Il gruppo di ragazzi che corrispondono a nomi quali Mikael Akerfeldt (chitarra e voce), Peter Lindgren (chitarra), Martin Lopez (batteria) e Martin Mendez (basso) formano gli Opeth.
Dalla nascita il gruppo si dedica ad un black metal che però non rientri nei canoni tipici della scena e da qui nasce il loro black metal che io definirei “malinconico”.
Infarcito di clean vocals e di momenti al confine con il jazz lo stile degli Opeth è ormai diventato un marchio di fabbrica per il gruppo che con il disco Blackwater Park firma a mio parere il miglior capitolo della sua discografia.
Assistiti da quel genio di Steven Wilson (Porcupine Tree), per quanto riguarda la produzione, gli Opeth sfornano un disco quasi perfetto che ci porta in questo oscuro parco che sembra popolato di presenze sfuggenti, malinconiche appunto, ma anche cariche di rabbia e di dolore.
È questo ciò che pare dicano le parole scritte e cantate da Mikael accompagnato dai suoi amici che tessono melodie oscure e creano atmosfere sulfuree quasi come se in una foresta potessero solo penetrare alcuni flebili raggi di luce a portare un po’ di tranquillità in un posto tormentato dal dolore e dalla sofferenza.
Consigliatissimo per coloro che amano una genere di musica “progressiva” molto ben suonata e carica di sentimenti oltre che tecnicismi e esibizionismi.
Sono due anni che cerco di capire se questo cd è un capolavoro o una semplice scopiazzatura, e non ci sono ancora riuscito.
I brani diventano ancora più lunghi, più psichedelici, più dilatati e forse anche più belli ma di sicuro meno originali.
"Blackwater Park come titolo rende magnificamente tutta l'atmosfera che pervade il disco."
"Una dolce tortura che richiede la passione crescente per le cose avvolte nella nebbia dei ricordi e delle disillusioni."
Persi nel loro allucinogeno mondo, gli Opeth nuotano nelle acque nere del death-metal con serietà e creatività.
La voce di Mikael Akerfeldt passa disinvoltamente dai toni morbidi a growls terrificanti, senza perdere credibilità.