Copertina di Mia Martini Martini mia
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Per appassionati di musica italiana, fan di mia martini, studiosi di musica d'autore e cultura anni '80, curiosi del festival di sanremo.
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LA RECENSIONE

MARTINI MIA... 6,5/10

Mia Martini, bollata come “jettatrice” da un mondo discografico tra i più abbietti (quando ci si mette), rientrò con fanfare e grida di giubilo nel Sanremo del 1989 (uno dei più disgraziati di sempre: Renato Pozzetto diede forfait all'ultimo e venne sostuito dai cosiddetti “figli dei famosi”, anche se a salvare la baracca ci pensò un Beppe Grillo in forma atomica; 48, dico 48, artisti in gara!) con un brano divenuto simbolo della musica italiana tout-court: “Almeno tu nell'universo”, che ha una storia lunghissima alle spalle. Composto (si dice, perchè le fonti hanno sempre o smentito o confermato) nel 1972 da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nella stessa settimana in cui scrissero “Piccolo uomo” (settimana proficua, va detto...) e lo tennero, vai a capire perchè, nel cassetto per ben 17 anni (anche se altre fonti datano la composizione a due anni dopo, nel 1974, e questo “smonta” tutta la suddetta storia della “settimana miracolosa”). La cedettero nel 1989 a Mia Martini e le sembrava davvero cucita addosso. La proposero a Sanremo: apriti cielo! L'organizzazione, proprio a causa di quelle maligne voci, s'impuntarono asserendo che la cantante calabrese non era persona gradita (organizzava Adriano Aragozzini, quello con “la faccia da guardia di confine bulgara” come lo apostrofò Beppe Grillo in diretta) e solo il risolutivo intervento di Renato Zero sbrogliò la matassa (garantì, il cantautore romano, la propria presenza sul palco, il lasciapassare definitivo per la presenza di Mia Martini). Lei la cantò magnificamente, stregò il pubblico della kermesse (“Era la musica che seguiva il suono della sua voce e non il contrario”, ebbe a dire qualche anno fa il compianto Peppe Vessicchio), vinse il premio della Critica (quello che oggi porta il suo nome) ma arrivò solo nona: prima di lei, per dire, “Esatto!” di Francesco Salvi la superò in classifica (mah). La canzone però, in primissima istanza, Lauzi e Fabrizio la proposero ad una giovanissima, ed esordiente, Paola Turci che declinò l'offerta a favore di “Bambini”, brano con il quale vinse, proprio quell'anno, Sanremo Giovani.

Attorno a questo pezzo tanto clamoroso quanto affascinante si costruisce un album. 10 pezzi, inevitabilmente, non tutti all'altezza delle aspettative. Apre il brano sanremese (tra l'altro, poco sanremese: dura quasi 6 minuti), a seguire il celeberrimo “manifesto” femminista “Donna”. La scrive Enzo Gragnaniello, che scrive molti brani di questo disco (sue le cose migliori): presentata al Festivalbar 1989 riscosse un ottimo successo (nello stesso anno viene eseguita anche durante il Premio Tenco). Lo stile è quello della più classica songwriter, melodia semplice e testo che, quasi come dei flash, evoca immagini tante crude quanto, purtroppo, vere. Così: “... Donna come l'acqua di mare/chi si bagna vuole anche il sole/chi la vuole per una notte/e chi invece la prende a botte/Donna come un mazzo di fiori/quando è sola ti fanno fuori/donna, cosa succederà/quando a casa non tornerà”. Furono, sostanzialmente, questi due brani a decretare il suo successo di uno degli album più felici e fortunati (vendette centomila copie) di Mia Martini.

Che sia più rilassata (ed anche meno “ombrosa”) lo dimostrano due fattori: a) firma 3 canzoni dell'album, utilizzando, tra l'altro, il proprio nome di battesimo (Domenica Bertè); b) almeno 3 brani sono di natura scanzonata (non stupidi). Fa tutto da sola con la divertente “Spegni la testa” (attualissima ancora oggi: siamo bombardati da mille informazioni, mille notizie, ogni tanto meglio “prendersi una pausa”); “Statte vicino a me” (ancora Enzo Gragnaniello), canzone d'amore sui generis e la meno riuscita “Agapimu”, un brano cantato nientemeno che in greco risalente a 15 anni prima rivisitazione di “Agapimu” già presente, con altro arrangiamento, nell'album “E' proprio come vivere”, 1974. Menzione d'onore al brano che apre il lato B, “Notturno” (fa tutto Maurizio Fabrizio), di una dolcezza ed una poesia unici (ed ebbe anche delle piacevoli soddisfazioni commerciali, all'epoca).

Altre cose lasciano il tempo che trovano ed alcuni paiono davvero dei riempitivi buttati lì: “Amori” (testo di Mia Martini, musica di Armando Trovajoli); “Il colore tuo”, della coppia Lauzi-Fabrizio in versione più “sparagnina”; “Formalità” (testo di Franca Evangelisti e musica di Massimo Cantini). Menomale che c'è Gragnaniello: la sua “Strade che non si inventeranno mai da sole” non sfigura.

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Riassunto del Bot

La recensione esamina 'Martini mia', l'album che segna il ritorno di Mia Martini a Sanremo nel 1989, evidenziando il successo di brani ormai iconici come 'Almeno tu nell'universo' e 'Donna'. Pur riconoscendo alcune tracce meno riuscite, l'autore sottolinea il contributo di Enzo Gragnaniello e la ritrovata serenità d'autrice della cantante. L'album conquista sia per qualità che per impatto culturale.

Tracce testi video

01   Almeno tu nell'universo (05:06)

Leggi il testo

02   Donna (04:03)

03   Spegni la testa (03:56)

04   Strade che si inventeranno mai da sole (03:40)

05   Amori (02:38)

06   Notturno (03:42)

07   Agapimu (04:28)

08   Formalità (03:27)

09   Statte vicino a me (03:45)

10   Il colore tuo (02:48)

Mia Martini

Mia Martini (Domenica Bertè, 1947–1995) è una delle voci più intense della canzone italiana. Dagli esordi nei ’60 al successo nei ’70 con Piccolo uomo e Minuetto, fino al ritorno con Almeno tu nell’universo (1989) e Gli uomini non cambiano (1992). Ha collaborato con autori come Ivano Fossati, Bruno Lauzi, Maurizio Fabrizio e Franco Califano.
11 Recensioni

Altre recensioni

Di  abitinobili

 «Martini Mia è l’album che riconsegna la cantante di Bagnara Calabra al grande pubblico dopo anni di isolamento forzato.»

 «Notturno identifica molto la personalità di Mimì con quel suo modo di isolarsi e nascondere le sofferenze per ritrovare la forza di rimettersi in gioco.»