Copertina di Mad Season Above
Diego Remaggi

• Voto:

Per appassionati di grunge e rock anni '90, fan di seattle sound, nostalgici della musica alternativa, giovani curiosi della storia del rock
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LA RECENSIONE

Come si fa a non avere un disco come quello dei Mad Season? Come fanno i ragazzini di oggi a sopportare un’adolescenza senza il grunge? Senza i miti distruttivi vissuti con alcool, droghe e violenza, martiri condannati ad un’esistenza breve, destinati a non essere più dimenticati. Come si può riuscire ad ascoltare il rock di oggi, senza aver vissuto negli anni 90?

Seattle era il centro del mondo. Da lì provenivano le grida di rabbia e paura di una generazione sconvolta. E lì si costruì una nuova torre di Babele. Era l’unico modo di rimanere vivi, ed era anche l”unico modo per non essere spazzati via. Seattle era una città scura e fredda, su cui il fantasma di Hendrix ancora allungava le sue potenti dita per prelevare figli da portare con sé, in un altro mondo, in un altra dimensione, in cui il tempo non esiste, in cui i dolori non esistono. Di problemi Layne Staley, Mike Mc Cready, John Baker Saunders, e Barrett Martin ne avevano anche troppi. Suonare nelle loro band era come avere il peso del mondo sulle proprie spalle, tenere dietro ai sogni e alle illusioni di migliaia di giovani non era facile. Non lo era se tu eri il cantante degli Alice in Chains, nè tantomeno se suonavi nei Pearl Jam o negli Screaming Trees.

Povere braccia e povera pelle, torturata da aghi e liquidi sintetici, povero stomaco, prigioniero di alcol e pillole! I Mad Season nacquero un giorno nel 1994, nei pressi di un centro di riabilitazione. Layne era un maestro nell’entrare e nel riuscire dalla tossicodipendenza ed aveva una voce stupenda, così quando McCready e Saunders gli proposero di formare una band improvvisata non poté dire di no. Martin, che ha suonato praticamente con tutti in America, all’epoca era il batterista degli Screaming Trees, il suo coinvolgimento insospettì Mark Lanegan che decise pure lui di cantare qualcosa. Prima e dopo la pubblicazione di Mad Season, la band visse un buon periodo. Erano tutti compiaciuti e sorpresi dalla riuscita della loro unione. Loro erano sobri, i concerti erano bellissimi, la canzoni erano magiche, la coesione del gruppo non lasciava dubbi, erano fatti apposta l’uno per l”altro. In queste condizioni, dieci giorni per registrare il primo (e unico) disco furono sufficienti.

ia il pubblico che la stampa accolsero l’album con gran clamore. River Of Deceit, è una perla, delicata e soffusa come una canzone jazz, delizia l’ascolto di chiunque, affondando le sue radici nei testi di K.Gibran e in una raffinata melodia anni ’70. I’m Above, Artificial Red e Lifeless Dead sono invece l”altra faccia della medaglia, navigano in acque cupe, esplorano territori bui e tempestosi, con la voce di Lanegan che arriva per contrastare quella di Layne, su praterie scoscese e mari debordanti di un suono che da lontano ricorda i Pearl Jam. All Alone è una conclusione attesa e desolata del disco è il dio che distrugge Seattle, e la sua torre di Babele, disperdendo i Mad Season lontani da se stessi e dal mondo, lasciandoli soli, nella loro disperazione e nella loro infinita bellezza.

Qualche mese dopo la pubblicazione dell’album, ognuno tornò alla propria band di appartenenza: Layne Staley si riavvicinò a Jerry Cantrell e scrisse Alice In Chains, omonimo e superlativo lavoro, di cui vale la pena ascoltare ogni traccia; Mike Mc Cready tornò ad essere il chitarrista dei Pearl Jam e pubblicò assieme a Vedder e soci un album di transizione come No Code; Martin di lì a poco avrebbe creato assieme a Peter Buck dei R.E.M. un progetto musicale chiamato Tuatara (7 album finora); Baker Saunders suonò ancora il basso con gli Walkabouts fino al 1999, quando morì per un’overdose di eroina. Layne lo raggiunse tre anni dopo.

La “mad season” era finita.

«Fate allora che ciascuna stagione racchiuda tutte le altre, e il presente abbracci il passato con il ricordo ed il futuro con l’attesa».

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Above' dei Mad Season come un'icona del grunge degli anni '90, nata dall'incontro di musicisti segnati dalla tossicodipendenza ma capaci di creare un disco intenso e profondo. Con un sound evocativo che unisce dolcezza e oscurità, l'album rappresenta un momento unico nella storia della musica di Seattle, facendo da ponte tra dolore e bellezza. Il disco, frutto di una breve ma intensa collaborazione, continua a risuonare come simbolo di una generazione e del suo tormento.

Tracce testi video

01   Wake Up (07:38)

02   X-Ray Mind (05:12)

05   Artificial Red (06:17)

06   Lifeless Dead (04:28)

07   I Don't Know Anything (05:01)

Leggi il testo

08   Long Gone Day (04:51)

10   All Alone (04:12)

Mad Season

Mad Season è un supergruppo di Seattle formato nel 1994 da Layne Staley, Mike McCready, Barrett Martin e John Baker Saunders. Incidono l’unico album Above nel 1995, con la partecipazione di Mark Lanegan in alcune tracce. Il progetto, nato tra jam e riabilitazioni, unisce grunge, blues e psichedelia. Saunders è morto nel 1999; Staley nel 2002.
07 Recensioni

Altre recensioni

Di  Rooster

 Il canto crudo e maledetto di Staley, il vero protagonista, riesce ad esprimersi in tutta la sua naturale essenza.

 I forti sentimenti che emergono sono il vero successo di 'Above', uno degli ultimi capolavori prodotti dal breve, intenso e frenetico periodo rock di Seattle.


Di  sausalito

 Questo album è forse il culmine artistico del grunge di Seattle.

 Layne Staley ha espresso emozioni e poesia in maniera decisamente più profonda.


Di  treno

 Il blues e l'Hard rock si mescolano in un infuso di tristezza e angoscia che sfocia in pezzi come “I Don’t Know Anything”.

 Questo lavoro, unico, dei Mad Season va ascoltato in particolari momenti della vita, quando tutto è sereno e roseo, altrimenti potrebbe avere chissà quali ripercussioni.


Di  Nevskji

 "Mike McCready è un grande chitarrista ... questo disco è invece il suo capolavoro chitarristico."

 "Un disco non facile, non accessibile a tutti; un disco che per quelli che c’erano rappresenta un momento irripetibile."


Di  Black Creep

 Ogni nota è come se fosse un proiettile sparato al cuore.

 ‘Above’ è un’opera irripetibile, entra nella tua anima facendoti provare emozioni uniche ed esce lasciando un profondo cambiamento in te.


Above ha 7 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.