Il genere Metal e le sue infinite declinazioni sono un'affascinante argomento di studio per sociologi e musicologi. Stiamo parlando del genere allo stesso tempo tra i più tradizionalisti e i più rivoluzionari/rivoluzionati oggi in circolazione; un genere che ancora riesce a collegarsi ad aspetti di aggregazione identitaria e a codici comportamentali ed estetici che si pensava estinti con la fine del ventesimo secolo.
Un antropologo (metallaro) a riguardo ha dichiarato: ''se sei stato metallaro rimani sempre metallaro''. L'affermazione non è priva di una certa retorica di fondo che contrassegna qualsiasi aficionados, ma non è che poi si allontani troppo dalla realtà. Mi riesce complicato concepire un'altra forma musicale che sappia smuovere gli istinti di appartenenza al gruppo di riferimento e di rifiuto per ciò che sta aldifuori del tracciato con altrettanta efficacia. Strettamente connesso a questo sentimento di affiliazione è il concetto di integrità dell'Heavy metal; un concetto che si collega all'idea di adesione completa, acritica (e un pò limitata diciamolo) a determinati standard sonori (ed etici) immutabili.
Eppure il Metal ha dato vita, più di ogni altro, ad una quantità quasi infinita di sotto-generi. Dove è finito allora il concetto di ''purezza''? Come si spiegano queste scissioni così travolgenti? Gli interrogativi portano ad una considerazione piuttosto consequenziale: i rari gruppi che si distinguono dalla massa, che osano, magari estremizzando alcune caratteristiche ritenute ''sacre'', posseggono effettivamente una marcia in più, un qualcosa di enigmatico, una sintesi di mestiere figlia non solo della tecnica strumentale che rende una band Classica ed indimenticabile. I Mastodon sono uno degli esempi più significativi.
Seppur fin dal debutto ''Remission'' il combo di Atlanta venisse profeticamente etichettato come ''the next big thing'', nella realtà, a differenza di Metallica e Slayer un quarto di secolo fa, lo stato di degrado del music-business ha costretto gli statunitensi a sudare le cosidette sette camicie, coltivando col tempo uno zoccolo crescente di fan, mentre sfornava album sempre più osannati dalla critica specializzata. Immagino che in questo momento il vostro pensiero piombi dritto dritto allo stupendo ''Blood Mountain'' del 2006 (o, al limite, al precedente ''Leviathan''), ma è qui che vi sbagliate; è con il più recente ed ambizioso ''Crack The Skye'' che i nostri hanno finalmente ''sfondato'', generando dati di vendita impressionanti (nella prima settimana, sono stati quasi il doppio di quelli di Blood). Non c'è da meravigliarsi quindi se i Mastodon, per il primo tour da headliner, abbiano deciso di puntare tutto sulla resa del vivo del loro album più rock-oriented, relegando solo alla seconda parte dello show le perle più longeve.
Tutti e sette i pezzi di CTS si susseguono fedelmente uno dopo l'altro, tra i duetti vocali di Hinds e Sanders (nelle parti melodiche tutt'altro che impeccabili), la batteria portentosa di Dailor ed il mixaggio di O'Brien finalmente decisivo, fattore che rende anche i cavalli di battaglia ''Circle of Cysquatch'', ''Aqua Dementia'' e ''Where Strides The Behemoth'' più viscerali, più spigolosi, insomma più Mastodon. Da segnalare che all'interno del CD/DVD è presente, oltre alla cadenzata cover dei Melvins ''The Bit'', anche ''Crack The Skye-The Movie'', ovvero un bonus DVD con le riprese di tutti i video che di solito vengono proiettati alle spalle del gruppo durante i concerti.
''Live at the Aragon'' (registrato alla fine del 2009 all'Aragon Ballroom di Chicago) è un prodotto dedicato smaccatamente ai fan dell'ultim'ora che adorano destarsi tra le note psichedeliche e gli squarci sognanti di ''The Czar'' e di ''The Last Baron''. Per tutti gli altri, l'appuntamento è al prossimo lavoro in studio; per avere la riprova che la parola ''Immobilismo'', nel frattempo, non sia stata aggiunta ai farciti dizionari dei Mastodon e per dimostrare che gli antropologi, a volte, possono anche aver ragione...