Copertina di My Chemical Romance I Brought You My Bullets, You Brought Me Your Love
gege89

• Voto:

Per fan del rock alternativo, appassionati di emo e pop-punk, giovani ascoltatori interessati alle origini delle band emo
 Dividi con...

LA RECENSIONE

I My Chemical Romance.

Tra il 2006 ed il 2007, volenti o nolenti (soprattutto nolenti), abbiamo sentito parlare del quintetto capitanato da Gerard Way in continuazione; la loro musica ci è stata proposta da canali tematici musicali e radio in maniera quasi ossessiva, finendo per stare sullo stomaco anche a coloro a cui i My Chem non stavano esattamente antipatici. "Hanno dato nuova linfa al fenomeno emo", "fanno il miglior rock degli ultimi 5 anni", "finalmente una rock band che può prendere in mano l'eredità dei Queen"... sono stati elargiti a piene mani complimenti da parte di tutte le riviste musicali. Abbiamo quindi avuto la definitiva conferma che a prescindere dalle reali capacità musicali, se il sistema commerciale decide che una band deve spaccare (o vendere?), la suddetta band spacca. Ritornando ai nostri "eroi", l'ultimo album, in ordine cronologico, presenta una produzione curatissima ed un sound che oscilla tra le reminiscenze del rock magniloquente degli anni '80 e le influenze di un pop-punk che richiama i Green Day (non scandalizzo nessuno "rivelando" che l'opera è stata posta sotto l'egida di Rob Cavallo, ormai conosciuto un po' da tutti, proprio lui, quello che ha prodotto "American Idiot").

Beh, scordiamoci per un momento i My Chemical Romance ridondanti fino all'eccesso, esagerati nel cantato del vocalist quanto nel proporre ballate insipidamente melodiche. "I Brought You My Bullets, You Brought Me Your Love", album d'esordio, ci fa conoscere probabilmente i veri My Chemical Romance; e ci propone in definitiva la classica boy-band americana talentuosa  che, pur non stravolgendo la scena musicale che presenzia, offre comunque un sound genuino e spontaneo, adrenalinico ed immediato nell'ascolto. Probabilmente è questo l'unico vero disco dei My Chem che si possa definire emo-core; le chitarre graffiano, Ray Toro e Frank Iero soprattutto non sbagliano un colpo: azzeccano sempre la nota giusta e riescono a creare atmosfere dense di sapore dark. Quello che sorprende di quest'album, infatti, è la capacità del gruppo di sapere costantemente interpretare la propria musica con semplicità e schiettezza, senza esagerare e lanciarsi in ardite sperimentazioni musicali.

Niente di sconvolgente, ma un disco sicuramente gradevole che alimenta i dubbi sulle effettive capacità della band, in negativo quanti in positivo.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione analizza il primo album dei My Chemical Romance come la loro proposta più autentica e genuina rispetto al successivo successo commerciale. Il disco è descritto come emo-core con un sound semplice ma efficace, influenzato dal rock anni '80 e dal pop-punk. Vengono apprezzate la spontaneità e le atmosfere dark strumentali, pur senza particolari innovazioni. Il giudizio finale è equilibrato, tra dubbi sulle reali capacità della band e una valutazione positiva della genuinità del lavoro.

Tracce testi video

02   Honey, This Mirror Isn't Big Enough for the Two of Us (03:51)

03   Vampires Will Never Hurt You (05:26)

Leggi il testo

04   Drowning Lessons (04:23)

Leggi il testo

05   Our Lady of Sorrows (02:05)

Leggi il testo

06   Headfirst for Halos (03:28)

Leggi il testo

07   Skylines and Turnstiles (03:23)

Leggi il testo

08   Early Sunsets Over Monroeville (05:05)

Leggi il testo

09   This Is the Best Day Ever (02:12)

11   Demolition Lovers (06:06)

My Chemical Romance

My Chemical Romance è una band statunitense del New Jersey, spesso associata all'emo dei 2000 ma descritta nelle recensioni anche come rock/punk con forte teatralità e ambizione da concept album.
17 Recensioni

Altre recensioni

Di  Tobby

 Il disco è tutto il contrario: sì, anche il punk/rock "in salsa dark" può essere vitale, grezzo, divertente e soprattutto genuino.

 Quella genuinità che si è andata irrimediabilmente perdendo nei successivi "Three Cheers For Sweet Revenge" e "The Black Parade".


Di  Taurus

 Un lavoro d’esordio che fotografa il combo com’era agli inizi di carriera, dai contenuti ancora un po’ acerbi, ma che anticipa un futuro promettente.

 Non troverete ritornelli appiccicosi di gruppi come Aiden e dei trascurabili The Used e questo è un pregio.