Un cd arrivato per caso. De-baser comincia a fare di questi scherzi. Non ho molto tempo in questo periodo quindi lo trasformo in mp3 in modo da ascoltarlo mentre sono in giro (un po' scettico, ma chi sono questi Pantarei?).
Sto dormicchiando sull'autobus... play... percussioni, un ritmo che sembra il pulsare del cuore, una voce melodica quasi da sciamano che inizia una ballata in calabrese; però...

Passo alla seconda, il ritmo aumenta, sembra una taranta, il testo (comprendo poco) sembra una canzone popolare (dovrò riascoltare il tutto con davanti il libretto), e così di canzone in canzone scopro un album dove Leon, un eccellente percussionista calabrese, insieme al suo collega Fabrizio Cesare Allah che si occupa dei testi, cantano il sud della Calabria (e non solo) sulla stessa scia percorsa dagli Almamegretta: basi che si rifanno al Bristol sound, ma con un deciso sbilanciamento verso i suoni mediterranei e nordafricani.
Dicono di aver sintetizzato un nuovo genere, il taranta-dub dalla fusione dei due omonimi generi e ce ne danno l'esempio almeno in un paio di pezzi. I testi sono a volte leggeri (Fimmini), a volte impegnati (Trusciallah, contro il ponte sullo stretto di Messina), a volte ironici (Calabrisenglish), ma mai banali. Credo che il vero segreto di questo disco sia in un nuovo fragile equilibrio fra i suoni elettronici, percussioni, melodie popolari con l'asprezza del dialetto calabrese.

Credo che dal vivo, anche se il disco ha un'ottima produzione, siano ancora più coinvolgenti, e già mi immagino vedere saltare la gente in una interminabile versione live della title-track...

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