Peter Hammill
pH7

()

Voto:

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Peter Hammill – PH7 – 1979

Alcuni autori sono da sempre difficilmente collocabili in una o in un’altra corrente musicale. I teorici delle etichette, complottisti per natura, hanno particolare, morbosa attitudine nell’attribuire qualsivoglia corrente a questo o a quell’altro autore, a questo o a quell’altro disco. Posso capire alcune difficoltà di “piazzamento” in tempo reale, ma sono anche straconvinto dell’estrema facilità e leggerezza con la quale le etichette vengono sparate a posteriori. Hammill ha avuto dalla natura un dono immenso: la capacità di cantare qualsiasi cosa nel modo più splendido immaginabile, questa sua versatilità lo ha reso bersaglio di ogni possibile etichetta, dal progressive al punk, dal cantautore allo psichedelico sognatore, dall’avanguardista sperimentatore al tenue cantore di ballate. E cribbio, se andiamo a vedere, ci sta tutto. La sua carriera monumentale degli anni ’70 ci ha dato lavori immensi, pietre miliari di ogni genere, sia con i Van Der Graaf, sia nella carriera solista. E quello spettacolare decennio, per Hammill, si conclude con questo PH7, trampolino elettrico, elettronico e visionario che gli consentirà di aprire la nuova decade con quell’altro capolavoro “A Black Box”. Come spesso accade nella sua carriera, anche questa volta si chiude in studio da solo, inizia incidere tutto il materiale scritto nelle settimane precedenti, prepara tutte le basi di chitarra, tastiere e percussioni (poche, poche) e canta su tutto. A confezionare il lavoro chiama solo David Jackson per le parti di sax e flauto in tre brani e Graham Smith per i violini di quattro brani. Detto così parrebbe un lavoro estremamente intimista e povero, invece la forza melodica e sperimentale del disco e, ovviamente, la voce di Hammill, lo elevano ad una ricchezza sonora davvero notevole.
Dall’epoca di “Nadir’s Big Change” 1974/1975, Hammill ci ha abituati a brani più concisi e sintetici, tornerà di tanto in tanto a qualche raro brano più lungo e a due suite, ma sono altre storie e anche PH7 mantiene la tempistica degli undici brani che lo compongono, nell’arco di qualche minuto ciascuno. Inoltre, in quegli anni si fa predominante la necessità di un brano trainante, un 45 giri da sbattere in classifica e possibilmente farne un video. L’etichetta chiede a gran voce e forza la mano di Hammill che fa quel che può e tira fuori “Careering”, non è quello che sperava, ma riesce a portare l’autore a Top of the Pops e trasmissioni analoghe in Europa, come Discoring in Italia. Un excursus dei brani obbliga a sottolineare le tinte pastello dell’acustica opener “My Favourite” che scorre breve e con una fluidità melodica davvero mirabile. “Mirror Images” è uno dei brani più importanti del disco e, forse dell'intera carriera solista di Hammill, già presentato live in occasione del temporaneo epitaffio dei Van Der Graaf, quello splendido, essenziale ed unico “Vital” del 1977, dotato di un testo intimista, profondo e una melodia struggente. “Not For Keith” è una commossa e toccante dedica all’appena scomparso Keith Ellis, bassista del disco d’esordio dei VDGG “The Aerosol Grey Machine”. Più sul versante sperimentale, con inserimento di effetti elettronici, si dipanano il finale di “Imperial Walls” e l’avvio di “Mr X (Gets Tense)”. Più ricca e articolata è invece "The Old School Tie”. Un tocco di cupa malinconia attanaglia l’ascoltatore ancora in “Time For a Change”, unico brano del disco e tra le pochissime tracce in carriera non scritte direttamente da Hammill, comunque un brano dalla vocalità da brividi.
Come in ogni disco hammilliano non c’è sterile amministrazione del talento e fredda applicazione del copione dettato dalla sola bravura. Hammill non dimentica mai di tenersi stretto a quella linea che fa parlare la coscienza e l’emozione. E io lo amo.
Sioulette p.a.p.

Questa DeRecensione di pH7 è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/peter-hammill/ph7/recensione

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Commenti (Quindici)

De...Marga...
Opera: | Recensione: |
Sai già che io ed il progressive siamo distanti anni luce; e la distanza credo rimarrà tale. Ma è indubbio il piacere di ritrovare un tuo scritto dopo tanto tempo; e si vede che ami Peter. Lo si deduce da ogni singola riga della recensione. A volte ritornano i grandi "vecchi" di Debaser!

TheJargonKing: grazie del passaggio e dell'apprezzamento. Il disco, contiene poco, poco progressive, l'ho inserito nei DeGeneri più per pratica che per grammatica :))
hjhhjij: DeMa qui di progressive c'è una mazza, più post-punk e newwave nella personale visione Hammiliana. E, a dire il vero Jargon, potevi anche metterla "New Wave" tra i generi, che 'sto Hammill qui anche quello faceva.
De...Marga...: Jargon ti faccio qui i complimenti per i tuoi quattordicimila supporti fonografici!! Ma sono tutti in vinile? I miei cinquemila sembrano una bazzecola al confronto.
TheJargonKing: Sono circa 9mila vinili il resto CD e audiocassette, ma conta che ho ereditato una buona porzione di classica da mia madre e jazz da mio padre, non è tutta farina del mio sacco :))
De...Marga...: Che meraviglia...Ti verrei a trovare subitamente.
hjhhjij: Per dirti DeMa, l'anno dopo questo disco Hammill partecipò ad un live insieme agli Stranglers, con moltissimi altri ospiti (tipo Fripp, o Wilko Johnson).
algol
Opera: | Recensione: |
scorrevole, autorevole, sintetica.

TheJargonKing: Grazie!
SalvaDM
Opera: | Recensione: |
Questo è quello che amo di meno del periodo d'oro di Hammill. I miei preferiti Over, the Silent e and Close As This.

TheJargonKing: Be', hai citato tre picchi assoluti
pippo 70
Opera: | Recensione: |
Album ottimo. Complimenti per l'altrettanto, ottima, recensione.


TheJargonKing: Grazie per l'apprezzamento :-))
hjhhjij
Opera: | Recensione: |
Mi annoio da solo quando faccio i complimenti ad Hammill ormai.

mrbluesky
Opera: | Recensione: |
IlConte
Opera: | Recensione: |
Bella, bella e ancora bella. Conosco poco di lui ma lo riconosco un grandissimo. @[Pinhead] thank!

luludia
Opera: | Recensione: |
Onestamente mi aspettavo qualcosa di piu' personale, qualche emozione in piu'...il disco e' un capolavoro...

TheJargonKing: hai ragione, ero partito per fare una cosa emotiva, poi sono finito nel serioso. Erano due anni che era lì posteggiata. Ieri mi ricapitata in mano e l'ho mandata di getto, pensando: "Adesso o mai più".
luludia: E' comunque una buona recensione...
templare
Opera: | Recensione: |
Per me, di Hammill non si butta via niente! Battuta a parte (anche bruttina, vero?) il rispetto che porto per Peter (soprattutto questo, non "l'altro") era ed è immenso. Il Generatore, assieme al corte del Re Cremisi, sono stati la mia colonna sonora. E lo sono tutt'ora. Il disco è veramente bello. Tra l'altro proprio due giorni fa mi riascoltavo VITAL (in vinile, of course) che acquistai all'epoca della sua uscita: mamma mia!!!!!!!! Averne di cantanti e poeti così......

TheJargonKing
Opera: | Recensione: |
quanto sono d'accordo con te

lector
Opera: | Recensione: |
Nutro per Hammill un complesso sentimento di amore-odio. E' stato il primo autore di cui ho provato a seguire tutta la carriera, sono stato un completista fino a "The Margin" (grande live); poi ho mollato. Troppi dischi, troppo altalenante la qualità. Poi ho avuto una sorta di rigetto. Soprattutto dopo averlo visto dal vivo in una pessima performance (ne ha fatte, purtroppo!). Oggi lo sto rivalutando, alcuni degli ultimi lavori sono davvero interessanti. Bella recensione.

CosmicJocker
Opera: | Recensione: |
Eppure a me ne vengono in mente almeno 4 che preferisco nella carriera solista del buon Hammill..

hjhhjij: A me anche 5 o 6 :-)
CosmicJocker: Hammill è una tua debolezza, vero?!..;)
hjhhjij: Direi di si :D
Battlegods
Opera: | Recensione: |
Immaginiamo di vivere in quell'anno e di imbatterci in "Ph7": effetto a dir poco sorprendente. "Careering" sembra una jam con i primi Tuxedomoon, una sarabanda dub post punk. E il "classico" Hammill dove è? In "Mirror Images".

hjhhjij: Già davvero sorprendente. Ma pensa un fan di Hammill che ascolta "The Future Now" nel 1978...
TheJargonKing: Io lo seguo in tempo reale proprio da quel periodo: l'impatto con Future Now fu assai devastante, quasi quanto (per altri aspetti) Abacab dei Genesis o successivamente per Let's Dance di Bowie. Invece Ph7, Black Box e Sitting Targets mi entrarono bene da subito.
Battlegods: Chissà quanti si fecero crescere la mezza barba come la cover ahah
score_angel
Opera: | Recensione: |
Mi notificano la tua presenza in home page, come non passare? Per come vedo io le recensioni bastavano le ultime tre righe ahahahahaha :)))

TheJargonKing: me ne ricordo un paio, sai davvero sintetizzare :))
bluesboy94
Opera: | Recensione: |
Non mi esalta come altri suoi dischi solisti di quel decennio (tipo "Over", "The Silent Corner..." o "In Camera"), ma anchi qui è tutto arrosto e niente fumo.

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

Il tuo voto alla recensione:
Il tuo voto all’opera: