Copertina di King Gizzard & The Lizard Wizard Gumboot Soup
Mantovani

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Per appassionati di musica psichedelica e sperimentale, fan dei king gizzard, ascoltatori di musica alternativa, collezionisti di vinili
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LA RECENSIONE

Mentre l’anno volge al termine ed i più sono alle prese con tartine al salmone e trenini di dubbio gusto, i King Gizzard mantengono la promessa e portano a compimento il loro progetto pubblicando in extremis il quinto disco dell’anno. Come annunciato dalla band, in Gumboot Soup è finito tutto il materiale che per pertinenza o scelta stilistica, non ha trovato spazio nei precedenti quattro lavori dell’annata 2017, ma non si pensi che i nostri abbiano confezionato un album di scarti: il risultato può essere letto come uno zuppone riassuntivo di questa cavalcata lunga un anno, che qualitativamente non aggiunge magari nulla di nuovo a quanto finora detto dalla band di Stu Mackenzie ma che sicuramente ne conferma il periodo di grazia. L’album è per sua stessa concezione molto eterogeneo e, anche se non riesce a raggiungere le vette compositive di Sketches of Brunswick East e di Polygondwanaland o le atmosfere ipnotiche e oscure di Flying Microtonal Banana e Murder of The Universe, riesce comunque ad essere interessante per quel gioco dei rimandi e delle autocitazioni che catturano l’ascoltatore e ne tengono sempre alto il livello di attenzione. Una certa attitudine microtonale, che pervade quasi tutte le undici tracce, pare si sia appiccicata al sound Gizzard arricchendolo di sfumature, a conferma del fatto che la sperimentazione arricchisce sempre. Se escludiamo le due tracce più psico-pop: Beginner’s Luck e Barefoot Desert, forse leggermente fuori contesto, il disco prosegue pescando a piene mani dalle precedenti fatiche alternando brani freschi e sincopati come Down The Sink a lunghe improvvisazioni psichedeliche a momenti più duri come The Great Chain of Being. Insomma, non un picco musicale ma un bel sunto di questa annata così prolifica che ha contribuito a sdoganarli definitivamente anche in Europa, ha reso richiestissime le loro performances nei principali festival estivi ed ha fatto schizzare alle stelle le quotazioni dei loro vinili, sui quali andrebbe scritto un articolo a parte per la bellezza e la cura con cui sono realizzati.

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Riassunto del Bot

Gumboot Soup raccoglie il materiale non inserito dai King Gizzard nei quattro album del 2017, fungendo da riepilogo e conferma del loro periodo d’oro. Pur non raggiungendo i picchi di alcuni album precedenti, l’album si presenta interessante e vario, grazie anche alla microtonalità e alle influenze psichedeliche. Le performance live della band si sono affermate in Europa, con una produzione discografica che continua a sorprendere anche dal punto di vista del packaging.

Tracce

01   Beginner's Luck (04:25)

02   I'm Sleepin' In (03:00)

03   The Wheel (05:37)

04   Greenhouse Heat Death (04:13)

05   Barefoot Desert (03:43)

06   Muddy Water (03:38)

07   Superposition (03:35)

08   Down The Sink (03:59)

09   The Great Chain Of Being (04:50)

10   The Last Oasis (03:34)

11   All Is Known (03:34)

King Gizzard & The Lizard Wizard

Collettivo rock psichedelico australiano formatosi a Melbourne nel 2010 e guidato da Stu Mackenzie. È noto per l’iper-prolificità, per l’uso della microtonalità e per salti di genere radicali, dal garage alle suite jazzate.
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