Medusa è uno di quei dischi che sembrano usciti da una piega temporale sbagliata. Pubblicato nel 1998 ma registrato sei anni prima, nel 1992, è un lavoro che sfugge alle cronologie ufficiali dei No Strange e che, non a caso, nasce con un’identità incerta: pensato inizialmente come progetto solista di Ursus, finirà poi per uscire a nome No Strange per decisione dell’etichetta Toast. Qui non posso non pensare come la stessa Toas, che detiene i diritti dei pirmi dischi dei No Strange, si ostini purtroppo a non volere ristampare piccoli gioelli di psichedelia come L'Universo e il primo mitico e mitologico Trasparenze e suoni.

Anche la formazione è atipica e merita di essere chiarita, soprattutto per evitare equivoci ricorrenti: qui non c’è Alberto Ezzu. Medusa è inciso da un trio essenziale e visionario:
Salvatore Ursus D’Urso, suo fratello Tony D’Urso alla chitarra e Fabio Maffia alle tastiere.
Tony, musicista attivo fin dagli ultimi anni ’60, porta con sé un bagaglio che attraversa decenni di musica italiana, avendo collaborato anche come turnista con nomi come Ron e Tullio De Piscopo. Un dettaglio che, ascoltando il disco, non è semplice trivia ma chiave di lettura.

Medusa è un mini-CD cosmico, più vicino a un viaggio mentale che a una raccolta di brani. Le coordinate sono chiare ma mai derivative: krautrock, pulsazioni ipnotiche, elettronica analogica, spazi vuoti e riverberi che sembrano respirare. I riferimenti più immediati sono quelli dei primi Gong, di certo kraut tedesco, ma anche delle derive ambient-cosmiche di Beaver & Krause. È musica che guarda più allo spazio interiore che alla forma canzone.

Qui i No Strange (o forse sarebbe meglio dire Ursus) abbandonano definitivamente ogni residuo sixties o beat per spingersi in una dimensione più astratta, quasi rituale. Non c’è urgenza melodica, non c’è concessione all’immediatezza: Medusa procede per stratificazioni lente, circolari, come una spirale lisergica che non cerca l’ascoltatore ma lo attende.

Un episodio emblematico è il brano che nella compilation Apocalisse di diamante apparirà col titolo “Gorgone”, in un mixaggio completamente diverso, quasi irriconoscibile rispetto alla versione presente qui. Un ulteriore segnale di quanto questo lavoro sia fluido, instabile, refrattario a una forma definitiva. Non è un disco “facile” e non è nemmeno un disco rappresentativo del lato più noto dei No Strange. Ma proprio per questo Medusa è un oggetto affascinante, una sorta di documento segreto della loro traiettoria, una deviazione cosmica che oggi suona persino più coerente di allora.

Un lavoro che non chiede di essere capito, ma attraversato. Come guardare Medusa negli occhi: o si resta di pietra, o si accetta la visione.

Elenco e tracce

01   Terra Del Fuoco (01:01)

02   Medusa (02:26)

03   Rainbow (03:23)

04   Gorgone (02:05)

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