Kurt Vonnegut
Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini

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A Kurt, che quest’anno compie cent’anni.

Ci sono dei momenti in cui lo spazio e l’aria nella nostra scatola si fa così asfissiante che non resta altro da fare che immaginare cosa ci sia là fuori.

Per questo, ti voglio bene, maledetto visionario, perché mi hai fatto guardare oltre quei paraocchi che la natura mi ha fornito, e ho visto tutto da un’altra prospettiva.

Che questa sia quella vera oppure no, importa davvero?

“L’ho sempre pensato”, mi ha detto una ragazza, e parlava del passato, presente e futuro trafalmadoriani. Il peso del tempo, visto così, come disteso su una tela senza fine, mi è sembrato diverso, quasi confortevole. Eppure, non mi è ancora capitato di saltare da un punto all’altro della tela, forse perché la mia immaginazione non è abbastanza vivida; forse a lei, così giovane, è capitato; a Bill, invece, sicuramente sì.

Non dimenticherò per i film visti al contrario nei quali, durante i bombardamenti, gli aerei inghiottono le bombe, spegnendo magicamente gli incendi che divampano nelle case.

E ti amo, perché oltre le fiamme sulla città e oltre il paesaggio lunare che il bombardamento ha lasciato, vedi gli uccelli che dicono tutto ciò che c’è da dire su un massacro, ovvero: “Puu-ti-uiit”.

Per queste e tante altre piccole cose, mi sei caro, stupido, ché ti tormenti al pensiero del tempo e dello spazio.

Dopotutto, il titolo era premonitore:

“Mattatoio n. 5

o

LA CROCIATA DEI BAMBINI

(danza obbligatoria con la morte)”

Ma io non lo sapevo.

Mi hai portato con te, in un viaggio interiore e esteriore, per scoprire, in pace, con occhi nuovi, angoli di vita inesplorati.

Dedicato a chi non li ha ancora scoperti, a cui non resta che leggere il libro; e a chi l’ha già fatto, a cui, per ritrovarli, non resta che leggerlo ancora.

P.S.

Avrei voluto scriverti per raccontarti quanto mi sei piaciuto nei panni di autore-narratore che, dopo il primo capitolo in cui racconta della lunga gestazione dell'opera, sparisce; ma poi ricompare qua e là nella storia di Bill.

Avrei voluto parlare del tuo protagonista, Bill, antieroe tra gli antieroi, più di tutti un residuo di uomo. Immaginandolo, sembra di sentire, qua e là,

la domanda di Levi: "Ditemi se questo è un uomo?" E avrei voluto dirti che per me la sottile ironia della narrazione, sdrammatizza (forse) la tragedia umana, ma rende ancora più nuovo e efficace il messaggio antibellico. E ancora, ti avrei dovuto scrivere delle risate amare che mi hanno destato le stilettate che dai al mondo dei "vincitori" e alla sua colpevolizzazione del povero e del diverso...

...ma ieri le parole mi son mancate.

Ti saluto e ringrazio ancora una volta,

A presto.

Dado

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