"I'm like a limp biscuit", "mi sento come un biscotto inzuppato". Queste sono state le parole pronunciate da Wes Borland al resto della band in una mattina un pò particolare, dopo un party notturno a base di superalcoolici e stupefacenti. Tutto ciò accadde durante la metà degli anni '90.
In pochi anni "limp bizkit" divenne il termine più usato dai teenager americani per indicare qualcosa di sporco e negativo. Dopo la pubblicazione dell'album d'esordio, ecse "Significant Others" e "Chocolate Starfish..". Milioni di fans impazziscono per un sound, quello della band, apparentemente nu-metal. Buona parte dei critici e non solo si chiedono come possono 5 ragazzi rozzi e volgari conquistare le classifiche con brani certamente orecchiabili, ma alla lunga stupidi, monotoni e conditi da inni al razzismo e contro l'omosessualità. Questa è la prima parte della carriera dei Limp Bizkit, nel 2003 qualcosa cambia, Fred Durst, leader della band, decide di diventare serio, la band lo appoggia, tranne Borland, appariscente e maleducato, ancora troppo affezionato a quel modo di fare e di suonare condito da molta stupidità e trasgressione, caratteristiche trainanti nonchè vitali fino ad allora per la band. Dopo questa dovuta introduzione, eccoci arrivati a "Results May Vary".
A seguito della grintosa "Eat You Alive", è doveroso soffermarsi sulla dolce "Underneath The Gun"; sarà per la maturità, sarà per un pizzico di depressione, fatto sta che il pezzo è il primo passo verso l'universo della normalità e della serietà. Risulta spontaneo credere che "Down Another Day", sia una presa in giro al tormentone "Die Another Day" di Madonna; niente di più falso, Durst fa il serio, parla di vita in compagnia della calda voce di Joesy Scott. Così, mentre i vecchi fans sono alla disperata ricerca di un insulto gratuito a chissà quale celebrità, Durst duetta con Snoop Dogg in "Red Light-Green Light", ponendo un veto a tutto ciò che ritiene sbagliato e sottolineando tutto ciò che ritiene giusto (luce rossa/luce verde). Probabilmente molti vecchi ammiratori avranno snobbato il CD, a confermare ciò ci sono dei dati eclatanti, i 12 milioni di "Chocolate Starfish. . " contro i 3 di "Results May Vary". È divertente ascoltare il mea culpa di Fred Durst, la voglia di riscatto, la paura per una carriera che forse è in bilico. Mentre pensa agli errori commessi, scivola lentamente "Let Me Down" e "Lonely World", ma ricordando di essere una nu metal band, i biscotti si divertono ad eseguire la stupida "Phenomenon", probabilmente in molti avranno gradito "Creamer (Radio Is Dead)", anche i colleghi Wesley Scantlin e Aaron Lewis, i leader dei 2 gruppi lanciati da Durst (Puddle Of Mudd e Staind), saranno rimasti stupiti.
Il loro "papà" è anche capace di commuovere, di stupire, e lo fa con un pezzo che, passato successivamente nelle mani degli spot pubblicitari (Bacardi), farà conoscere definitivamente i Limp alla massa. Durante l'ascolto, i vecchi fans si saranno strappati capelli, ma il bello deve ancora venire, il finale è ancora più dolce, delicato e ricco di malinconia e malessere. Presa dai Who, "Behind Blue Eyes" rappresenta il viaggio dentro se stesso, l'analisi degli errori e l'affronto dei demoni (la prepotenza e la volgarità), con cui Durst ha alimentato la sua carriera. L'album volge al termine, l'appello è lanciato, "Save me before I drown", salvami prima che affoghi, questo è il ritornello nonchè il messaggio del pezzo di chiusura "Drown". Purtoppo affogherai, insieme ai tuoi compagni, risucchiati da un vortice alimentato dalla casa discografica che obbligherà la band ad un nuovo LP senza idee nel 2005, trascinati giù anche dal ritorno di Wes Borland, il maldestro bimbo incosciente che non vuole crescere mai e che ormai ha perso ogni tipo di ispirazione, trascinati giù dai vecchi fans, o presunti tali, che impietosi richiederanno una sfilza di explicit lyrics nei nuovi lavori di Fred. Ma quest'ultimo oramai è stanco, è cresciuto ed è affogato.
Così, dopo aver percorso il bizzarro cammino di questa band, l'avete capito anche voi quale è il finale; è inevitabile, la carriera altisonante e schizzofrenica dei Limp Bizkit è arrivata al termine.
Dopo l'orribile terzo album, non mi sono neanche lontanamente degnato di comprare questo disco, ed ho fatto bene assai.
SCARICATELO E REGALATELO A TUTTI QUELLI CHE ALTRIMENTI LO COMPREREBBERO, BOICOTTIAMO DURST!
Mezzo pop, mezzo rap, mezzo Hip, un po’ metal (poco poco), questo risultato vario scorre via leggero e saporito, come il cacio sui maccheroni.
Forse il lavoro più sincero che il buon Freddy abbia mai partorito.