Copertina di Juno this is the way it goes and goes and goes
Cosmonaut96

• Voto:

Per appassionati di post-rock, fan della scena musicale anni '90, ascoltatori di shoegaze e post-hardcore, cultori di musica alternativa e band indipendenti
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LA RECENSIONE

Uscito nel 1999 "This Is The Way It Goes And Goes And Goes" segna il debutto sulla lunga distanza dei Juno, band di Seattle nata sulle ceneri della scena grunge, che prima di questo disco pubblicherà un paio di ep per Jade Tree Records e Sub Pop Records.

"Leave A Clean Camp And A Dead Fire" è una traccia di quasi dieci minuti che con un lento e inesorabile incedere si divide perfettamente tra post-rock, post-hardcore, shoegaze e quanto di meglio gli anni '90 abbiano potuto offrirci. ​​È un treno che sta acquistando velocità, che sta andando a scagliarsi contro la consapevolezza di dover essere forti, ma solo se lo si vuole. Le liriche di Arlie Carstens sono profondamente incentrate sull'individuo, un individuo sempre sull'orlo di un disastro ma che riesce sempre a riscattarsi. In quest'album si intravede un vitalismo decadente in cui la disfatta è il trampolino di lancio. Un trampolino di lancio per gli infiniti deserti spaziali che sono raggiunti con gli intrecci delle tre chitarre. Numero inusuale, ma grazie alle diverse varianti che offrono queste tre chitarre il sound è denso ed etereo allo stesso tempo. Per capire si ascolti la bellissima “A Listening Ear”. Il trucco è sempre lo stesso, una lenta progressione che cresce piano piano, questa volta anche una sottile voce femminile e all’improvviso un esplosione, un astronave è partita, ci ha portati nello spazio, quello triste e rosso del tramonto.

Affianco a questi lunghi pezzi si trovano delle gemme post-hardcore come “Rodeo Programmers” o “All Your Friends Are Comedians”, i riff sono spigolosi alla maniera degli Unwound, e gli stop-and-go sono quelli dei Fugazi. “The Young Influentials” è forse la canzone che meglio riassume l’album. Si apre con un organo e continua bilanciatissima tra arpeggi e riff di chitarra.

A detta di chi scrive quest’album è uno degli album più importanti degli anni ’90. Si capisce, non per la sua originalità ma al contrario, per il suo continuo citazionismo. Un piccolo vocabolario musicale in cui la band di Seattle ha cercato di fare una summa del sottobosco musicale americano di quegli anni. Purtroppo la band nel secondo lp non riuscirà a confermarsi e le divergenze artistiche dei membri li porteranno allo scioglimento.

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Riassunto del Bot

L'album di debutto dei Juno, uscito nel 1999, rappresenta una sintesi del post-rock e post-hardcore anni '90, con influenze shoegaze e grunge. Le tracce lunghe e stratificate, le liriche profonde di Arlie Carstens e la ricchezza sonora data dalle tre chitarre creano un'esperienza intensa e suggestiva. L'album è considerato un punto di riferimento della scena musicale americana di quegli anni, nonostante la band non sia riuscita a confermarsi nel secondo lavoro.

Tracce video

01   Leave a Clean Camp and a Dead Fire (09:51)

02   The Sea Looked Like Lead (08:09)

03   The Young Influentials (04:00)

04   Venus on 9th Street (03:14)

05   All Your Friends Are Comedians (03:24)

06   A Listening Ear (07:19)

07   January Arms (08:33)

08   Are You Still There? (00:55)

09   The Great Salt Lake / Into the Lavender Crevices of Evening the Otters Have Been Pushed (05:31)

10   Rodeo Programmers (02:53)

Juno

Band di Seattle attiva alla fine degli anni '90; il debutto sulla lunga distanza è "This Is The Way It Goes And Goes And Goes" (1999). Le liriche di Arlie Carstens sono incentrate sull'individuo. Prima dell'album la band pubblicò un paio di EP per Jade Tree e Sub Pop; il gruppo si sciolse dopo il secondo LP per divergenze artistiche.
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