Copertina di Mahatma Gilgamesh
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Per amanti dello stoner doom, psichedelia e rock alternativo, specialmente chi cerca sonorità italiane e atmosfere cupe e dense.
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LA RECENSIONE

I tortellini, le tagliatelle al ragu, il friggione, San Petronio e i colli.

Loro sono tre: Tommy, Ex, e Carlitos; basso, chitarra e batteria. Sono tossici e neri come gli Electtric Wizard, però mangiano lasagne invece del porridge.
Omaggiano i Sabbath dalla cima della torre degli asinelli e non cantano: la bocca la usano solo per masticare tigelle e limonare universitarie.

Perchè Bologna è piena di universitarie mica solo di portici.

Sbarbe, erba e musica nera.
E arriviamo sempre lì, alla plumbea psichedelia dello stoner doom. Sì, ma siamo in Italia, e non è poco.
E non è poco neppure il paradiso artificiale che si cela dietro il cd in questione: sei tracce per quasi sessanta minuti di caduta libera, un tripudio di chitarre dense di riverberi e distorsioni, suoni le cui radici sprofondano nel desert rock, atmosfere lisergiche e un pizzico nostalgia.
Fra pesanti flussi sonori ("Blood On Urok"),  oscuri mantra granitici ("Gilgamesh") e qualche richiamo blues ("Find The Sacred Herb"),  l'anima della rossa Bologna si scopre buia e ipnotica.

Gustosi quanto un piatto di lasagne o un bicchiere di pignoletto fermo.

Sedetevi a tavola, infilate il tovagliolo nel collo della camicia e buon ascolto.

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Riassunto del Bot

Gilgamesh di Mahatma è un album di stoner doom italiano che fonde atmosfere psichedeliche con radici desert rock e blues. Le sei tracce creano un viaggio sonoro ipnotico e denso, permeato dall'anima oscura di Bologna. L'approccio musicale è intenso, caratterizzato da chitarre distorte e riverberate che accompagnano quasi sessanta minuti di ascolto coinvolgente e nostalgico.

Mahatma

Trio di Bologna operante nell'area stoner/doom, descritto come autori di chitarre dense, atmosfere lisergiche e psichedelia plumbea.
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