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Per appassionati di rock anni '70, fan del glam e hard rock, cultori di band di culto e musicologia rock
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LA RECENSIONE

Sono arrivato ai Mott The Hoople per vie traverse, non avendo mai trovato nessuno che me ne parlasse, nessuno che conoscesse anche per sbaglio una loro canzone, ci sono arrivato perchè lessi in giro che in codesto gruppo suonava Mick Ralphs, che nel 1974 andrà a formare, insieme a Paul Rodgers, Simon Kirke e Boz Burrell, i Bad Company.

E devo ammettere che queste vie traverse mi hanno portato a scoprire un grande gruppo, ingiustamente ed inspiegabilmente semisconosciuto al grande pubblico, in cui spicca per personalità e doti compositive il cantante e leader indiscusso Ian Hunter, che sarà l'ultimo membro ad entrarne a far parte, completando la line up composta dal già citato Mick Ralphs alla chitarra, Verden Allen alle tastiere, Pete Overend Watts al basso e Dale Buffin Griffin alla batteria.

"Brain Capers" esce nel 1971 ed è il quarto disco dei Mott The Hoople, il primo della trilogia completata da "All The Young Dudes" e "Mott" che segna il loro culmine artistico. Un disco registrato quasi in presa diretta, nel tentativo di catturare la grande carica espressa dal gruppo in sede live, altrimenti difficile da riprodurre in studio, in cui si fondono elementi stilistici tipici del glam rock, un'attitudine che si cala da qualche parte fra l'hard rock e il punk, che a quei tempi era ancora ben lontano dal nascere, il cantato a tratti simil-Dylaniano di Ian Hunter (sentire "Your Own Backyard" per conferma) e la passione per il blues di Ralphs, che ogni tanto fa capolino. Una miscela dalla quale diversi gruppi in seguito attingeranno, ma che a suo tempo non ebbe il successo sperato e meritato, rendendo i Mott The Hoople il gruppo giusto al momento sbagliato.

Il gruppo giusto, perchè canzoni come l'opener "Death May Be Your Santa Claus" (titolo stupendo), "Darkness Darkness" (cover degli Youngbloods cantata da Mick Ralphs), "Sweet Angeline" e soprattutto la lunga "The Journey", piazzata esattamente a metà e capolavoro assoluto del disco, testimoniano come i Mott The Hoople avessero tutti i mezzi per arrivare in cima e rimanerci per un pezzo.

Purtroppo qualcosa non funzionò, "Brain Capers" non suscitò l'interesse del grande pubblico e i Mott The Hoople arrivarono sull'orlo dello scioglimento, che fu evitato solo dall'intervento di un loro fan della prima ora, tal David Robert Jones, in arte David Bowie, che si presentò alla loro porta e li convinse ad andare avanti, offrendosi di scrivere una canzone per loro...

Ma questa è un'altra storia dal titolo "All The Young Dudes"...

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Riassunto del Bot

La recensione esplora il quarto album 'Brain Capers' dei Mott The Hoople, evidenziandone la grande qualità musicale e l'importanza artistica malgrado il limitato successo commerciale. L'album miscela glam rock, influenze hard rock e blues con un cantato distintivo. La band, guidata da Ian Hunter, viene descritta come un gruppo dotato di un potenziale enorme, sfortunatamente arrivato 'al momento sbagliato'. L'intervento di David Bowie sarà decisivo per evitare lo scioglimento del gruppo.

Tracce video

01   Death May Be Your Santa Claus (04:54)

02   Your Own Backyard (04:13)

03   Darkness Darkness (04:32)

04   The Journey (09:15)

05   Sweet Angeline (04:53)

06   Second Love (03:46)

07   The Moon Upstairs (05:01)

08   The Wheel of the Quivering Meat Conception (01:15)

Mott the Hoople

Mott the Hoople è una band rock inglese attiva principalmente tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70, nota per l'antemico successo "All the Young Dudes" e per l'intensa commistione tra glam rock e sonorità rock/blues guidata da Ian Hunter e Mick Ralphs.
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