La cara vecchia provincia e’ un distributore chiuso illuminato tutta la notte per nessuno e le estati italiane sono ventilatori rumore di motorini gente che si lascia languida davanti ai ghiaccioli. Questo non e’ un disco e’ un anatema gentile lanciato contro il cuore e Battisti sa che può fare canzoni leggerissime per rovinare emotivamente milioni di persone come formichine. Sembra tranquillo, ma dentro c'è la tristezza di un cane che aspetta davanti a un bar chiuso. Si comincia e subito sembra di stare dentro una domenica pomeriggio del ’71 dove nessuno sa bene cosa fare della propria vita quindi tutti guidano. In questo disco guidano troppo forse. Battisti praticamente canta sempre come uno che ha appena sbagliato l’uscita in tangenziale, anche spiritualmente: poi arrivano canzoni che cui la musica italiana ci prende una botta in testa. “ Guidare a fari spenti nella notte per vedere… “e una frase talmente imbecille che probabilmente oggi verrebbe arrestata pero Battisti riesce a trasformare immagini brutte in ricordi personali di chiunque. Dopo questa canzone pure attraversare un parcheggio dell'esselunga diventa cinema. una conversazione fatta in cucina con la luce del frigorifero aperto e canta come uno che vorrebbe spiegarsi meglio ma ha sonno. Proprio per questo funziona tutto. Ogni canzone ti entra in testa come umidità nei muri e senza autotune. Arrangiamenti puliti chitarre dolci batterie educate ma sotto sotto c’era una disperazione colta di sorpresa. siamo nella zona dove la musica diventa odore di benzina erba tagliata e rimpianti inutilissimi alle sei di sera e il crepuscolo non si sa a che serve. Revisione emotiva scaduta. Patente e libretto.
VOTO? 10 meno
Amici, debaseriani, Castaldo: questa è musica, tutto il resto, come diceva Shakespeare, è silenzio.
Chi non possiede questo bellissimo album non possiede, nel senso più alto del termine, la Leggenda.
"Questo cd è frutto del lavoro di un Mogol ispiratissimo e di un Lucio Battisti in un momento a dir poco straordinario."
"La canzone più bella della storia musicale nostrana, 'Emozioni', con questo dolcissimo brano Battisti e Mogol hanno raggiunto l'apice del successo arrivando a livelli vertiginosi."
Battisti è stato fondamentale per smuovere qualcosa in Italia, proponendo un'alternativa alla classica strofa-ritornello.
Emozioni è il capolavoro del suo primo periodo, vicino alla canzone italiana eppure rivoluzionario nella forma e nella voce.
Non si possono cambiare i sentimenti così, da un momento all’altro.
La tristezza di cui si parlava prima, se è quella che conosco io, non fa rumore. È soffice, come la neve.
'Emozioni' rimane ancora il meglio del meglio espresso da Battisti negli anni con Mogol.
Una miscela di Rock e Rhythm 'n' Blues, per cui la voce personale di Battisti era perfetta, e i testi che parlavano del quotidiano e dei sentimenti erano da manuale.