Copertina di Natalie Merchant Motherland
Luigi_96

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Per amanti della musica folk e pop raffinata, ascoltatori sensibili ai temi sociali e culturali, fan di natalie merchant e 10.000 maniacs, appassionati di musica impegnata e internazionale.
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LA RECENSIONE

Natalie Merchant, ex leader dei 10.000 Maniacs, band degli anni ottanta, ci propone un album per il quale sono accorsi più di sessanta artisti per la collaborazione. Il terzo album registrato in studio di Natalie Merchant è un incrocio di correnti musicali da rimanere confusi, ma ben impressionati. Questo disco è mirato soprattutto alla critica del sistema americano, ed è dedicato ai caduti del 11 settembre. I temi sono seri, e la cantante li tratta in maniera non rabbiosa, infatti la Merchant pare rilassata come nella foto in copertina(seduta sotto un albero, con un cesto di frutta).

Il primo brano dell'album è un grande paragone tra l'America e una casa in fiamme, da qui il titolo "This House Is On Fire", e ci propone uno stile arabo per quanto riguarda i fiati e delle chitarre elettriche che con le giuste distorsioni si prestano a quello che è forse il più bello tra i brani dell'album. Brani che ricordano il suo passato con i Maniacs sono "Tell Yourself" e "Just Can't Last", con uno stile pop rock. Di "Tell Yourself" possiamo dire essere un brano in cui la cantante tratta temi personali, parlandoci delle sue esperienze, della sua vita, come del resto in "I'm Not Gonna Beg", "The Wrost Thing" e in "Not In This Life". La chitarra acustica e la fisarmonica intrecciano ritmi folk nella traccia che da il nome all'album: "Motherland". Per la serie chi più ne ha più ne metta, riconosciamo un tango nella già citata "The Wrost Thing", con una parte cantata in lingua spagnola, e dei richiami alla musica di colore nel brano "Build A Levee". Possiamo apprezzare la struggente melodia di "I'm Not Gonna Yourself", e il tono dolce della voce invece di "Henry Darger". Richiami alla religione sono presenti in "Saint Judas" e "Golden Boy" è una canzone che scorre molto bene e in maniera piacevole.

Tutto il disco, che esprime una maggior maturità della cantante, è stato miscelato in maniera eccezionale, sicché nessuno dei vari richiami alle varie culture musicali sembri fuori posto. I temi sono sempre attuali e, benché sembri un disco ispirato all'11 settembre, vi è solo dedicato, come vuole evidenziare l'autrice, infatti la sua registrazione è terminata il giorno 8 settembre. Per aiutare a riflettere è un ottimo disco che, per giustificare il nome, ha tra gli strumenti utilizzati tutti gli strumenti che stanno alla base della musica del Nuovo Mondo. 

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Riassunto del Bot

Motherland è il terzo album in studio di Natalie Merchant, caratterizzato da una fusione di sonorità folk, pop e influenze arabe e latino-americane. L'album tratta temi seri, concentrandosi sulla critica del sistema americano e dedicato ai caduti dell'11 settembre. La cantante mostra una maturità artistica, senza rabbia ma con riflessione e delicatezza, offrendo un ascolto coinvolgente e ricco di sfumature culturali.

Tracce testi video

01   This House Is on Fire (04:43)

03   Saint Judas (05:45)

04   Put the Law on You (05:01)

06   Golden Boy (04:12)

07   Henry Darger (04:26)

08   The Worst Thing (05:48)

09   Tell Yourself (05:13)

11   Not in This Life (05:23)

12   I'm Not Gonna Beg (06:12)

13   Untitled (00:58)

Natalie Merchant

Cantautrice statunitense, già voce e penna dei 10,000 Maniacs (1981–1993), ha intrapreso una solida carriera solista dal 1995 con Tigerlily, proseguendo tra rock-folk e progetti letterari-musicali.
08 Recensioni

Altre recensioni

Di  Luigi_96

 "Maybe it’s time to fly, time to fly away", unendo tutte le sue precedenti esperienze musicali creando un brano familiare e ben bilanciato.

 "Giving up everything, see the whole magnificent emptiness/Gave what I want for how it is, for the stone inside, for the bitterness, for the sweetness at the core of it".