Copertina di MY DYING BRIDE Feel The Misery
GenitalGrinder

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Per appassionati di metal gotico e doom, fan storici di my dying bride, ascoltatori di musica oscura e intensa.
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LA RECENSIONE

Sono tornati, dopo tre anni dal precedente lavoro; e lo fanno in modo eccellente. E lo stesso vale per tutta la loro lunga discografia, a parte un paio di lavori non perfettamente riusciti. Otto brani per oltre un'ora di Gothic-Doom come soltanto i My Dying Bride sanno proporre; inaspettato è il ritorno alla chitarra di Calvin Robertshaw, uno dei membri fondatori della Sposa Morente nell'ormai lontano 1990.

L'impasto sonoro si fa più spesso, oscuro, dilatato; con le chitarre che finalmente tornano ad essere protagoniste tessendo trame lente e spossanti. Con quel suono di vioino acuto e raggelante che va ad incontrare sul suo percorso la voce di Aaron; riproponendo in alcune canzoni il suo growl demoniaco, da antro infernale.

L'ascolto dei primi tre eterni brani, superano tutti i nove minuti, mi fa ancora provare dopo tanti anni quei sacrali ed infiniti brividi che mi confermano per l'ennesima volta l'assoluto valore degli inglesi.

Il mio disco del 2015..TO SHIVER IN EMPTY HALLS...

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Riassunto del Bot

My Dying Bride torna dopo tre anni con Feel The Misery, un album intenso e oscuro che riafferma il loro ruolo iconico nel Gothic-Doom. L'album di otto tracce supera l'ora di musica, con la chitarra di Calvin Robertshaw protagonista e la voce di Aaron che alterna parti melodiche a growl demoniaci. Brani lunghi e avvolgenti, capaci di trasmettere emozioni profonde e sacrali. Un ritorno apprezzato dai fan del genere e della band.

Tracce

01   And My Father Left Forever (09:22)

02   To Shiver In Empty Halls (09:46)

03   A Cold New Curse (09:02)

04   Feel The Misery (06:20)

05   A Thorn Of Wisdom (05:04)

06   I Celebrate Your Skin (06:54)

07   I Almost Loved You (05:28)

08   Within A Sleeping Forest (10:42)

My Dying Bride

My Dying Bride è una storica band doom/gothic metal inglese nata nel 1990 a Halifax, nota per le sue atmosfere cupe, i testi decadenti e il caratteristico uso di violino e voce versatile di Aaron Stainthorpe. Considerata tra i pilastri del death-doom britannico, ha influenzato la scena mondiale con capolavori negli anni ’90 e un percorso artistico che alterna fedeltà alle origini e sperimentazioni malinconiche.
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