sempre pulsante e una voce stupenda che passa con una facilità imbarazzante dal growl al sussurro al falsetto. I temi trattati spaziano dalla condanna della guerra (Blood Stained) all'eutanasia (Brain Dead) passando per la pena di morte (Death Row, Decapitate), il rifiuto del conformismo (Dead Meat) e le pene infernali (Burn In Hell), a dimostrazione di una band che, grazie soprattutto al predecessore "Painkiller" si è scrollata definitivamente di dosso il pessimo retrogusto caramelloso di "Turbo" e la mediocrità di "Ram It Down"

 È una vera e propria missione impossibile resistere all'irresistibile crescendo perverso di "Burn In Hell", così come ai ritornelli al fulmicotone, pesanti ma orecchiabili di "Blood Stained", "Dead Meat", "Death Row" o "Bullet Train", canzoni spesso condite da arpeggi melodici ma carichi di tensione, che sono sempre preludio a successive e devastanti esplosioni.

 Insomma, questo "Jugulator" è un album da avere e apprezzare sempre e comunque, figlio di un periodo storico del metal che ha dato origine ad altri capolavori misconosciuti come "Angry Machines" di RJ Dio (praticamente fratello gemello di "Jugulator" in quanto ad attitudine e tematiche) o il celeberrimo "The X Factor" degli Iron Maiden, dischi forse troppo avanti per quegli anni, ma che sono a mio parere imprescindibili per chi ama veramente il metal più sofferto e pesante.

 "And while such predators, stalk this earth, disguised as saints, they kill our faith" - Blood Stained 

"I will not obey, I will not betray, I will not give in, not while I'm living" - Dead Meat

 "Death row, say a prayer, best beware, it's not very nice in the electric chair" - Death Row

 "Say my name, I can hear you whisper, not to blame? You are going to blister"  - Burn In Hell

 "Let me pass, from this world, so I fade away in peace" - Brain Dead

 "They send you back and disorientate you, a lesser race they discriminate you" - Abductors

 "Breakdown close my eyes, voices talking many lies, stained glass bursting in, shattering my world again" - Bullet Train

 "They have blown away the daylight hours we had, left a legacy, a deadly aftermath, we cannot exist in godforsaken lands, as we spiral down into oblivion, breathing the fumes of fires that they ignite, losing ground and we are all just losing sight, we shall never see another setting sun, time to rise up and ascend, the and has come" - Cathedral Spires

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Jugulator rappresenta il ritorno potente e oscuro dei Judas Priest con Tim "Ripper" Owens alla voce. L'album sprigiona 37 minuti di heavy metal dalle sonorità dure, con testi che trattano tematiche serie come la guerra e la pena di morte. Riff granitici, una batteria pulsante e la versatilità vocale rendono questo disco un capolavoro imprescindibile del metal più autentico e pesante degli anni '90.

Tracce testi video

Judas Priest

Judas Priest sono uno dei gruppi fondamentali dell’heavy metal, nati a Birmingham nel 1969. Leggendari per la voce di Rob Halford e il doppio attacco Tipton/Downing, hanno definito il genere dalle radici hard-blues fino all’acciaio puro, influenzando generazioni di band. Tra esperimenti audaci, acuti folli e pelle ovunque, restano punto di riferimento per ogni headbanger.
49 Recensioni

Altre recensioni

Di  ocram

 Con questo non voglio dire che sia un brutto disco... dico solamente che, per il mio modo di vedere, questo è un disco 'usa e getta'.

 Sembra quasi che i Judas Priest di fine millennio volessero ribadire il loro ruolo di prime donne nel Metal. Peccato però che non ci siano riusciti.


Di  Rainbow Rising

 Jugulator è il figlio bastardo di Painkiller, un ragazzone tutto muscoli e steroidi con la maglietta degli Slayer e il tatuaggio dei Pantera.

 Il vero capolavoro del disco è Cathedral Spires, nove minuti di maratona tra atmosfere gotiche e decadenti.