Copertina di Paw Dragline
donjunio

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Per appassionati di grunge e rock alternativo anni '90, amanti della musica indipendente e cult band dimenticate
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LA RECENSIONE

Duro essere i migliori tra le seconde linee, nella giungla grunge-crossover dei primi anni 90. Svettavano i prime mover e i grandi nomi che saldamente impugnavano lo scettro e avevano il passo e il carisma giusti per tenere il centro della scena. Inoltre, i cloni e i mestieranti sfornati dalle major avanzavano imperterriti, pronti a soddisfare il consumo pilotato da MTV. Ecco perché gruppi pur ottimi come i Paw sono caduti nell'oblio.

Bravi e accattivanti nel generare tempeste chitarristiche di ruggente potenza impressionista, ma privi di quella intensità che avrebbe di lì a poco fatto la fortuna dei coevi Tool o dei God Machine. Mentre quella sontuosa vena melodica, intrecciata a robuste trame di rock americano classico, che qua e là emergeva non era sufficiente a rivaleggiare coi Blind Melon e gli Stone Temple Pilots e fendere il muro di un mainstream che stava diventando sempre più omologato. E cosi se i Tool, col successo di "Undertow" poterono preparare con calma il salto di qualità del capolavoro "Aenima", il parziale flop commerciale di "Dragline" spinse i Paw a cercare qualche scorciatoia col successivo "Death to traitors", assomigliando a dei Soul Asylum con le palle, ma finendo per scavarsi da soli la fossa.

Formati in Kansas dal cantante Mark Hennessy e dal chitarrista Grant Fitch all'inizio della decade, i nostri si erano fatti notare con un demo prodotto da "Mister Nevermind" Butch Vig, e vennero omaggiati nientemeno che da Newsweek come i "nuovi Nirvana", anche per via di quel disperato lirismo che permeava le prime composizioni. La ruota non girò nel verso giusto, ma riascoltato oggi, "Dragline" rimane un album in grado di competere ad armi pari con tanti dei pesi massimi usciti in quel felice 1993. La sua mistura è data da un assalto serrato mutuato dai Nirvana di "Bleach", capace di scivolare sui declivi di un lussureggiante roots rock non dissimile dai Pearl Jam di "Vs", il tutto inframezzato da arpeggi scultorei alla Jane's Addiction. Proprio la band di Farrell e Navarro è il faro ispiratore, per il medesimo gusto nel forgiare composizioni complesse e articolate quali "Couldn't know", "Pansy" o "Veronica", con passaggi armonici che generano pennate vertiginose, effervescenze tribali e vivaci spruzzi lisergici. Altri classici abbondano, a partire dalle anthemiche "Gasoline", "The bridge", "One more bottle" e "Jessie", sorrette da un onnipresente basso pulsante e alimentate dalle storie di pura teenage angst del carismatico e indemoniato vocalist. E che dire della sinuosa "Lolita" che, introdotta da una linea di basso maligna alla Pixies, unisce perfettamente la visionarietà del rock sixties con la potenza d'esecuzione del grunge? Degna conclusione a un lavoro splendido è l'apocalittica "Hard pig", un boogie blues torrido e squadrato che si amplifica in un'atmosfera di plumbeo surrealismo.

I Paw adesso bivaccano chissà dove, tra Jack Daniel's e partite a biliardo, persi in quella America rurale e allucinata che hanno descritto tra questi solchi. Parafrasando uno slogan dei Furiosi (gli ultrà del Cagliari) per Valery Melis (soldato e tifoso ammalatosi in Kosovo causa uranio impoverito e poi deceduto) che David Suazo mostrò alle telecamere dopo aver realizzato uno dei suoi 102 gol in maglia rossoblu: molti li hanno dimenticati, noi non li dimenticheremo.

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Riassunto del Bot

Dragline, l'album dei Paw, è un prodotto grunge americano degli anni '90 spesso dimenticato ma di grande qualità. Il disco si distingue per la potenza chitarristica e le melodie radicate nel rock classico, con influenze evidenti da band come Nirvana, Pearl Jam e Jane's Addiction. Nonostante il successo limitato, oggi si apprezza il mix di intensità e composizione complessa, valorizzato da un vocalist carismatico. Un lavoro che merita di essere riscoperto come uno dei migliori dell'epoca.

Tracce testi video

02   Sleeping Bag (04:07)

05   Couldn't Know (04:13)

06   Pansy (03:29)

07   Lolita (04:56)

08   Dragline (05:08)

09   Veronica (03:58)

10   One More Bottle (04:03)

11   Sugarcane (03:45)

12   Hard Pig (05:07)

Paw

Band grunge americana formata in Kansas da Mark Hennessy e Grant Fitch; il debutto Dragline (1993) è il loro lavoro più noto. Un demo fu prodotto da Butch Vig e la band venne citata da Newsweek come "nuovi Nirvana".
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