"Brividi" è la prima parola che mi viene in mente.
E' anche la prima sensazione provata dopo aver ascoltato "Il primo Dio". Riflettiamo. "Lungo i bordi" è un capolavoro di poesia, musica, vibrazioni.
Le tracce scorrono lungo i bordi del nostro corpo, penetrano la mente lentamente e inequivocabilmente pervadono lo spirito. Sì, perché la voce di Emidio Clementi, il recitato anzi (che può ricordare, in alcuni punti, addirittura quello di Carmelo Bene) si insidia magicamente in noi, punto e basta.
Si sente tutta l'influenza di Bukowski ("Meglio di uno specchio", "Fuoco fatuo") sia nello stile che nelle "Storie di ordinaria follia" raccontate; né si può negare che i testi abbiano anche un'impronta beckettiana ("Per farcela" e "Da qui" ricordano le "Filastroccate", per esempio). L'aporia di "Pizza Express" è il vero punto di forza della traccia: l'ignoto che crea immagini.
Che dire? Soffermatevi, anche se il primo ascolto non vi entusiasma, perché "c'è qualcosa che ci trattiene, perché anche se non c'è amore, a volte, a volte c'è qualcos'altro".
"Poesia pura, comunicata per immagini dai 'colori sbiaditi di una polaroid'."
"Il miglior consiglio è dimenticare tutto, acquistare questo disco e ascoltarlo, ascoltarlo e viverlo."
Ha spazzato via tutto quello che c'era, in me.
Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata.
Lungo i bordi dell'anima si ferma questo disco.
Dopo, mi sono sentito come il soffitto di una chiesa bombardata.