New York. Da tre anni i Led Zeppelin sono la band più popolare al mondo. L’ America li ama quanto  o  forse  più  dell’Inghilterra, e loro ricambiano l’affetto  dando tutto se stessi nelle esibizioni live.  Questo DVD, raccoglie tre esibizioni avvenute tra il 27 e il 29 Luglio 1973 al Madison Square Garden di New York.

Molto suggestivo l’arrivo nella Grande Mela, accompagnato dalla dolcezza acustica  di “Bron Yr Aur”.   È sempre bello, almeno per me,  vedere  immagini d’epoca, e qui vediamo per strada le stesse macchine che possiamo vedere nei grandi film degli anni  70. Sembra quasi di vedere la New York di  “Il braccio violento della legge”.  

Ovviamente è bello vedere un  palco a misura d’uomo, senza il gigantismo malato dei palchi attuali. È stato negli anni 90,  forse a causa dello  “Zoo Tour” degli U2, che la follia ha  preso il sopravvento sulle canzoni.

Nei live quasi mai “la canzone rimane la stessa”. Ecco le mie impressioni sulle differenze fra le versioni dal vivo e quelle su disco.  

Si parte subito con “Rock and Roll” che  nella versione live vede la voce di Plant  più  virile. La chitarra di Page nel disco è più pulita; nel live la Gibson amplifica il rumore. Preferisco la versione originale per la musica; quella live per il cantato.

“Black Dog” è una mezza frustata nel live, quasi il proseguimento della precedente. Nel disco è molto più lenta, un rock più riflessivo. E la preferisco.  
De gustibus  per “The Song Remains the Same”, “Heartbreaker” e “Whole Lotta Love” (quest’ultima prolungata per 14 minuti, come finale del concerto).  

“Since I’ve Been Loving You” non può raggiungere la magia unica della versione sul disco, che pur essendo un blues classico lento,  non annoierebbe nemmeno se durasse un’ora intera, e  che anche Lester Bangs, nemico giurato del gruppo,  apprezzava e definiva “molto toccante”.  La versione live è comunque bella, e molto istruttiva perché  fa vedere lo sforzo necessario per suonarla.  Alla fine dell’esibizione, Page è esausto e sudatissimo, mentre all’inizio  della canzone non lo era.

“No Quarter”. Nella versione live perde la sua dimensione psichedelica,  ma secondo me  guadagna in capacità di emozionare. Anche se mi piace molto la psichedelia,  il folk-rock è un’altra cosa nella capacità di toccare il cuore.

“Dazed and  Confused”  è ottima –  ma la versione studio, per me,  è assolutamente inarrivabile.  Jones veramente bravissimo ed elegantissimo quando segue col basso l’assolo di Page.  Non avevo idea che il  bassista  fosse tanto bravo.  Curiosa anche l’inquadratura di  Jones e  Bonham,  con il batterista che  dice al bassista, con la testa,   che quella nota di basso in più  non era necessaria.

“The Rain Song”. Superiore, per me, la versione live. La versione folk-rock live è migliore, perché è più nuda.  L’essenza della canzone viene fuori qui - “togliendo”.  “Less is more”. I proverbi vanno  presi con le molle,  ma questa volta il proverbio non sbaglia.

L’ assolo di “Moby Dick”?   Essendo  amante della batteria, ha il difetto di finire troppo presto… Guardandolo potete notare quanto Bonzo preferisse i tamburi ai piatti -  come spesso diceva.  

“Stairway to Heaven”:  il folk  per i primi 2:20,  poi il folk-rock nella parte centrale,  e infine il rock-blues nell’ultima parte. “Tutte le anime della band” – come dicevano i Led.  Nel live la parte iniziale puramente acustica manca,  per via della chitarra elettrica (a doppio manico) usata da Page,  ma va bene lo stesso.  Anche la versione dal vivo  è splendida – pur essendo meno “completa”  dell’originale.  Curioso il momento in cui c’è un errore da parte di Page o Plant. Plant si ferma, sorride e poi riparte. Assurda la posizione.  Questa canzone non può stare che alla fine.

Vediamo un po’ i membri del gruppo.

Anche se è pleonastico dirlo,  magnifico Plant,  e non solo per la sua voce.  Quello che mi colpisce è la sua modestia.  Pensavo che “l’uomo dall’urlo primordiale” (come lo chiamava Page)  si sarebbe dimenato andando qua e là lungo il (piccolo)  palco.  Invece Plant non è  un performer che vuole esibire se stesso;  quello che esibisce sono le canzoni.  

Alla fine di “Stairway to Heaven”,  dopo aver preso tutti gli applausi,   lancia un sorriso ad un esausto Page,  che ricambia. È un sorriso con cui Plant quasi vuole scusarsi: “Io prendo gli applausi,  ma il leader resti tu”.  Andate a rivederlo. Il cantante in un gruppo, attira sempre più attenzioni degli altri, e bisogna non abusarne per non portare  gli altri  alla gelosia. Plant  era una persona davvero intelligente (come ho potuto verificare leggendo le sue illuminanti interviste) e non ne abusava. C’è quasi timidezza nella sua esibizione,  quando non c’è la canzone a nasconderlo. Il suo basso profilo non può non essere ammirato. Mi piace vedere un antidivo, senza la spocchia dell’antidivo.

Bonzo concentratissimo alla batteria: pensa  solo a suonare, e a tenere il tempo. Lui si sarebbe comportato allo stesso modo, anche se davanti non ci fosse stato nessun pubblico. Bonham aveva troppa personalità  per mettersi in mostra.  
Jones  fa benissimo il suo lavoro all’organo e al basso, ma si nota che è un po’ defilato e mai veramente parte del gruppo. Sembra più un turnista che altro.  

La scena che mi lascia a bocca aperta, è quella in cui vengono inquadrate alcune ragazze  mentre ascoltano sedute e  rapite  “Since I’ve Been Loving You”. Sedute in silenzio. La prima volta che vidi il DVD, non riuscivo a crederci.  È difficile credere che ad un concerto del gruppo rock per eccellenza, le ragazze stavano sedute ad ascoltare,  e non ad urlare – come facevano dieci anni prima le ragazze ai concerti dei Beatles. Questa scena è una di quelle che nemmeno la mia fantasia più fervida poteva immaginare.


Poteva essere un DVD eccellente, ma non lo è – e tutti sappiamo il perché. Il racconto dei gadget sequestrati e le immagini  della furia del manager Peter Grant è davvero inutile. Perché hanno voluto letteralmente deturpare l’unità del concerto in questo modo?
Allo stesso modo,  le immagini extra (Plant sul cavallo, Page eremita, Bonzo con il trattore, Jones con suo figlio),  sono belle, quasi cinematografiche, ma fuori posto. Se avessero fatto un documentario con delle interviste,  sarebbero state ottime.  Metterle in mezzo alle canzoni, è, per me, incomprensibile. Pensavano di apparire troppo noiosi a farsi riprendere solo come musicisti sul palco?  

Diamo il 5, anche se non pieno.

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